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Selene Calloni Williams ospite dello spazio interviste

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Da poco Selene Calloni Williams è in libreria Lo zen e l’arte della ribellione. In cosa questa nuova avventura letteraria assomiglia ai suoi lavori precedenti e quanto invece se ne distacca?

“Lo zen e l’arte della ribellione” è un libro molto diverso da “Il profumo della luna” e “Discorso alla luna”. Questi ultimi sono “favole di potere”, ovvero racconti che si costruiscono intorno a un nucleo narrativo che è una vera e propria leggenda sciamanica. I miti narrati in questi due libri mi sono stati affidati dagli sciamani della Siberia. Con il termine “favola di potere” gli sciamani dell’Altai fanno riferimento a un racconto che contiene chiavi di risveglio per chi lo ascolta o, in questo caso, trattandosi di libri, per chi lo legge.

Mentre, per quanto riguarda “Lo zen e l’arte della ribellione; a cavallo di un sidecar nella fantastica storia di Arianna” è difficile dire se sia più un’esposizione dell’arte della ribellione o il racconto della storia di Arianna. In questo libro ho voluto unire formazione interiore, stupore e divertimento.

Il libro –che si costruisce con mattoni di narrativa, psicologia e filosofia- racconta un’avventura di ribellione agli arconti, i quali rappresentano le norme, le leggi, le regole che abbiamo introiettato e che ci rendono misurabili, prevedibili, governabili.

Tutti passiamo attraverso una potente programmazione inconscia –che i più chiamano educazione- la quale, però, non riesce mai a domarci fino in fondo. Una scintilla del fuoco della libertà delle origini rimane sempre accesa in noi e, arrivati a un certo punto, possiamo coltivarla per ritrovare noi stessi e ridestarci da un sonno ipnotico.

Il libro narra la storia della scoperta del fuoco interiore, la sua liberazione e infine l’affermazione della libertà dai condizionamenti. Questo processo di ribellione e liberazione è la nascita di un uomo nuovo e di un mondo nuovo.

Personaggi e luoghi narrativi, che vogliono essere simboli della vittoria dell’amore sulla morte e della libertà dalle leggi, dalle regole, dalle norme del mondo e della mente, dovevano, essi per primi, rompere i canoni della loro stessa narrazione, sciogliere le catene delle regole comuni con le quali gli elementi di un libro di solito si presentano e si raccontano. Così la città di Babila e il deserto che le dà forma sfuggono ad ogni collocazione di spazio e tempo.

Non chiederti in che epoca puoi ambientare il libro e in che luogo geografico puoi collocare le vicende che ti vengono narrate. Se solo proverai a darti una risposta, essa ti sarà confutata nel volgere di poche pagine.

Disorientare la mente è utile allo scopo che il libro si prefigge, perché, quando si parla di libertà, la mente è l’ostacolo.

Persino il linguaggio che uso nel libro a tratti vuole dare al lettore sobbalzi inattesi nei quali la mente, per forza di cose, si perde, così che il fuoco di una illuminata ribellione possa prendere il suo posto.

Se veramente il lettore si immerge nelle pagine della fantastica avventura di Arianna e si lascia trasportare, scopre che le leggi del mondo, proprio come la principessa prigioniera nella torre, non attendono altro che una sua adesione incondizionata all’avventura per liberarsi da se stesse.

Tutto il tuo mondo non attende altro che la nostra ribellione. Ribellarsi è il più potente e decisivo, incondizionato atto d’amore che un individuo possa compiere.

 

Quanto è importante la dimensione dello stupore e del divertimento nella crescita personale?

Molto. Una grande sciamana tibetana, Machig Labdrön, vissuta nella seconda metà dell’ XI secolo, usava spesso nei suoi testi poetici l’esclamazione Emaho! Meraviglia!. La capacità di meravigliarsi ci proietta oltre i confini della mente critica comune che, quando non usata correttamente, è uno strumento che ipnotizza e rende l’uomo schiavo, anziché aiutarlo nel conseguire la sua realizzazione.

