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“Pop Rock, Jazz… e non solo” Rossella Seno

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Rossella Seno
Pura come una bestemmia
(Azzurra Music)

Carezze di poesia, sferze d’impegno vero (ossia non omologato) e intelligenza di contenuti necessari: sono questi gli ingredienti del magnifico album con cui la cantattrice di Venezia Rossella Seno torna ai dischi, dando seguito a un percorso di coraggiosa qualità già passato per reinterpretazioni della grandissima Milly, incisione d’inediti di Piero Ciampi, spettacoli di Teatro Canzone dedicati anche a temi doverosi come il femminicidio.

Con “Pura come una bestemmia” Rossella Seno scuote e denuncia sin dalla copertina: una sua crocifissione volutamente provocatoria (come il titolo) ma non già contro i valori, bensì proprio contro la tristemente larga parte d’umanità che -tanto quanto i farisei evangelici- i valori bistratta e svilisce, nascondendo dietro maschere a volte persino feroci indifferenza, violenza, mancanza di rispetto per gli altri, gli animali, l’ambiente.

Insomma, a ben vedere, “Pura come una bestemmia” è la sintesi d’un grido sfaccettato -e declinato in tredici ottimi brani- lanciato in nome dei tanti, oggi forse troppi, “poveri Cristi” vittime del mondo che un giorno (scandalizzando la stessa Chiesa) Papa Luciani ebbe a citare.

Cristi laici che oggi s’incarnano, oltre che fra gli ultimi ampiamente sotto i riflettori della cronaca (gli emigranti), anche in una serie d’altre situazioni umane e non che Rossella canta magistralmente: dai cosiddetti “diversi” ai carcerati, dagli orsi tibetani torturati per danaro sino al caso specifico di Stefano Cucchi o alla figura antica di Simona Kossak, biologa che scelse di tornare alla natura e perciò venne bollata come “strega”, donna oggi forse icona dei tanti che non sanno ritrovarsi, in un mondo ipocrita e mirato solo a successo e denaro, dentro un vivere che emargina gli sfortunati quanto chi osa percorrere strade alternative o -non sia mai- avere un’etica.

Ai temi forti or ora adombrati, e ad altri consimili senza dimenticare passaggi di riflessioni quasi filosofiche e più intime, Rossella Seno dona con bravura e personalità voce e vigore: così che diventa autrice dei brani del CD (i quali non sono suoi, ma d’importanti collaboratori-poeti) proprio nella misura in cui interpretandoli evita ghirigori, retorica, facili pietismi, inutili ideologizzazioni; Rossella con la sua voce limpida e forte, ben educata al senso delle cose, sa invece bene sdoppiarsi fra sensibilità e sensualità, e se necessario anche fra elegia e rabbia, ma senza mai perdere di vista né il senso né la misura, sino a coinvolgere a più livelli l’ascoltatore.

Dal brivido dell’emozione allo scuotimento del prendere coscienza. Inoltre, giova alla sua arte la saggia scelta -pure non scontata, in un album siffatto- di lasciare a parole e voce l’impatto di base, per puntare invece sul piano musicale su una raffinatezza sonora quasi assoluta, che riecheggia tradizioni popolari, mondo teatrale e -segnatamente- l’eredità di Fabrizio De André.

“Pura come una bestemmia” ha innumerevoli passaggi salienti, a partire dall’abbrivio: una poesia di Erri De Luca sui migranti del “Mare Nostro” Mediterraneo. E nell’opera Rossella Seno passa dai passaggi strazianti, crudi, d’un testo etico interpretato con intensa e delicata classe (“Ascoltami o Signore”) al quasi stornello popolano cui dar corpo, ma mai eccessi che lo sviliscano, “Lasciatemi stare” (dedicato a un carcerato suicida dietro le sbarre).

“La ballata delle donne”, in cui Lino Rufo musica una poesia sul femminile di Sanguineti con saporosità folk, è in duetto con Mauro Ermanno Giovanardi prova d’autrice “vocale” altissima, donna che sa entrare nelle viscere dell’esser donna con profondità e rispetto; “Luna su di me”, dove Rossella prende la parte degli orsi torturati, è esempio di come raccontare una tragedia tremenda, ai più ignota e diremmo imperdonabile senza dimenticare lo stile, sino a regalare toccanti eco d’infanzia perduta all’ascolto; “Sei l’ultimo” invece è fintamente leggiadra, e denuncia usando tocco e sarcasmo d’un’eleganza retrò; mentre “Gli occhi di Stefano” (ovvero Cucchi) abbina una melodia toccante di Piero Pintucci e un testo sensibile di Michele Caccamo al canto dolente, privo di retorica o manierismi di parte, dell’interprete.

Un’interprete che convince insomma dappertutto, nel lavoro: anche negli squarci -testuali e canori- poderosi d’una “La città è caduta” che con testo di Pino Pavone sodale di Ciampi svela il crollo della nostra presunta modernità, o nella sfiziosa e sardonica “La chiamano strega”, che fra eco branduardiane e profondità celtiche enuncia il male che certuni sanno far provare a chi solo osa allontanarsi dalle vie dell’omologazione; per approdare alfine alla chiusa maiuscola di “Puri come una bestemmia” di Federico Sirianni, grido mosso, originale e alto contro l’ipocrisia dilagante.

Un grido che Rossella Seno fa suo -e rende nostro- alla grande, come del resto ha fatto in tutto l’articolato percorso d’impegno concreto e poetico, qui pur davanti a una partitura impervia, eppure ed ancora senza mai dimenticare di tenere fermo il senso: del suo virtuoso, pulito, colto, etico e necessario cantare.

Articolo di: Andrea Pedrinelli

Da ascoltare/guardare, “Puri come una bestemmia”:
https://www.youtube.com/watch?v=Ec7IFJkleVw

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Andrea Pedrinelli
Critico musicale e teatrale, è giornalista dal 1991 e attualmente collabora con Avvenire, Musica Jazz, Scarp de’ tenis, Vinile. Crea format tv e d’incontro-spettacolo, conduce serate culturali, a livello editoriale ha scritto importanti saggi fra cui quelli su Enzo Jannacci, Giorgio Gaber (di cui è il massimo studioso esistente), Claudio Baglioni, Ron, Renato Zero, Vasco Rossi, Susanna Parigi. Ha collaborato con i Pooh, Ezio Bosso, Roberto Cacciapaglia e di recente ha edito anche Canzoni da leggere, da una sua rubrica di prima pagina su Avvenire dedicata alla storia della canzone.

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