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Intervista a Marika Vecchiattini, la signora dei profumi…

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Marika Vecchiattini (che il prossimo 12 marzo terrà un workshop inerente la creazione di un proprio profumo personale a Roma presso Campomarzio 70 – per informazioni ikebanainternationalrome@gmail.com ) è una rinomata esperta di profumi e tiene un preziosissimo blog informativo (http://bergamottoebenzoino.blogspot.it/) oltre a collaborare con importanti esponenti del settore tiene percorsi olfattivi, conferenze ed ha all’attivo un importante libro sul mondo del profumo.\r\n\r\nQuando e perché Marika Vecchiattini si avvicina al mondo dei profumi?\r\nMi ci avvicinai che ero una bambina, avevo intorno ai dieci anni. Ricordo che tormentavo mia madre tutta la settimana per essere sicura che il sabato pomeriggio mi portasse ai grandi magazzini, dove mi aggiravo indisturbata nell’area “profumeria” e annusavo tutti i profumi che volevo. Ero una bambina e nessuno faceva caso a me, quindi ci passavo le ore!\r\n\r\n \r\n\r\n Il tuo percorso di “studio”?\r\nHo iniziato a studiare con Maria Grazia Fornasier di Mouillettes&Co, qui in Italia, e poi ho proseguito in Francia con i corsi estivi del GIP (Grasse Institute of Perfumery). Ho letto decine di libri in inglese e soprattutto in francese, una lingua che non conoscevo e che negli anni ho imparato a comprendere proprio grazie alla mia passione per il profumo.\r\n\r\nFin dall’antichità i profumi son stati legati alla sfera sacra e al benessere personale, come si è evoluto il profumo nei secoli?\r\nIl profumo nasce proprio come unione tra il divino e l’umano, un’unione che avveniva “per fumum”, ovvero “attraverso il fumo” di legni e resine appositamente bruciate. In certi popoli le fragranze hanno poi preso anche valenze legate all’estetica e al benessere personale (basti pensare alle terme dove gli antichi romani trascorrevano molto tempo, tra vapori fragranti e massaggi con olii profumati). Fino al Medioevo i profumi erano legati alle funzioni curative delle piante, e quindi decotti, pomate, palline, sciroppi, saponi e quant’altro venivano usati più che per il  loro buon odore, per le loro funzioni igienico-curative. L’Inquisizione mandò al rogo buona parte delle persone che sapevano come usare le piante per confezionare questi rimedi utili a\r\ncurare le malattie e i disturbi più comuni, e questo sapere  antico venne trasferito, parzialmente, nelle Abbazie e nelle vecchie pievi di campagna. Lì venivano coltivate, nei “giardini dei semplici”, le piante da cui si ricavava nutrimento e qualche medicinale.\r\nI profumi ebbero per secoli una diffusione limitata -dato il loro costo proibitivo- riservata a nobili e mercanti. Ci vollero centinaia di anni e molte invenzioni tecniche (dagli alambicchi allo spray, per fare due esempi)  per rendere fruibile a molti la gioia della profumeria. Con la produzione industriale – e siamo già nell”800-  del vetro e degli olii essenziali, anche il profumo divenne finalmente un fenomeno di massa.\r\n\r\nProfumi naturali e di sintesi. Su questo argomento credo ci sia un poco di confusione e disinformazione. Cosa sono le molecole di sintesi? Danno un profumo scadente, come spesso si legge, rispetto ai profumi “naturali”?\r\nLe molecole sintetiche sono prodotte in laboratorio invece che su una pianta.  Il loro odore può somigliare all’odore di qualcosa che esiste, oppure può essere un odore nuovo, astratto, sconosciuto e quindi interessante. O ancora, possono avere un odore lievissimo, ed essere usate quindi per gli effetti di luce, durata o dinamismo che offrono ad una composizione. Alcune costano pochissimo, altre costano molto.  Quindi “sintetico” può voler dire molte cose diverse, e non tutte negative. Se in una fragranza uso ad esempio una rosa sinteticamente ottenuta in laboratorio invece di una naturale avrò un risultato olfattivo diverso, ma non sarà buono o cattivo di per sé, lo sarà in base allo scopo che mi ero prefisso. L’utilizzo di materie prime naturali non garantisce a priori che la fragranza finale sia bella, interessante, indossabile. Profumi che contengono soprattutto materie prime naturali possono essere banali, confusi, o\r\ntroppo roboanti e non dire nulla di preciso, e per fortuna di profumi costituiti di naturale soltanto non ce ne sono più (probabilmente, il nostro naso moderno non li troverebbe nemmeno così interessanti). Altri profumi perlopiù sintetici, magari risultano ricchi di sfumature e delicatezza.  Un bel connubio tra natura e sintesi sarebbe l’optimum capace di garantire alla fragranza durata, stabilità e originalità, ma non tutti i compositori sono così bravi da saperlo costruire.\r\n\r\nIl nome del tuo blog (Bergamotto e Benzoino) è legato ai profumi che preferisci? Cosa ti ha spinto ad aprirlo?\r\n\r\nSì, il bergamotto e il benzoino sono due note che amo molto, e fanno parte del profumo che, per me, è il più bello e perfetto che abbia mai annusato, ovvero “Apres l’Ondèe” di Guerlain.