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Una mala jurnata per Portanova

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È una strana estate a Siracusa quell’anno, il 1964, è metà giugno e sedici gradi sono davvero troppo pochi da quelle parti. “Una settimana dopo, Siracusa era una pozzanghera di sudore”. Anche se in procinto di prendersi le ferie e raggiungere sua moglie Carla a Catania (dove sta assistendo sua madre in fin di vita), il commissario Paolo Portanova, al solito, è preda di mille pensieri che si rincorrono e si confondono e che lo rendono sempre malinconico, come in balia di uno sconforto che il mezzo toscano e il bianco gelato attenuano appena. Pare proprio una mala jurnata e non è nemmeno cominciata quella catena di eventi che avrebbe reso i giorni a venire ancora più pesanti. Tutto comincia quando alla Marina, quella sera, viene ripescato il cadavere di un ventenne malmenato e strangolato; presto si conoscerà anche il suo nome, Sebastiano Spicuglia, figlio di un cordaro conosciuto nella zona, a sua volta misteriosamente irreperibile. Il commissario Portanova viene prelevato dal Teatro Greco dove avrebbe dovuto assistere alla rappresentazione della Medea di Euripide. L’atmosfera tragica pare portarsela dietro fino al luogo del ritrovamento e continua  sentirsela addosso ancora dopo, e così sarà nei giorni a venire, quando le indagini intorno a quell’inspiegabile omicidio sveleranno segreti e rancori capaci di attraversare il tempo e il mare…\r\nDopo il suo esordio nel 2013 con il primo romanzo che ha per protagonista il commissario Paolo Portanova, Alberto Minnella, classe 1985, torna a raccontare una indagine e, insieme, un piccolo spaccato di vita della sua creatura letteraria. La storia ha un impianto da noir classico benché anomalo nella struttura che, ad una trama lineare, affianca un interesse incentrato in maniera particolare sui luoghi e sulla lingua. È spesso il vento, il Mezzogiorno che soffia caldo nelle strade di Ortigia o sul mare, a sottolineare il carattere del personaggio, una specie di Maigret malinconico con il sigaro al posto della pipa, o un Chandler all’italiana incrociato con il collega corregionale  Montalbano, e tuttavia profondamente diverso da lui perché assai più silenzioso e riflessivo e meno ironico, o forse caratterizzato da una ironia diversa, più sottile e sommessa, in certo modo più “nera”. È forse una malinconia connaturata alla stessa terra siciliana, tutta fatta di un insofferente e pure stretto legame tra l’isola e suoi abitanti. “Ortigia aveva il meraviglioso profumo della malinconia delle cose passate. Profumava del mio ragionare dritto, di Carla che m’aspettava a casa, del mio amore e odio per quella città”. E quanto la Sicilia sia protagonista almeno quanto il commissario un po’ demodé lo dimostra l’attenzione alla lingua, tesa a mixare i dialetti isolani (come specificato in nota dall’autore), quasi a renderla un omaggio alla Sicilia intera e non ad una sola città in particolare. Una operazione certamente diversa , eppure allo stesso modo sdoganata da Andrea Camilleri che ne ha fatto una caratteristica della sua scrittura. Curata è anche l’ambientazione, attenta a particolari come la musica ascoltata o le marche di alcuni prodotti utilizzati dai personaggi. In questo romanzo, che rispetto al precedente ha modificato la narrazione dalla terza alla prima persona, Minnella ha cercato di definire ancora meglio la personalità del suo personaggio attraverso i suoi pensieri, oltre che attraverso le sue parole, eppure ancora lascia intuire margini di miglioramento per questa creatura che va acquistando maturità e spessore col passare del tempo. La soluzione del caso tutto sommato imprevedibile, alla quale il lettore giunge con il fiato sospeso, è seguita da un finale aperto che prelude ad una terza storia che, a detta dell’autore, chiuderà la trilogia ambientata a Siracusa nel 1964. Non ci resta che aspettare, quindi, per scoprire come si concluderà il 1964 per il commissario Paolo Portanova.\r\n\r\nUna mala jurnata per Portanova\r\nAlberto Minnella\r\nRomanzo Noir\r\nFratelli Frilli Editori\r\n2015\r\n\r\n \r\n\r\nRecensione di: Alessandra Farinola

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