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Conosciamo meglio Daria Bignardi

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Lei é Daria Bignardi, il nuovo libro è Santa degli impossibili  edito da Mondadori nel mezzo scrittura, famiglia, incontri, lettura, vita… Noi l’abbiamo incontrata, ecco cosa ci ha raccontato ;)\r\n\r\n \r\n\r\nIn che modo e misura i nuclei narrativi esistenti si sono evoluti e trasformati per diventare romanzo?\r\nUn po’per volta, negli ultimi cinque anni. All’inizio la storia si svolgeva solo a Milano, la protagonista era una donna che stava per compiere quarant’anni. Allora non aveva un nome. Poi ho aggiunto il racconto, dal punto di vista del marito Paolo, della loro prima vacanza insieme, a Ventotene. E alla fine la figura di santa Rita, che irrompe nella storia come simbolo della potenza femminile e per me da un senso a tutta la vicenda.\r\n\r\nCosa ti fa decidere di raccontare una storia piuttosto che un’altra?\r\nL’ispirazione, il caso.\r\n\r\nSe hai visto la luce anche solo una volta te la ricordi per sempre’ quanto un’esperienza ‘mistico-estatica’ può o dovrebbe condizionare la vita?\r\nNel caso di Mila, la protagonista, la sua esperienza estatica corrisponde a un momento, anzi più d’uno, di comunione con la natura. Le emozioni che viviamo da piccoli, legate alla natura o ad altre esperienze, ce le ricordiamo per sempre.\r\n\r\n In un mondo veloce che esige risultati e che sembra metterti sempre fretta come recuperare il contatto con la propria parte più spirituale?\r\nNutrendo l’anima col silenzio, la musica, i libri, una passeggiata, le cose che ci piacciono e ci fanno stare con noi stessi.\r\n\r\nQuanto abiti le storie che scrivi?\r\nTotalmente.\r\n\r\nIn molti hanno pensata a questo tuo romanzo come una sorta di agiografia… Ma Santa Rita in che modo è scivolata tra le pagine?\r\nNon direi proprio, anzi. La mia lettura dell’agiografia di santa Rita ( quasi tutte le vite dei santi sono agiografie, la verità storica è difficile da accertare) è abbastanza birichina, perdona il termine antico, ma lo uso per rispetto.\r\n\r\n \r\n\r\nIntervista di: Elena Torre

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