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Intervista a Giuseppe Saponara

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1. Che ruolo ha e dovrebbe avere la poesia oggi?

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Credo che il ruolo della poesia oggi sia il ruolo di sempre: raccontare la realtà e dire la verità. Non vi è cosa più sincera e soprattutto più onesta di una poesia. Essa non può mentire  perché è la traduzione di un momento, di una cosa che necessariamente deve essere vera. Aggiungo che la poesia è democratica perché appartiene a tutti. La lettura di un testo non si può comprare. Inoltre, e questo lo avverto in particolar modo, la poesia sta esattamente nella sua ASSENZA. Inizia e si conclude li’. La mancanza di poesia è a volte più dirompente di un verso scritto… 

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Difficile? No, molto meno di quanto possa sembrare. E se anche fosse difficile, la gente ha FAME DI DIFFICILE.

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2. Quando è nato L’angolo della poesia e con quali propositi?

\r\nL’angolo c’è sempre stato: la poesia abitava in quel cantuccio da sempre: noi non abbiamo fatto altro che andarla ad incontrare, arrivando oggi alla nostra quarta edizione dell’Angolo della Poesia. Sulla sua finalità risponderò con una frase di un teologo a me molto caro, Sergio Quinzio: l’Angolo della Poesia è nata nel “TENTATIVO DI COLMARE UN ABISSO”.\r\n

3.Quali le differnze rispetto alle edizioni precedenti?

\r\nAnche quest’anno i protagonisti saranno l’incontro e la consapevolezza che un” esistere diverso” è ancora possibile. Ci si può ribellare, si può resistere alle tante forme di decadenza. Resistere alla barbaria di un sistema demagogico e ipocrita, resistere all’omologazione coatta. Resistere è il gesto di alzarsi e di venire al cortile di Palazzo Ricci a Pesaro per ascoltare me e gente arrostita dalle urticanti vicende dell’umano. In realtà il vero viaggio ULISSIACO non è quello che facciamo noi oramai da 4 anni, ma quello che intercorre dalla casa di ognuno  fino al cortile. Una volta arrivato al cortile il gesto eretico si è già consumato e resta lo stare insieme a volte anche silenziosamente… Meraviglioso, no?\r\n\r\n\r\n

4.Gli italiani sono davvero un popolo di poeti, santi e navigatori?

\r\nNon lo so. Forse però il punto non è tanto l’etichetta di poeta, santo o navigatore. Oggi dopo un trentennio di assoluto degrado morale e civile se c’è qualcosa che si puo’ fare per non andare definitivamente alla deriva, bhè bisogna farla. Bisogna sfruttare ogni minima occasione e la poesia è una delle possibilità. Vede, sono convinto che l’Italia se si salvera’, come io mi auspico, lo dovra’ al fatto che abbiamo i CLASSICI, che -ogni qualvolta possono- ci danno una mano. Intendo i classici greci e latini. Pensi ad Aristofane, a Plinio, a Sofocle,  a Esopo… Pensi alla morte di Socrate. Ecco, solo la morte di Socrate vale piu’ di tutte le ore di palinsesto di tutte le reti televisive di tutti i generi degli ultimi 30 anni. E anche quella, per me, è poesia.

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\r\n5. Si può imparare ad amare la poesia?\r\nNo. O la si ama o non la si capisce. La poesia esiste in quanto se ne avverte il valore e a quel punto non la si puo’ che amare. Se non la si capisce non la si può odiare perché non si saprebbe cosa si sta odiando. Indifferenza? Si, ma se si è indifferenti alla poesia… non si è nella vita.\r\n\r\n6.Cosa vi proponete con il festival?\r\nPreferirei usare la parola rassegna per l’Angolo della poesia. Forse perché ci sono 1200 festival in Italia (cose incredibili! In inghilterra si domanderanno come mai facciamo loro questo enorme regalo chiamando “festival” ben 1200 manifestazioni). In italiano esistono due parole corrispondenti e MERAVIGLIOSE:  rassegna e mostra. Ecco, la nostra è una rassegna che non ha nessuna finalita’ se non quella di regalare un’emozione, cosa già di per sé difficile, ma ci proviamo. Sentire una persona uscire dal cortile  di Palazzo Ricci con un sospiro o una lacrima è per me equivalente a una medaglia d’oro al valor civile\r\n\r\n\r\n

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7. Cosa avete preparato per quest’anno?

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Parleremo della poesia popolare italiana: da Rocco Scotellaro ad Andrea Zanzotto, da Raffaello Baldini a Goliarda Sapienza, da Delio Tessa a Edoardo Firpo. Poesia inferiore? No. POESIA.

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