Nel libro “Lo zen e l’arte della ribellione” ho messo l’esperienza di trent’anni nel campo dell’induzione ipnotica, della suggestione immaginativa, della trance e degli stati non ordinari di coscienza. È così che il testo diventa uno strumento potente di deprogrammazione e di risveglio.

Nei sensi e nella coscienza dell’uomo vi è un’ipnosi, una programmazione inconscia che lo rende misurabile, prevedibile, governabile. Questo condizionamento genera dolore, sofferenza e morte.

Risvegliarsi è possibile, ma non attraverso la mente, poiché la ente è lo strumento stesso della programmazione.

Sappiamo che il mondo è purificato dal mondo stesso, i falsi prodotti dell’immaginazione da più grandi prodotti dell’immaginazione. Mediante le attività per le quali gli esseri si rovinano, gli esseri stessi possono liberarsi dal condizionamento del mondo.

Pria di scrivere il libro la mia domanda era: è possibile operare un’ipnosi per il risveglio, che sia come la magia degli incantatori di serpenti? Questi ultimi, all’occorrenza, sanno creare una colonna magica, una corda che s’innalza sinuosamente nell’aria come fosse un serpente, e poi la distruggono: ma anche se la colonna ė distrutta per sempre, chi era affetto da veleno ed ha assistito al rito magico ne è stato curato. La mia risposta è stata: sì, questa ipnosi che risveglia e poi svanisce per sempre è possibile! Ed è possibile operarla attraverso un libro. Anzi, direi attraverso la meraviglia che induce la lettura di un libro in cui la metafora narrativa non è che il mezzo dell’avventura della coscienza, la quale, leggendo, esplora territori al di fuori della mappa del reale conosciuta: i territori degli outsider, dei maghi e dei poeti.

“Lo zen e l’arte della ribellione” è un libr al servizio di tutti coloro che vogliono cambiare. Esso, come ci spiega la voce narrante in apertura, si ambienta nel punto estremo del tempo illusorio, là dove l’inganno del tempo lineare sta per finire, e racconta di questa fine. La protagonista è una sorvegliante di altalene che si stanca del proprio mestiere. La sua straordinaria avventura ha inizio in uno spazio magico: gli attimi caldi in cui ci si ritrova al risveglio mattutino, prima di alzarsi dal letto e di incominciare le attività della giornata. In quei momenti i cancelli che collegano il mondo terreno alle dimensioni dei sogni e degli spiriti sono ancora aperti e tutto può accadere.

Ma la storia di Arianna è la storia del lettore, le battaglie di Arianna sono le lotte del lettore.

In chiusura la voce narrante, rivolgendosi ancora al lettore, spiega: qui ritrovi Arianna esattamente come l’hai conosciuta: sdraiata nel suo letto al buio, al risveglio. Per te è giunto il momento di fare ritorno da un viaggio che ti ha condotto in nessun luogo, se non sotto la pelle di Arianna, tra le sue viscere, che sono le tue viscere.

Nell’epoca della cultura-spettacolo, in cui all’individuo è chiesto di essere spettatore passivo e homo consumens, questo libro rende il lettore attivo protagonista, scrittore a sua volta, stimolato a figurarsi lo svolgersi dei vari nuclei narrativi appena suggeriti, rispettosamente sussurrati.

È proprio così, svolgendo un ruolo attivo, seppur divertito, sorpreso e privo di sforzo, che il lettore si fa capace di cambiare se stesso mentre segue la trasformazione dei personaggi del racconto.

 

La costruzione del testo in bilico tra narrativa e insegnamenti filosofici quali vantaggi ha?

Aiuta il lettore ad uscire dagli schemi comuni e aiuta anche lo scrittore a non fossilizzarsi sulle catalogazioni, le quali sono funzionali più al mercato del libro che al libro stesso. Ecco, per esempio, il commento fatto a “Lo zen e l’arte della ribellione” da un lettore, che si firma Carlo Maria: “Un racconto molto bello che un tempo avrei catalogato tra i “fantasy” e che ora, meno propenso alla catalogazione, ho sentito fortemente simbolico e intimamente legato a tutti noi”.

