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Conosciamo meglio Stefano Cattinelli

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Stefano Cattinelli, medico veterinario esperto in omeopatia, si occupa di fiori di Bach, antroposofia e costellazioni sistemico familiari. Sul tema della morte e dell’accompagnamento empatico agli animali ha scritto i libri: Amici fino in fondo, AAM Terranuova edizioni, Il dono spirituale, Impronte di luce edizioni e Tenersi per Zampa fino alla fine Amrita edizioni. Autore inoltre del libro sull’abuso delle vaccinazioni per macro edizioni: Vaccini e bugie e sulla relazione uomo animale, Che cosa mi vuoi dire per i tipi di Macro.\r\nFondatore del percorso di crescita Anima-li specchio dell’anima a Treviso.\r\n\r\n \r\n\r\nQuando e come hai deciso di abbracciare il delicato tema dell’accompagnamento empatico?\r\nSono partito da una mia difficoltà. Ti parlo di 25 anni fa. Avevo appena iniziato a curare gli animali, ad imparare a prendermi cura dei loro bisogni, a cercare di sentirli rispettando le loro richieste.\r\nL’omeopatia, che avevo incominciato a studiare a quel tempo, mi portava innanzi una affermazione nei confronti della quale non potevo girarmi indietro.\r\nL’organismo animale, mi diceva la dottrina omeopatica,  possiede una sua innata intelligenza e il medico, veterinario, nei suoi atti terapeutici ne deve sempre tenere conto.\r\nUn intelligenza, un certo livello di coscienza, proprio dentro l’animale, che sa esattamente cosa fare in caso di malattia.\r\nIo dunque mi trovavo a fare i conti con questa nuova realtà percettiva e contemporaneamente ad essere colui che metteva fine allo loro esistenza.\r\nNon mi è mai piaciuto ammazzare gli animali. Questa è sempre stata una mia grande difficoltà.\r\nIl pietismo, il “poverino sta soffrendo”, non è mai riuscito, dentro di me, a darmi sollievo nel gesto che compievo.\r\nPer me è sempre stato un ammazzare.\r\nCosì, affidandomi ad un livello di coscienza fuori di me, affidandomi cioè all’animale, ho iniziato a sperimentare delle strade molto diverse.\r\nE gli animali mi hanno “guidato” a sperimentare un percorso della fine della loro vita completamente diverso dalla solita “puntura”.\r\n\r\n
Quali le difficoltà, quali le possibilità di questo metodo?\r\nBeh, all’inizio non lo consideravo proprio un metodo perché per anni le molteplici esperienze che facevo mi portavano sempre a percorrere strade una diversa dall’altra.\r\nSe ci pensiamo bene ci accorgiamo che  ogni animale è diverso dall’altro e che, per esempio, nel mondo non possono esistere due cani di nome Rocky che vivono la stessa esperienza di relazione con una persona proprio perché non esiste una persona uguale all’altra.\r\nCosì ogni accompagnamento empatico alla fine della vita è sempre diverso.\r\nNel tempo, però, mi sono accorto che nonostante l’assoluta unicità di ogni esperienza di accompagnamento empatico, riuscivo a mettere in evidenza dei punti di passaggio essenziali che la persona era “obbligata” ad attraversare. Questo passaggio è fondamentale perché come  l’animale muore dipende dalla persona. Dipende dal punto di riferimento esistenziale dell’animale.\r\nEcco dunque che le difficoltà in questo percorso sono  rappresentate dalle difficoltà  umane, non tanto animali perché gli animali, seguendo l’intelligenza che li guida, in Natura, sanno perfettamente come morire.\r\nLa possibilità che offro è quella di vedere morire serenamente il proprio animale, a casa, circondato dall’amore di chi gli ha voluto bene.\r\nSenza che l’animale provi dolore.\r\n\r\n\r\n
Malattia e morte sembrano essere dei tabù nella nostra società. Cosa ne pensi?\r\nSì, è proprio così. Noi stessi medici e veterinari, siamo stati istruiti a vivere la morte come una sconfitta terapeutica. Si fa di tutto per salvare l’animale fino ad accanirsi, terapeuticamente parlando, per poi interrompere bruscamente il susseguirsi degli eventi con una puntura. E’ profondamente radicato il tabù della morte perché sono spesso le persone a domandarci di fare l’eutanasia.\r\nCon i miei libri sto cercando di portare un contributo diverso; semplicemente di far vedere che c’è un’altra possibilità oltre a quella che ci hanno insegnato.\r\n\r\n
Indubbiamente il tuo approccio apre a molte domande e perplessità quali sono le obiezioni più frequenti che ricevi e come rispondi?\r\nLa più frequente è che non si vuole vedere soffrire l’animale. Come se morire naturalmente fosse sinonimo di sofferenza. Alle persone spiego che dipende da loro se voler affrontare un percorso del genere, che la scelta sta a loro. Se fosse per l’animale la scelta sarebbe scontata: non ho mai visto nessun animale che mi chiedeva di essere ammazzato. Se parliamo del dolore, dato che questa è una questione che sollevano in molti, parlo allora dei farmaci palliativi, degli antidolorifici. Dico loro che non trovo giusto il passaggio di voler far sparire il paziente insieme al suo dolore. Per me sono cose separate.\r\nIl dolore lo posso, al giorno d’oggi, tranquillamente gestire.\r\n\r\nQuanto conta l’individualità dell’animale e di chi lo accompagna?\r\nTutto. Non esiste un accompagnamento empatico uguale ad un altro. Nell’evento risuonano anche le precedenti esperienze di eutanasie; anche quelle subite, magari nell’infanzia, di un animale al quale si era fortemente legati e che poi è stato ucciso, attraverso l’eutanasia, dai genitori. Nei seminari che faccio a Treviso con l’associazione impronte con l’anima questo è un tema molto ricorrente.\r\n\r\n \r\n\r\n
Si può imparare l’accompagnamento empatico?\r\nSì, da circa 10 anni, poco dopo che era uscito il mio primo libro, ho iniziato a organizzare dei seminari sull’accompagnamento empatico.\r\nSono molto particolari perché le persone possono finalmente esprimere quello che vivono e quello che hanno vissuto in passato riguardo alla morte dei loro animali.\r\nE’ un ambiente “protetto” dove nessuno giudica nessuno e dove le persone si posso esprimere liberamente nella consapevolezza di venire accolti.\r\n\r\n\r\nOrganizzi anche molti seminari in giro per l’Italia…\r\nI seminari, più ancora dei libri, offrono degli strumenti interiori per affrontare al meglio questo momento inevitabile. Mi preme sottolineare che in Italia sono l’unico veterinario che offre questa possibilità e che, per esperienza, posso dire che è un occasione rara. Anche se si legge un libro sull’argomento e se ci si trova d’accordo con quello che è scritto l’esperienza pratica di condivisione delle proprie difficoltà e del proprio dolore con altre persone è qualcosa di molto diverso. E quando ci si trova di fronte alla scelta di quale strada seguire l’esperienze acquisite nei gruppi fa una grande differenza.\r\n\r\n\r\nPer più informazioni:\r\n\r\nwww.stefanocattinelli.it\r\nwww.impronteconlanima.it\r\nwww.armonieanimali.com\r\n\r\n \r\n\r\nIntervista di: Elena Torre

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