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“Pop, Rock, Jazz.. e non solo” Ren Harvieu

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Ren Harvieu
Revel In The Drama
(Bella Union / [Pias])

Molto particolare e interessante, il percorso musicale proposto da questa ventinovenne inglese: fra noir futurista e intrigante retrò, soprattutto figlio d’un talento fascinoso dai risvolti molto promettenti e con forse solo il limite -almeno qui- d’incedere un po’ troppo nel cantar d’amore.

È infatti solo una certa ripetizione di sfondi e riflessioni, a guastare l’insieme che “Revel In The Drama” sa costruire: quello d’una foto discretamente moderna, spesso elegante se non colta, dei sentimenti come sono vissuti nel Duemila. Foto che la Harvieu, con la sua voce sensibile e la sua scrittura particolarissima, in bilico fra ieri e oggi, rende accessibile grazie a numerosi, accattivanti riff, ed al contempo ispessisce di tensione interpretativa, nervosismi sonori, graffi e cupezze; il tutto di gran fascino.

La partenza dell’album è a mille: fra lo screziato grido d’amore di “Strange Thing”, in equilibrio fra sfiziosi contrappunti d’archi e tesi groove, e la sensuale, sarcastica “Teenage Mascara”, narrazione del mondo visto dagli occhi dell’adolescenza che sa farsi a tratti graziosamente sorridente, a tratti inquietamente maliziosa.

Piacciono molto anche altre pagine, del CD: “Little Raven” che canta di paure fra semplificazioni e approfondimenti; “Curves & Swerves” con la sua introspezione non priva di classe; “Spirit Me Away” che possiede un testo molto interessante di fiera reazione a turbamenti, demoni, ansie delle nuove generazioni, e che vede tale testo molto ben reso da una vocalità capace d’osarsi teatrale; infine “My Body She Is Alive” che chiude l’opera affrontando -in forma di ballad- la voglia di una giovane donna di possedere libertà del corpo, e di lì il contrasto fra fisicità e spiritualità fotografato nel complesso momento della crescita della persona.

Altre pagine di “Revel In The Drama”, pur se sempre e comunque fascinose, sono invece un po’ più fragili: dal pessimismo cosmico risolto banalizzando in “Cruel Disguise” alle strizzatine d’occhio semi-sexy di “Yes Please”. Mentre “You Don’t Know Me” è testualmente poca cosa, però possiede una musica strepitosa che -aiutata anche da una prova vocale eccellente- regala sprazzi d’entertainment di livello, non così semplici per solito da reperire in una giovane.

E non va dimenticata, anzi, la bella “This Is How You Make Me Feel”: un grido del dolore dell’innamorarsi detto poeticamente e musicalmente fra rallentamenti e sincopi, in un mix sfizioso di sonorità elettroniche, ritmiche contemporanee e sospensioni compositive che ben sintetizzano lo sfaccettato e spiazzante mondo -e le interessanti potenzialità- di questa brava autrice-interprete tanto fuori dai canoni quanto, parrebbe, destinata solo a crescere. Verso una musica d’autore da rifinire, già in questo disco però ben centrata su un’acuta introspezione del vivere nel Duemila.

Articolo di: Andrea Pedrinelli

Da ascoltare/guardare: “Teenage Mascara”:
https://www.youtube.com/watch?v=SSCRqPoSA4Y&list=OLAK5uy_nyKGKY3yguwHETL8c1ddZ5tDQlyDL59ik

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Andrea Pedrinelli
Critico musicale e teatrale, è giornalista dal 1991 e attualmente collabora con Avvenire, Musica Jazz, Scarp de’ tenis, Vinile. Crea format tv e d’incontro-spettacolo, conduce serate culturali, a livello editoriale ha scritto importanti saggi fra cui quelli su Enzo Jannacci, Giorgio Gaber (di cui è il massimo studioso esistente), Claudio Baglioni, Ron, Renato Zero, Vasco Rossi, Susanna Parigi. Ha collaborato con i Pooh, Ezio Bosso, Roberto Cacciapaglia e di recente ha edito anche Canzoni da leggere, da una sua rubrica di prima pagina su Avvenire dedicata alla storia della canzone.

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