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Conosciamo meglio Beppe Mecconi


Artista poliedrico, narratore visivo e profondo conoscitore dell’animo umano, Beppe Mecconi è una delle voci più eclettiche e autorevoli del nostro panorama culturale.
Nato e radicato nel Golfo dei Poeti, Mecconi ha saputo trasformare l’arte in un ponte tra i linguaggi: dalla pittura al teatro, dalla regia di film-documentari alla scrittura e all’illustrazione per l’infanzia, con opere pubblicate e amate in tutto il mondo. Tra i suoi lavori c’è la firma delle illustrazioni per la nuova edizione de Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi pubblicata da Töpffer edizioni e realizzata in occasione del bicentenario dalla nascita di Carlo Collodi con il patrocinio della Fondazione Collodi.

Il dialogo con un classico e il linguaggio visivo
Rileggere e illustrare un’opera iconica in occasione del Bicentenario della nascita di Collodi è una sfida stimolante. Con quale cifra stilistica ed emotiva ha scelto di avvici- narsi al testo? C’è una scena o un personaggio in cui il suo tratto ha cercato un’inter- pretazione del tutto personale rispetto alla tradizione iconografica di Pinocchio?

Amo Pinocchio da sempre, ho varie edizioni dello straordinario romanzo di Collodi e parecchi saggi dedicati a questo intramontabile capolavoro, quindi mi sono avvicinato con assoluto rispetto al testo, come pure agli straordinari illustratori che mi hanno preceduto, ma, ad essere sincero, anche con tanta voglia di divertirmi.
L’emozione è stata tanta, e ripensandoci ancora lo è. Era un’idea, un sogno, che colti- vavo da sempre e che inaspettatamente si è realizzato.
Per quel che riguarda lo stile… fin da subito ho deciso di lavorare a pennino e inchio- stro di china, una sorta di omaggio ai formidabili artisti delle prime edizioni, stu- diando attentamente il testo, per essere il più filologico possibile, non solo per non commettere errori ma anche per rispecchiare in toto i personaggi e il periodo. Ad esempio, il martello che Pinocchio scaglia contro il Grillo parlante è un martello in le- gno, da intagliatore e non da falegname, perché quello è il mestiere di Geppetto, come si intuisce nel III capitolo e più chiaramente nell’ultimo. Il Grillo stesso poi, è il tipico grillo della festa fiorentina, tozzo, quasi nero, molto diverso dal grillo verde. Il caldano, il braciere con il quale Pinocchio si brucia i piedi… ho fatto ricerche per poter disegnarne uno autentico toscano dell’epoca, così come per le brocche dell’acqua che lui e la fata trasportano nell’isola delle Api industriose, e per il vestito di lei.
Per quanto riguarda un personaggio o una scena… Ho cercato di seguire la mia idea, di essere in tutti i disegni semplice e aderente a ciò che scrive il Collodi. Se devo indi- carne uno direi l’impiccagione di Pinocchio, il capitolo con il quale Lorenzini voleva terminare il libro, e l’albero è proprio quello che chiamano Quercia di Pinocchio o delle streghe a pochi km dal paese di Collodi e che visitai e fotografai qualche anno
fa.

L’infanzia come impegno e sensibilità
La sua traiettoria artistica è da sempre intrecciata all’attenzione per il mondo dell’in- fanzia, dai libri ai progetti sociali come quello con la ONG Projeto Libertade a Rio de Janeiro. Che valore assume oggi, per un illustratore con la sua sensibilità, tornare a parlare ai lettori (grandi e piccoli) attraverso la storia del burattino più famoso del mondo?

L’universo infantile mi ha sempre affascinato e mi affascina ancora. Sto bene con i bambini e loro stanno bene con me. Una cosa che adoro è, quando entro in una classe, che i piccoli si comportano come se mi conoscessero da sempre. Ogni volta im- paro un sacco di cose da loro, ogni volta, e penso dovremmo farlo tutti.
Attenzione, però: Pinocchio non è soltanto uno splendido libro per bambini ma, come

hanno mostrato scrittori, filosofi e psicologi, racconta il diventare umani. La trasfor- mazione del pezzo di legno in bambino non è magia, è la metafora di un percorso di formazione, Pinocchio erra, nel doppio senso di vagare e sbagliare, e impara a proprie spese che la libertà non è fare capricciosamente ciò che si vuole, ma assumersi le con- seguenze delle proprie azioni. Benedetto Croce ha scritto: “Il legno in cui è intagliato Pinocchio è l’umanità”, e io concordo. L’Umanità, in tutte le sue sfaccettature, e tutte le volte che si leggono quelle pagine si scoprono possibili interpretazioni diverse.

Con le mie illustrazioni, essenziali e un poco fumettistiche, spero di condurre i lettori a leggere finalmente questo libro, perché sempre più mi accorgo che in molti, la stra- grande maggioranza direi, ha letto solo stringate riduzioni che ben poco hanno a che vedere con il capolavoro collodiano, o la versione di Disney, bella, ma che nulla ha a che fare con il vero Pinocchio, che è, ricordo, il secondo libro non religioso più tra- dotto al mondo.

Il legame con il territorio e la narrazione visiva
Lei ha una radicata esperienza narrativa che spazia dalla pittura alla regia, fino alla tu- tela della memoria culturale. Come si sono fusi questi diversi linguaggi nel ritmo di questo libro? Possiamo considerare le sue tavole come una sorta di regia visiva del racconto di Collodi?

Ho cercato di dare ai miei disegni una connotazione decisamente coerente, toscana! E ho scelto di non divagare in esercizi di stile, che spesso portano a snaturare il rispetto dovuto verso il testo (ricordo con un poco di sofferenza gli abiti tirolesi del Pinocchio disneyano e la balena al posto del Pesce-cane); e sì, mi piace pensare che “leggendo” le mie tavole si possa agevolmente seguire il percorso del romanzo, come fosse la sto- ryboard di un film.
Un fatto che mi ha sorpreso, a lavoro finito, è che già i bozzetti preparativi, buttati giù in quattro e quattr’otto, sono praticamente identici al risultato finale. Cosa abba- stanza rara nel campo delle illustrazioni per libri. Ho interpretato questa cosa con la grande voglia che avevo, inconsciamente perché non ci speravo, di disegnare il mio Pi- nocchio. Così tanta che dentro di me, in fondo ai miei pensieri, avevo già elaborato, capitolo per capitolo, ogni momento delle avventure di Pinocchio. E questa cosa mi piace.

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