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Conosciamo meglio Valeria Caucino

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Risponde al nostro form per presentarvi gli esordienti nel mondo musicale Valeria Caucino\r\n\r\nQuali sono gli ingredienti per scegliere un singolo?\r\nUn singolo, per avere successo, secondo me per prima cosa deve avere una melodia vincente, cioè spiccata, originale e non scontata, non deve dare cioè l’impressione di “già sentito”. Inoltre è importante che abbia una struttura definita in cui siano ben riconoscibili strofa e ritornello, ed eventualmente ponte e/o special. Ritengo importante anche il testo, anche se secondario rispetto alla musica, che penso sia la prima cosa che colpisce l’attenzione dell’ascoltatore. Una lirica poetica e al tempo stesso sensata e coerente con l’insieme della canzone è il risultato ideale a cui mirare. Last but not least c’è l’arrangiamento, che ovviamente varia in base al genere musicale, ma è un ingrediente altrettanto importante e va curato nei dettagli, nella scelta dei suoni, degli strumenti, dei cori.\r\n\r\nCosa non deve mai mancare in un brano che ascolti e in uno che scrivi?\r\nNei brani che ascolto, solitamente la cosa che mi colpisce di più è la voce. Personalmente amo le voci pulite e delicate, non gradisco particolarmente le voci roche o possenti nè, tanto meno, urlanti.\r\nMi piace anche la musica strumentale, ma, forse perché amo cantare, se c’è anche una bella voce da sentire trovo che il brano abbia maggiore completezza.\r\nNei brani che scrivo cerco di trasferire emozioni e valori positivi, adoro i suoni naturali degli strumenti “veri”, ma anche le atmosfere eteree dell’elettronica, perciò spesso il risultato finale è un mix di queste due anime.\r\n\r\nA quali modelli musicali guardi?\r\nAlla musica che ascolto sin dall’adolescenza: da una parte il folk nord americano con i suoi grandi cantautori degli anni ‘60 e ’70 (Paul Simon, Leonard Cohen, Joan Baez, Joni Mitchell ecc.) e dall’altra l’area celtica, il folk delle isole britanniche soprattutto (Sandy Denny, Enya, Maddy Prior, Clannad, Celtic Woman ecc).\r\n\r\nQuali suggestioni contiene il tuo ultimo lavoro discografico?\r\nCredo che innanzi tutto sia il linguaggio musicale a parlare, visto che i testi sono in lingua inglese e nel nostro Paese non sono facilmente comprensibili ai più. E proprio con le musiche io e i miei autori abbiamo cercato di rappresentare la mia personalità, suggerendo all’ascoltatore immagini di quiete e rilassamento, evitando toni aggressivi o eccessivamente forti che non mi appartengono. In tutto questo, il videoclip di lancio del singolo “Over the pain” ne è stato il complemento, proponendo paesaggi bucolici e natura incontaminata. Da sempre il folk acustico è solito veicolare suggestioni emotive e visive legate ad un mondo a misura d’uomo, armonioso e in pace, ma nel contempo lancia spesso dei messaggi che inducono alla riflessione. Mi piace pensare che il mio album possa nel suo piccolo riuscire, almeno in parte, a fare lo stesso.\r\n\r\nCome si racconta il presente?\r\nAttingendo delle proprie esperienze di vita, dagli incontri, dalle storie della gente che incrocia il nostro cammino, cercando, se possibile, di dare al tutto un respiro più ampio, più universale. L’obiettivo è non limitarsi al racconto autobiografico fine a se stesso, ma calare il quotidiano, fatto di cose semplici, che poi spesso sono le più profonde, nella dimensione della globalità umana, dove ciascuno, ascoltando il testo di una canzone possa emozionarsi, ritrovando se stesso.\r\n\r\nCosa vorresti per la tua musica?\r\nVorrei che avesse maggiore spazio live, oggi le occasioni per esibirsi dal vivo sono sempre meno e sempre meno retribuite. Inoltre mi piacerebbe che i miei dischi entrassero in un circuito internazionale legato al folk e ottenessero riconoscimento dai professionisti del settore oltre che dagli appassionati di questo genere musicale.

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