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Intervista a Matteo Brancaleoni

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\r\n\r\nMade In Italy è il nuovo album del crooner italiano Matteo Brancaleoni che vanta la straordinaria partecipazione di ROSARIO FIORELLO, RENZO ARBORE, del trombettista jazz di fama internazionale FABRIZIO BOSSO (in tre brani) e della bellissima showgirl MELITA TONIOLO, qui nel suo vero e proprio debutto come cantante (sarà una rivelazione per molti),\r\n\r\nDopo 5 dischi dedicati al songbook americano è il primo in cui Brancaleoni si confronta con il grande repertorio della canzone italiana. Anticipato dal singolo This Is My Life (La Vita) (in rotazione radiofonica da fine ottobre) il disco contiene alcune delle più belle canzoni italiane interpretate da artisti come Domenico Modugno, Paolo Conte, Adriano Celentano, Mina, Ornella Vanoni, Gino Paoli, rivisitate in chiave swing, pop/jazz, bossa nova, da nuovi eleganti ed accattivanti arrangiamenti eseguiti rigorosamente LIVE da un’orchestra di 24 elementi.\r\n\r\nNoi abbiamo incontrato Matteo Brancaleoni ecco cosa ci ha raccontato!\r\n\r\n

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Qual è il made in Italy di cui andare fieri?

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Partirei dicendo proprio la musica! Ma c’è tanto del nostro paese di cui andare fieri: dai prodotti enogastronomici, alle nostre industrie manifatturiere. Forse la musica italiana come esportazione è stata un po’ tralasciata per tanto tempo, negli ultimi anni fortunatamente, siamo tornati a capire quanto anche questa in passato, sia stata apprezzata all’estero, e quanto possa esserlo tutt’ora. Penso a grandi come Bocelli, Pausini, Ramazzotti, Il Volo.

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\r\nIl tuo abbandonare le atmosfere americane ha le sue ragioni dove?\r\n\r\n

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Non direi che ho abbandonato le atmosfere americane che hanno caratterizzato quello che sono stato finora. Sono sempre lo stesso e sono ancora innamorato di quei generi e di quelle atmosfere jazz, swing, e bossa nova. Forse le ho metabolizzate meglio, me ne sono un po’ appropriato per rivestire proprio con quelle atmosfere per rendere ancora più internazionali tante belle canzoni del nostro patrimonio musicale nazionale a cui tutti siamo un po’ legati. E’ stato un po’ un percorso di consapevolezza. Come il ritorno a casa del figliol prodigo. Torni e scopri che ci sono cose che hai sempre amato, che ti aspettano, che parlano di te, che fanno parte di ciò che sei. E gira e rigira sebbene abbia sempre cantato solo in inglese, scopri che sei questo, che sei italiano ed è bello esserlo, nonostante ci siano tante cose che non vanno nel nostro Paese. Come avrebbe detto Gaber: “perfortuna o purtroppo, lo sono”.

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Come hai costruito la track list dell’album?

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E’ stato un lavoro di scrematura, lungo e non sempre facile durato due anni. Siamo partiti da una lista di quasi 200 canzoni italiane che avrei voluto reinterpretare. Il mio pianista Nino La Piana ed io ci siamo divertiti a giocare con idee e arrangiamenti, e piano piano, fra tentativi, provini più o meno riusciti, le canzoni si sono scelte un po’ da sole. Ovviamente tutte canzoni a cui sono particolarmente legato per diversi motivi.

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Cosa è confluito in questo disco in termini di atmosfere?

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Tutto ciò che ascolto, che riascolto, che mi ha lasciato qualcosa, un sorriso in un giorno nuvoloso, il ricordo di un amore, la voglia di ballare. Siamo partiti proprio da una lista di brani assolutamente diversi fra loro, quelli che ho nel mio iPod, quelli che riascolti in momenti diversi a seconda del tuo stato d’animo. Abbiamo tratto ispirazione da queste atmosfere, da cosa suscitavano in primis su di me, se mi davano allegria, felicità, malinconia, e abbiamo provato a rivestire queste canzoni italiane con abiti simili. Il filo conduttore è stato però cercare positività ed energia in ogni brano.

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Tante lingue, tante suggestioni quale il filo rosso che le unisce?

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La melodia, tutta italiana, tutta scritta da italiani al 100 per 100! Il nostro paese dalla lirica, alla musica leggera ha un tale patrimonio e un modo unico nello scrivere melodie intense, melodie d’amore, passionali. Un tema scritto da un italiano lo riconosci immediatamente. E’ quasi come fosse nel nostro patrimonio genetico, è frutto della nostra cultura, della musica che abbiamo ascoltato da sempre.

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Cosa è rimasto fuori da questo disco?

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Una decina di canzoni che non abbiamo avuto il tempo necessario per ottimizzarne gli arrangiamenti. Sono rimasti fuori alcuni brani a cui tengo molto come “4 marzo 1943” di Lucio Dalla, che però facciamo dal vivo, e chissà… non è detto che non possa far parte un giorno di un “Made in Italy” volume secondo!

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Intervista: di Matilde Alfieri

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