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Intervista a Manuel Santini

Manuel Santini, cantautore viareggino ha da poco pubblicato il singolo L’Italia dei Mondiali brano mai come oggi attuale 😉

  1. In questo nuovo singolo utilizzi l’esclusione della Nazionale dai mondiali non come un semplice dato sportivo, ma come un vero e proprio sintomo di un declino più ampio, che unisce la discografia nazionale alla deriva antropologica dei social network. Citando il tuo testo: «Oggi i 2/3 non sa una parola, però poi commenta col suffisso -ista». Dal tuo punto di vista di cantautore attento all’impegno civile, come si è passati dal diritto di opinione alla pretesa di verità assoluta da parte dell’utente medio digitale, e in che modo la musica d’autore può ancora scuotere queste dinamiche?

Ogni giorno ci troviamo sommersi da post con notizie di cronaca o di costume sotto i quali si leggono commenti che fanno gelare il sangue. Non solo per i concetti espressi dalla maggior parte degli utenti, ma soprattutto per un italiano assente, ormai inesistente, trascurato e annullato per dar sfogo a chi si ostina a muovere le dita sulla tastiera per un sentito obbligo al commento, quando non si riesce, però, a mettere giù mezza frase con le H al posto giusto, con i pronomi e i verbi scritti correttamente. E se qualcuno lo fa notare viene ovviamente linciato dalla massa di turno. Non è possibile continuare con questo degrado, questi social ormai manifestano lo stato culturale in cui versa l’Italia e tutto ciò si riflette su diversi aspetti. È vietato correggere.

  1. L’album “Minosse” era un concept incentrato sui gironi della società moderna. “L’Italia dei mondiali” sembra l’evoluzione naturale di quel percorso, focalizzato stavolta sul cortocircuito della comunicazione contemporanea. Quali sono gli strumenti intellettuali che un artista deve possedere oggi per fare satira senza cadere nel qualunquismo o nel moralismo?

Secondo me è molto importante evitare il cliché, la frase fatta o l’abbinamento didascalico. Ovviamente il rischio è quello di realizzare qualcosa di meno immediato, ma sarà pur sempre più originale. Su tik tok per esempio se un video funziona con un copione, ci sono poi decine di utenti che rifanno la stessa gag con le stesse battute pensando di essere divertenti. Invece non fanno ridere nessuno proprio perché peccano di “presunzione social” . La satira è un’arma innocua che può essere sfruttata per mettere al centro dell’attenzione un tema che fra migliaia di post, reel e storie viene ignorato.

  1. Hai sottolineato l’esigenza che questo brano venga accolto con uno “spessore” diverso, sia per il testo che per le variazioni musicali, definendo il rischio che venga scambiato per un semplice divertissement. Perché l’industria culturale odierna fatica così tanto a riconoscere la complessità dietro alla forma ironica?

Perché già la politica tenta di ammaestrare il prossimo indicando cosa è giusto e cosa non lo è. La figura degli artisti è da sempre ritenuta di serie D, perché l’arte non va pagata secondo il ragionamento di certe mentalità ristrette. Un comico, quindi, è un attore minore di chi, invece, fa il Macbeth, un pittore non può vivere di arte perché nessuno ritiene “lavoro” quello che fa. Quindi anche una canzoncina divertente potrebbe essere snobata o criticata (le famose “Tre parole” di Valeria Rossi che hanno fatto il buono e il cattivo gioco) solo perché non è un lento o una canzone impegnata. Un film horror è già declassato per il suo genere, quando film come “Profondo rosso” o “La casa” hanno fatto la storia del cinema. Torna tutto al concetto di cliché e di didascalico. Se il pubblico nota lo sforzo creativo, i risultati si vedono.

  1. La critica che muovi ai milioni investiti nel calcio e, parallelamente, alla scarsa qualità della proposta discografica italiana evidenzia un problema di valori di sistema. Il rock ha ancora la forza strutturale per essere una lente d’ingrandimento sociologica o è rimasto l’ultimo baluardo di una resistenza puramente nostalgica?

L’esclusione dell’Italia dai mondiali mi ha fatto proprio riflettere su questo “sistema” creato alla rovescia. Milioni di stipendio a calciatori che poi per 3 edizioni consecutive non riescono a passare le qualificazioni. Governi che tagliano i fondi alla, sanità e all’istruzione per investirli sugli armamenti o su inutili automazioni. Mi sembra, ormai, un paese alla deriva, uno stivale alla rovescia dove ognuno è libero di fare quello che vuole, ogni gesto o sfumatura deve essere etichettato di destra o di sinistra, come se fosse davvero questo l’obiettivo da perseguire nella vita di tutti i giorni.

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