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Ospite del nostro format musile Libertini

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Libertini è quel progetto musicale che sogni quando sei al liceo e che poi chiudi nel cassetto. Così non è per Matteo che questo sogno l’ha pubblicato su spotify.

Quando hai iniziato a fare musica?

Avevo 12 anni, ero a tavola durante una cena in famiglia e ho detto a mia madre che volevo iniziare a suonare la chitarra. Non è stata un’idea alla quale avevo mai pensato prima, è venuta semplicemente così, spontanea. Dopo nemmeno una settimana ero già alla prima lezione. Cantare invece è arrivato dopo, avevo 14 anni e ho iniziato a farlo sia per interesse che per necessità. Avevamo una band, facevamo punk rock e non avevamo il cantante, così mi sono buttato…e ad essere sinceri non vedevo l’ora.

Di cosa parla la tua nuova avventura musicale?

Per ora di quello che mi succede dalla primavera dell’anno scorso: fondamentalmente il periodo passato lavorando all’estero (Lisbona), il ritorno a Roma dopo aver vissuto fuori casa e una relazione a distanza che peggio di come è andata non poteva finire.

Qual è il messaggio che vuoi mandare con la tua musica?

Adesso ho l’esigenza di raccontare me stesso e quello che mi succede nel modo più spontaneo possibile. Non voglio che ci siano troppi filtri tra le mie esperienze e il modo in cui ne parlo nelle mie canzoni, ci tengo che il messaggio arrivi dritto e chiaro per quello che è. È per questo che ho scelto di esprimermi in maniera semplice, con un linguaggio non eccessivamente costruito o criptico, perlomeno per quanto riguarda il brano che è uscito e la maggior parte di quelli che ho scritto in questo periodo.

Quali sono i generi in cui spazi nella tua produzione?

Per ora è stato prodotto soltanto un brano, “LA”, che però preferirei non inquadrare in un genere musicale, si tratterebbe di una restrizione. Ascolto di tutto, da Childish Gambino agli Slayer, da Carl Brave ai Punkreas… Ho iniziato ad ascoltare musica proprio grazie al punk rock e non mi dispiacerebbe includere un’influenza simile, anche se leggera, nelle prossime produzioni.

Cosa significa lavorare nella musica oggi?

In base alla mia esperienza credo significhi fare continua ricerca, divertirsi e avere pazienza. 

Cosa ne pensi dei social e del web in generale come mezzo per farsi conoscere?

Mi piacciono entrambi: danno l’opportunità a qualsiasi tipo di artista di raggiungere ascoltatori che non si sarebbero nemmeno accorti della loro esistenza altrimenti. Il potenziale nei social e nel web in termini pubblicitari è enorme ed evidente. Come tutte le cose chiaramente hanno i loro pro e contro, quindi non è tanto il mezzo, quanto come lo si usa a fare la differenza. Non è perché carichi un video su YouTube che automaticamente tutti ti conoscono, non funziona quasi mai così. Quindi l’importanza dei social e del web è innegabile, ma non credo siano un punto di partenza. Sono uno dei vari elementi che costituiscono la realtà di un artista, ma ci sono comunque tanti altri aspetti ugualmente importanti da curare: la scrittura delle canzoni, la buona resa durante i live, etc.

Dicci dieci cose che ti piacciono e dieci che ti fanno arrabbiare.

Mi piacciono

1. Viaggiare con la giusta compagnia

2. Cani (quelli grandi)

3. Gatti (tutti tranne quelli senza pelo, dai ma come si fa..)

4. Carbonara (quella vera aka METTETECI IL GUANCIALE)

5. I Metallica (fino a Reload)

6. Le promesse (poche e mantenute)

7. Gin Tonic

8. L’igiene orale e chi crede in essa

9. Gli involtini con la verza di mamma

10. Giacomo HawkMan 

Mi fanno arrabbiare

1. Via Cilicia alle cinque di pomeriggio

2. La mia palestra alle 7 di pomeriggio

3. Maggio 2019

4. Dicitura “stage non retribuito”

5. I capelli nella fase panettone

6. I figli dei miei vicini

7. I parenti dei miei vicini

8. Gli amici dei miei vicini

9. I miei vicini

10. LeSiepi

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