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Conosciamo meglio MalaSoma

Da poco è uscito “E ci pensi mai” il primo singolo di MalaSoma giovane talentuoso a cui abbiamo rivolto qualche domanda.

Risposte Interviste1. Il tuo singolo d’esordio si intitola “Ci pensi mai”. Una domanda aperta che sembra rivolta sia a te stesso che a chi ascolta. Qual è stato l’interruttore interiore che ti ha spinto a trasformare questa riflessione in un brano hip hop?

“Ci pensi mai” nasce proprio da una sensazione di accumulo. A un certo punto mi sono reso conto che passiamo tantissimo tempo distratti, pieni di stimoli, di cose da fare, da guardare, da inseguire, però spesso senza fermarci davvero a chiederci cosa stiamo vivendo. La domanda del titolo è rivolta agli altri, ma prima di tutto è rivolta a me stesso.

L’interruttore è stato il bisogno di dare forma a questa confusione. Io scrivo quando sento che certe cose, se restano solo nella testa, diventano troppo pesanti. Il rap, per me, è stato il modo più diretto per mettere insieme pensiero, ritmo e urgenza. Non volevo fare un brano che desse risposte, ma uno che aprisse una domanda: ci pensi mai a quanto spesso guardiamo fuori da noi pur di non guardarci dentro?

2. Nel testo affronti il senso di smarrimento e il vuoto della società contemporanea, descrivendo un mondo schiacciato da distrazioni continue e modelli imposti. In che modo la musica ti aiuta a difenderti da questa omologazione e a mantenere la tua autenticità?

La musica mi aiuta perché è uno dei pochi spazi in cui riesco a essere davvero sincero. Nella vita quotidiana spesso tendiamo ad adattarci, a dire le cose nel modo giusto, a mostrarci in un certo modo. Quando scrivo, invece, provo a togliere queste maschere e a mettere sul foglio anche le parti più scomode.

Per me l’autenticità non significa avere sempre le idee chiare, anzi. A volte significa ammettere di essere confusi, fragili, arrabbiati, contraddittori. La musica mi permette di non reprimere tutto questo e di trasformarlo in qualcosa che abbia un senso. In un contesto dove sembra che tutti debbano correre, apparire e funzionare, scrivere diventa un modo per fermarmi e ricordarmi chi sono, o almeno provare a capirlo.

3. “Ci pensi mai” si muove costantemente su un doppio binario emotivo, oscillando tra la rabbia e la malinconia. Come sei riuscito a trovare un equilibrio tra queste due componenti così forti durante la composizione del pezzo insieme al produttore Rio Flo?

Credo che rabbia e malinconia, nel mio modo di scrivere, siano spesso legate. La rabbia nasce anche da una forma di malinconia, da qualcosa che manca, da qualcosa che non torna. In “Ci pensi mai” volevo mantenere entrambe le cose: da una parte l’urgenza, la voglia di rompere certi schemi; dall’altra una parte più intima, quasi sospesa.

Con Rio Flo abbiamo lavorato proprio su questo equilibrio. La produzione non doveva essere solo aggressiva o solo malinconica, ma doveva lasciare spazio alle parole e allo stesso tempo sostenere quella tensione interna.

4. Nella presentazione del brano dichiari che scrivere ti serve a trovare uno spazio vero, lontano dal rumore e dalle maschere. Pensi che il rap oggi abbia in parte perso questa funzione di indagine personale per inseguire dinamiche più commerciali?

Penso che il rap sia stato tante cose diverse, quindi non mi piace generalizzare troppo. È normale che oggi ci siano anche dinamiche commerciali forti, perché la musica vive dentro un sistema fatto di numeri, piattaforme, mode e velocità. Però credo che ci sia ancora spazio per chi usa il rap come strumento di ricerca personale.

Forse il rischio è che a volte si perda profondità per inseguire solo l’impatto immediato. Io non penso che una cosa debba essere per forza “pesante” per essere vera, però credo che serva onestà. Il rap, quando è sincero, può ancora essere uno dei linguaggi più potenti per raccontare quello che spesso non viene detto. A me interessa partire da lì.

5. Questo singolo rappresenta il primo tassello di un’identità artistica in costruzione. Quali sono gli aspetti della tua visione sonora e autoriale che intendi esplorare e consolidare nei prossimi mesi?

“Ci pensi mai” è il primo passo di un percorso che per me è appena iniziato. Non voglio chiudere MalaSoma dentro un genere troppo preciso, perché mi interessa muovermi tra rap, e cantato, mantenendo però sempre al centro la scrittura e quello che ho davvero bisogno di dire.

Nei prossimi brani vorrei continuare a lavorare su questa direzione: testi personali, immagini forti, una parte emotiva riconoscibile e un suono che possa arrivare anche in modo più diretto. Mi interessa che ogni pezzo aggiunga qualcosa all’identità del progetto, senza ripetere semplicemente la stessa formula.

In questo momento sto già lavorando a nuova musica: l’obiettivo è pubblicare almeno un altro brano entro settembre e iniziare a portare MalaSoma anche dal vivo. Per me sarà un passaggio importante, perché il progetto non deve restare solo una prima uscita discografica, ma diventare un percorso reale, fatto di nuove canzoni, presenza e confronto con le persone.

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