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Bello dove stanno gli hippies recensito per voi

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Bello dove stavano gli hippies

L’album comprende undici brani nei quali strumentisti e voci mettono alla prova la propria espressività musicale.

Le undici tracce si connotano così come brani contraddistinti da una forte marcatura stilistica individuale: dalle marcette alle ninna nanne, lo studio della struttura musicale e la relativa ricerca animano le tracce, creando un effetto di stupore nell’ascoltatore.

L’album è dal punto di vista narrativo un vero e proprio cantastorie: ciascun brano racconta una storia, la band spazia nel tempo e negli scorci di società, dai tempi di ieri degli hippi ai rapporti 2.0, alle piccole grandi storie delle relazioni quotidiane.

Quello che sorprende è la varietà di stili e toni che si susseguono nella proposta discografica in cui la band mostra non solo grande padronanza tecnica esecutiva e compositiva ma anche una notevole ispirazione creativa, orientata alla continua ricerca di forme musicali e storie capaci di unire mondi musicali apparentemente lontani come nel caso di “Italian daddy”, una ninna nanna a due vici eseguita con la norvegese K Taraldsoy.

Articolo di: Erika Pucci

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