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Controlli delle guardie del Parco, sanzioni nelle situazioni più gravi di violazione delle regole

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Il Presidente dell’Ente Parco Migliarino San Rossore Massaciuccoli, Fabrizio Manfredi, interviene per precisare le notizie di stampa relative alle sanzioni comminate ai gestori dei locali sulla Marine di Levante a Viareggio e di Torre del Lago nel corso della stagione estiva.\r\n\r\n«Le verifiche che sono state effettuate dal servizio di vigilanza dell’Ente Parco nel corso delle ultime settimane rientrano tra le normali attività di controllo che le guardie del Parco hanno condotto su tutta la fascia costiera dell’area protetta, dal Porto di Viareggio al Calambrone, senza quindi alcun atteggiamento pregiudiziale nei confronti degli imprenditori versiliesi, riscontrando numerose irregolarità nella gestione delle attività di intrattenimento.\r\nTali controlli, che includono accertamenti circa l’osservanza da parte degli operatori economici delle regole stabilite dal Regolamento d’uso del Parco, che è in vigore dal 2008, fanno dunque parte dell’ordinaria amministrazione che le guardie svolgono in modo del tutto indipendente rispetto agli organi politici, giacché si tratta di un corpo di vigilanza che deve giustamente avere, per legge, una sua sostanziale autonomia.\r\nÈ inoltre utile precisare che i verbali elevati e le sanzioni comminate riguardano i casi più eclatanti, in cui la palese difformità dalle regole da parte dei gestori dei locali è peraltro comprovata da filmati, e che le attività delle guardie non hanno natura persecutoria o vessatoria nei confronti di singoli imprenditori in quanto tali, ma assolvono allo svolgimento delle funzioni che competono ad un corpo di vigilanza di un’area protetta come il nostro Parco.\r\nI comportamenti che sono stati sanzionati dalle guardie del Parco possono definirsi a buon diritto “abnormi” rispetto a ciò che è consentito non solo dal Regolamento d’uso del Parco, ma anche dalle norme comunali, e non possono certamente rientrare tra le ordinarie attività autorizzate dalle leggi e dai piani di gestione dell’area protetta, e svolte dai locali.\r\nPeraltro, è bene rammentare che l’apertura di pubblici esercizi in un contesto di tale pregio, che è anche uno dei loro principali elementi di attrattiva, è stata possibile in passato solo grazie alle definizione di destinazioni d’uso ben precise: le attività che vengono svolte dagli imprenditori al di fuori delle regole, e che non sarebbero consentite neppure in un centro urbano, non possono quindi essere lasciate all’anarchia. Chi trae giovamento dalla posizione del proprio locale, dovrebbe anche essere in grado di operare in armonia con l’ambiente naturale che lo circonda: non siamo in mezzo al deserto o in un’area industriale, ma in un’area che dev’essere tutelata. Chi si ritenesse perseguito in modo infondato, potrà ovviamente ricorrere agli organi di giustizia amministrativa e dimostrare l’infondatezza dei riscontri effettuati.»\r\n\r\nFonte: Enrico Lippi

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