Il viaggio della vita di Gigi Miracol: dallo sguardo del suo regista Dimitri Feltrin
Il 17 febbraio è iniziato il tour nei cinema italiani di Gigi Miracol, documentario di Dimitri Feltrin che racconta la vita di Gigi, un personaggio davvero singolare, la cui esistenza fuori dagli schemi ha affascinato il regista che ha deciso di documentarla. Tra un viaggio e l’altro, dalla vigna all’arte di fare il saltimbanco, la vita di Gigi è un’avventura in continuo movimento. Un viaggio che il regista ha seguito con passione e dedizione, esplorando non solo le sue molteplici attività, ma anche la sua profondità poetica. In questa intervista, ci racconta il percorso che lo ha portato a raccontare questa storia, le sfide incontrate lungo il cammino e, infine, uno sguardo ai progetti futuri da cui vorrebbe trarre ispirazione.
- Come le è venuta l’idea di raccontare la storia di questo personaggio realmente singolare?
Ho conosciuto Gigi sul set di un videoclip che ho girato per i Do’Storieski. Mi ha subito colpito la sua esuberanza. Poi ho iniziato a seguirlo sui social, e ho scoperto le sue molteplici attività: nomade, vignaiolo itinerante, saltimbanco e mangiafuoco… Ho trovato molto interessanti e anomale le sue scelte di vita. Ma ciò che mi ha convinto a voler indagare l’uomo attraverso lo strumento del documentario sono state le sue poesie in dialetto di Fregona, così materiche, così sanguigne, così dirette… Grazie a loro ho visto la profondità di Gigi e ho deciso di provare a renderla pubblica.
- Un documentario che è soprattutto il racconto di un uomo: come è stato seguirlo passo passo?
È stato divertente: Gigi ha una vita molto movimentata, conosce e incontra tanta gente, frequenta ambienti stimolanti. Ma è stato complicato adeguare le esigenze di una produzione cinematografica alla vita libera di una persona che non ha vincoli, e che tende a non fare programmi se non a brevissimo termine. Questo aspetto mi spaventava molto ma… ce l’abbiamo fatta!
- Un set durato molto tempo: le riprese sono scadenzate sul ritmo delle stagioni. E’ stato complicato portare avanti questa scelta? Riprendere il filo del racconto fra una stagione e l’altra?
No, direi di no, non è stato difficile. Anzi, l’ho trovato “naturale”. Amo i tempi di racconto dilatati, e mi piace avere il tempo di meditare le mie scelte… quindi mi ci sono trovato bene!
- Abbiamo visto che Gigi vi sta seguendo in questo tour: come è il suo rapporto con il pubblico? Come interagisce?
Gigi è tornato appositamente dall’isola di Salina – dove stava potando delle viti per un produttore di vini naturali – per essere presente alle prime date. Ha accompagnato con entusiasmo e con grande energia (chiedete a chi c’era…) le prime due serate, ma già alla terza si è lamentato del troppo impegno: “È un lavoro, questo! – ha detto – ed io non sono fatto per lavorare”. Il pubblico si è fatto una risata, ma io so che non scherzava. Gli ho promesso che ora rallentiamo un po’ il ritmo.
- Raccontare storie diverse: come sta raccogliendo il pubblico questo romanzo particolare ?
Fino ad ora i riscontri sono entusiasti: piace il personaggio nel suo ruolo di giullare che fa però molto riflettere. La gente si specchia in Gigi, e rivede in lui la propria voglia di libertà che diventa qualcosa di reale. Un po’ lo invidia, ma un po’ riflette dei costi che comporta la scelta di essere liberi da vincoli familiari, lavorativi, abitativi… Insomma, il pubblico partecipa, ride, si emoziona, riflette e poi mi restituisce un bel bagaglio di spunti interessanti.
- Progetti per il futuro?
Raccontare la storia d’amore di Luana ed Enrico, due ragazzi con sindrome di Down che vorrebbero tanto sposarsi…
Gigi Miracòl – Ritratto di un uomo libero è una produzione Zeta Group ed è prodotto da Massimo Belluzzo, Alen Basic, Luca Pinzi con il contributo di Regione del Veneto e del Ministero della Cultura, il sostegno della Veneto Film Commission, in collaborazione con Treviso Film Commission – e distribuito da Emerafilm.
Ringraziamo Dimitri Feltrin!