\r\nHo aperto il mio blog nel 2007 perchè desideravo incontrare altre persone che  amassero i profumi quanto me. Non sapevo se ce n’erano molte o poche, o affatto, ma se c’erano volevo parlarci, confrontarmi, imparare da loro tutto quello che sapevano. Allora scrivere di profumi non era una cosa così diffusa, e per chi volesse istruirsi esisteva qualche sito internazionale, pochi forum -qui in Italia c’era Adjiumi, che dopo tanti anni è ancora saldamente al suo posto- ma non c’erano blog specifici di approfondimento. Così ho deciso di aprirlo io, e in questi anni ho imparato senz’altro più io dai miei lettori che loro da me. Il prossimo anno festeggeremo i dieci anni di attività!\r\n\r\nUna persona come fa a scegliere un profumo? Addosso a noi lo percepiamo come lo sentono anche gli altri?\r\nL’importante è indossarlo prima, perché acquistarlo senza averlo indossato è molto rischioso. Indossarlo significa permettergli di vivere con noi per un po’, di respirare su di noi; solo così possiamo capire se la sua voce si sintonizza con la nostra, oppure se va per conto suo. Magari sulla nostra migliore amica è un profumo paradisiaco, ma sulla nostra pelle si altera e diventa insopportabile.  E’ normale! Ogni profumo ha una voce propria, e non è detto che sappia intonarsi a quella di chiunque lo indossi. Per questo è necessario indossarlo almeno un’ora, prima di sceglierlo! Addosso a noi lo percepiamo esattamente come lo percepiscono tutti gli altri, visto che l’olfatto è un senso oggettivo, come gli altri sensi. Per esemplificare, il colore\r\nrosso è rosso per tutti coloro che lo vedono, e il suono di un do è un do per tutti coloro che lo ascoltano (salvo, ovviamente, per chi ha delle patologie specifiche o ha i sensi parzialmente impediti). Non siete convinti? Allora pensate all’odore di escrementi: avete mai trovato qualcuno che annusandoli dica “…Ma che buon profumino di rose!”?\r\n\r\nCome mai alcuni profumi ci piacciono ed altri no? Un gusto personale? Associazioni a livello inconscio? Chimica della pelle?\r\nIl nostro gusto personale è importantissimo, nella scelta di una fragranza perché se\r\nabbiamo associato ad un certo odore un’emozione spiacevole, difficilmente lo ameremo. Per spiegare: se la prima volta che abbiamo percepito odore di aghi di pino si trattava di un detergente ospedaliero, avevamo sei anni e stavamo andando a visitare la nonna malata, forse non ameremo mai quell’odore, e fuggiremo dai tutti i profumi che lo contengono. Magari lo stesso odore al nostro vicino di casa ricorda la baita in montagna, e quindi lo amerà follia!\r\nAnche la questione culturale ha la sua importanza: per noi italiani ad esempio è normale amare l’odore del talco, perché ci ricorda le coccole dell’infanzia; agli spagnoli piace il fiordarancio per lo stesso motivo e agli inglesi, la lavanda. Ma se la mia zia cattiva indossava un profumo al borotalco, e io ho associato il profumo a lei, allora per me quella fragranza rimarrà sempre off limits. Il mix di gusti personali e preferenze culturali compone il gusto dell’individuo, che viene adattato e modificato crescendo, provando nuovi odori ed affinando il gusto tramite esperienze personali, viaggi, interessi specifici…\r\n\r\nSe ci si volesse avvicinare al mondo dei profumi, quali passi, o testi consiglieresti?\r\nSul mio blog c’è, nella colonna a destra, una bibliografia in più lingue. In Italiano, purtroppo, non c’è molto da leggere… Il mio libro (Il Linguaggio segreto del profumo, ed Castelvecchi) potrebbe essere una buona base di partenza: ho scritto esattamente  il libro che avrei voluto leggere io quando mi avvicinavo alla profumeria con la fame dell’appassionato, ma senza basi tecniche, e non sapevo da che parte dirigermi per approfondire!\r\nVolevo offrire un’idea di cosa sia la profumeria, come si sia evoluta e soprattutto di quali siano i parametri su cui basare la valutazione estetica di un profumo (durata, intensità, struttura compositiva ecc). Poi, è necessario studiare sul campo, con corsi specializzati offerti da persone qualificate, in grado di regolarizzare il lessico tecnico, togliere errori concettuali e fare piazza pulita di tutte quelle informazioni errate che ogni tanto rimbalzano in rete e che vengono ripetute senza verificare.\r\n\r\nIn che direzione evolutiva sta andando il mondo dei profumi?\r\nOggi qualsiasi cosa è “on demand”! Ognuno di noi vuol sentirsi libero di scegliere tra tante opzioni diverse e desidera che beni e servizi vengano ritagliati sulle sue necessità uniche e personali. Anche in profumeria, dopo l’avvento della profumeria “di massa”, con moltissimi marchi distribuiti nella grande distribuzione (dagli anni ’70 in poi), si è assistito alla ricerca del particolare, dell’insolito, dell’artistico, con la creazione del settore “di nicchia” (dagli anni ’90). Oggi, a seguito della grande diffusione di tv, banche, servizi e prodotti “on demand”, c’è una richiesta sempre maggiore di profumi “unici ed esclusivi”, composti su misura  a partire dalle\r\ninclinazioni e dai gusti del committente. Esattamente come accadeva nelle raffinate corti italiane del Rinascimento!\r\n\r\n \r\n\r\nIntervista di: Luca Ramacciotti

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