Noi moderni abbiamo preso la mania di catalogare i libri sulla base di generi letterati che mi auguro possano essere superati. Gli esempi più antichi di romanzo che abbiamo non sono così “settoriali”. Basti pensare ad Apuleio e alle “Metamorfosi” che uniscono elevatezze stilistiche e parlato quotidiano, racconto e suggestioni filosofiche, dal neoplatonismo alle dottrine mistiche ed esoteriche alle visioni neopitagoriche.

 

Viaggio esteriore e viaggio interiore coincidono?

Viaggiare sulla terra e dentro la psiche sono due dimensione della medesima avventura. È per questo che da oltre vent’anni, oltre alla mia attività di scrittrice, collaboro con Voyagesillumination, una associazione svizzera che organizza pellegrinaggi nell’anima del mondo, cioè viaggi verso i luoghi più mistici del pianeta, che sono sempre fonte di ispirazione per i miei libri.

 

Cosa muove in lei la scrittura di una nuova storia?

La gente nella nostra epoca è convinta che le idee siano un prodotto della mente, una sorta di secreto del loro cervello. In verità le idee sono dei, numi, spiriti e provengono dalla natura (per alcuni, in certi casi, possono anche apparire come demoni). A volte gli dei, gli spiriti della natura, le idee, chiamano con una forza quasi fisica: allora per me è il momento di scrivere un libro. Io non produco idee, sono un canale e scrivere, cioè restituire ciò che mi viene dato, è parte della mia natura.

 

In un mondo che sembra sempre più veloce e distratto, come può farsi sentire la dimensione interiore?

È proprio in un mondo “veloce” e “distratto” che alcuni possono più intensamente volgersi all’ascolto del loro spirito guida e con decisione mettersi sulla via della liberazione e del risveglio.

Una profezia scritta nei Purana, antichi testi indù, parla dell’avvento di una nuova era, una nuova umanità, guidata da Kalki, discendente della dinastia della Luna. Il momento del grande cambiamento è indicato come il periodo in cui il cosiddetto Kali Yuga volge alla fine. Gi yuga sono le ere nelle quali è divisa l’evoluzione della vita sul pianeta, secondo la visione dell’induismo

Esse sono: Satya Yuga,, l’età dell’oro, Treta Yuga, l’età dell’argento, Dvapara Yuga, l’età del bronzo, Kali Yuga, l’attuale età del ferro

Nel Linga Purana si leggono frasi come queste: “Verso la fine dello Yuga di Kali i ladri deruberanno i ladri” “Gli uomini perbene si ritireranno dalla politica”. “Si venderà cibo già cotto sulle piazze”. “Nessuno vivrà la durata normale della vita che è di cento anni”. “I riti decadranno nelle mani di uomini senza virtù”. “Gli uomini si uccideranno l’un l’altro e uccideranno anche i bambini, le donne e le vacche”. “Tuttavia alcuni raggiungeranno la perfezione in pochissimo tempo”. “I meriti ottenuti in un anno nel Treta Yuga possono essere ottenuti in un mese nel Dvapara, in un giorno nel Kali Yuga”. (Linga Purana, II, cap. 39)

Io credo che per “far sentire la dimensione interiore” dobbiamo parlare della “dimensione interiore”.

Oggi la conoscenza di tipo tecnico, erroneamente definita scienza, rischia di produrre effetti molto pericolosi.

La scienza per gli antichi era inscindibile dal sentimento del sacro.

Prima di scavare ed estrarre dalle vene della terra il liquido nero, prima di spaccare l’atomo, gli antichi avrebbero chiesto il permesso agli dei e agli spiriti della natura. La rivoluzione scientifica, operata a partire dall’opera di Newton e Galileo e sostenuta dalla filosofia di Bacone e Cartesio, ci ha autorizzati a chiamare scienza una conoscenza di tipo tecnico che non è vera scienza, perché la scienza vera non può prescindere dal sacro, altrimenti compie danni.

Sentire la dimensione interiore è oggi più importante e urgente che mai. A tal fine è indispensabile ritrovare il sentimento del sacro, la vicinanza alla natura e alla bellezza.

https://www.selenecalloniwilliams.com/

 

Intervista di: Elena Torre

 

 

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