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Legambiente su sisma Aquila, sequestro area in Aeroporto dei Parchi

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Legambiente: “Il futuro de L’Aquila passa anche dallo scioglimento del nodo macerie. Bisogna aprire un confronto pubblico e trasparente per individuare le soluzioni,\r\ninformare i cittadini e dar avvio ad una nuova filiera economica basata sul riciclo delle macerie”\r\n\r\n \r\n\r\n \r\n\r\nLarga parte delle macerie prodotte dal sisma del 2009, a L’Aquila e nei comuni del cratere, oggi è ancora lì: se nella zona rossa della città sono state rimosse dalle strade, ci sono ancora tutte quelle crollate all’interno dei palazzi e dei cortili. E sono ancora lì anche quelle dei piccoli centri. Ed è rimasto lettera morta l’appello lanciato da Legambiente, a pochi mesi dal sisma, per la creazione di una “exit strategy” basata prevalentemente sulla filiera virtuosa del riciclo degli inerti. Ora scopriamo, senza particolare stupore, che imprenditori senza scrupoli avrebbero messo in piedi un traffico illecito di macerie smaltite nell’area dell’aeroporto di Preturo. È evidente che la responsabilità è anche di quanti non hanno voluto farsi carico di trovare una soluzione tempestiva e trasparente al “problema macerie”.\r\n\r\n \r\n\r\nCome abbiamo sostenuto nel dossier  “Macerie, anno zero”, realizzato a 18 mesi dal terremoto in Abruzzo, con una decina di impianti di vagliatura e riciclo, in due anni tutti gli inerti derivanti dalle macerie del capoluogo sarebbero stati trattati e riutilizzati negli appalti pubblici e per la stessa ricostruzione, evitando così il ricorso a nuove cave. Perché non è stata seguita questa strada? I fatti dimostrano che hanno prevalso altre logiche, a vantaggio di imprese tutt’altro che virtuose e a discapito di chi propone progetti e tecnologie ecocompatibili e utili a rilanciare su nuove basi l’economia locale. Sono inoltre tante le domande ancora aperte in relazione al trattamento delle macerie. Che fine ha fatto, ad esempio, l’intento dichiarato dalla Regione Abruzzo di riciclare l’80% del materiale derivante dalla demolizione controllata degli edifici? Com’è possibile che ancora oggi, a quanto ci risulta, l’unico sito di conferimento sia la ex cava Teges a Pontiglione, già praticamente saturo alla fine del 2010? Perché, infine, le macerie sono ancora quasi tutte dove le ha lasciate il terremoto del 6 aprile 2009? E quelle prodotte dalle demolizioni degli edifici moderni dove vengono portate?\r\n\r\n \r\n\r\n“Si può ancora rispondere a queste domande e all’emergenza – dichiara Rossella Muroni, direttrice generale di Legambiente – E questa risposta è il punto di ripartenza per il riscatto delle popolazioni coinvolte dal terremoto. Perché il loro futuro passa anche dallo scioglimento del nodo macerie. Bisogna aprire un confronto pubblico e trasparente per individuare le soluzioni e informare i cittadini. È ancora possibile far nascere a L’Aquila e nei Comuni del cratere una nuova filiera economica basata sul riciclo delle macerie. L’inerzia che purtroppo ha caratterizzato l’iter della ricostruzione in Abruzzo ci consente di dire che oggi non è troppo tardi per farlo”.\r\n\r\n \r\n\r\n \r\n\r\nFonte: L’ufficio stampa di Legambiente

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