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Conosciamo meglio lo scrittore Pietro Quadrino

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Ospite del nostro spazio interviste lo scrittore Pietro Quadrino che ci accompagnerà tra le pagine del suo nuovo romanzo Provaci ancora Brancusi edito da Lef

Chi sono gli eroi oggi?

L’eroe è quello che si batte contro qualcosa di più grande di lui. Di solito perde. Ma anche se vincesse, non è la vittoria che ne fa un eroe. È il fatto stesso di provarci. Tutti gli uomini sono di fronte a delle scelte, tutti gli uomini devono vivere e la vita non è facile per nessuno. Viverla fino in fondo, rimanendo se stessi, è già abbastanza eroico.

Che significa essere un sognatore?

Significa avere una pulsione, un motore che spinge, significa non accomodarsi sulla realtà come viene data ma proiettarsi verso l’avanti, verso qualcosa di diverso, verso una trasformazione. Molto importante, per non fraintendersi, io non parlo del sogno americano e non ci credo. Per me il sogno è sinonimo propulsore per l’evoluzione dell’uomo.

In che modo il materiale autobiografico diventa narrazione?

C’è chi dice che è megalomania, chi invece ci vede anche umiltà. Di fatto, quando scrivo, parto sempre da quello che conosco, parto da me o da quello che mi è vicino. Non scrivo mai di qualcosa di completamente estraneo alla mia vita. Il procedimento poi, è quello di lasciare libera la fantasia nel raccontare, aumentare, smussare gli avvenimenti. In fondo, quello che importa, nel mio caso, non è quello che succede, ma come lo si racconta.

Quanto e in che modo la dimensione del teatro entra in questo libro?

Inevitabilmente, la dimensione teatrale è il cardine sul quale si sviluppano i pensieri di Silvano Brancusi e la mia scrittura. A volte, i lunghi flussi di coscienza del protagonista, ricordano proprio dei monologhi teatrali. Ricordo ancora che un editore rifiutò il mio romanzo dicendomi: “È troppo teatrale.” Bè, aveva indubbiamente ragione.

Cosa vorresti per Silvano Brancusi?

Vorrei che continuasse a esistere ancora nei miei prossimi scritti. E infatti ci sto lavorando. Sono alle prese con un nuovo romanzo, e il mio caro alter ego, sarà questa volta accompagnato da un nuovo personaggio, altrettanto eccentrico e spregiudicato, si tratta del poeta marocchino Si Esrii Ad Sear. Insieme, vivranno in una nuova avventura, niente meno che La grande Truffa!

Cosa vorresti che questo romanzo lasciasse nel lettore?

Quando ho iniziato a scrivere, non l’ho fatto con l’intento di lasciare un messaggio esistenziale al lettore. L’ho fatto perché ne avevo bisogno, l’ho fatto per me. Ma ora che Provaci ancora Brancusi è un romanzo, vorrei che lasciasse al lettore la sensazione di aver vissuto per un po’ quello che ho vissuto io. Perché, come il teatro, scrivere è un momento di condivisione, di unione.

 

Intervista di: Matilde Alfieri

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