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Gabriella d’Albertas e l’Iniziazione al mondo delle fiabe

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Gabriella d’Albertas è life coach e counsellor con approccio ipnotico-costruttivista, è esperta nella trasformazione delle convinzioni e dei modelli di pensiero limitanti consci e inconsci e nell’integrazione delle zone d’ombra.
Da oltre 15 anni accompagna le persone a liberarsi dagli stati di disagio, aiutandole a riconnettersi con le proprie risorse e il proprio potere.
È già autrice dei libri Cambia Vita Cambiando Convinzioni, e, insieme a Giuseppe Vercelli, di Il Potere Nascosto dell’Ombra e Di Che Archetipo Sei?
Da poco in libreria per le Edizioni Mediterranee il suo nuovo libro Iniziazione al mondo delle Fiabe 
In che modo le fiabe rappresentano un percorso evolutivo?
Le fiabe, se lette con la giusta chiave, contengono insegnamenti iniziatici di grande valore. Ogni protagonista, eroe della fiaba, ha in mano un pezzetto di saggezza: pezzetti che, se ricomposti nell’intero mosaico, costituiscono un supporto prezioso per la nostra crescita personale, perché ci aiutano a riconoscere i passi evolutivi che dobbiamo ancora compiere. Non si tratta di passi avulsi dalla realtà, ma di passi che ci guidano ad affrontare in modo costruttivo le sfide quotidiane.
La fiaba dei Tre Porcellini lo spiega con chiarezza: dobbiamo costruirci una solida casa in mattoni, e cioè un solido equilibrio interiore, se vogliamo superare le difficoltà della vita (il soffio del lupo). Inizialmente, siamo tutti in una casa di paglia destinata a crollare alle prime difficoltà, ma poi dobbiamo crescere in consapevolezza e diventare interiormente forti. Quando abbiamo una casa solida non è che il lupo scompaia, continua a esserci, e a soffiare, ma a noi non importa, perché sappiamo che non possiamo essere danneggiati, che il suo soffio, per quanto potente possa essere, non ha il potere di destabilizzare la casa della nostra interiorità.

Nel libro compare spesso la parola “inadeguatezza” un male dei nostri tempi?
Forse l’inadeguatezza è un male di tutti i tempi, che si fa più sentire quando non ci sono problemi legati alla sopravvivenza materiale che ci toccano da vicino, come guerre, carestie, calamità naturali o malattie. Il nostro male più grande, in realtà, è quello di credere che dovremmo essere diversi da come siamo, anche se non sappiamo esattamente chi dovremmo diventare. Così ci allontaniamo da noi stessi, tradendo la nostra unicità, nel tentativo di piacere agli altri. Purtroppo però questa strategia non funziona. Ci snatura e, spesso attraverso la sofferenza, ci obbliga a un lungo e faticoso ritorno a noi stessi, alla ricerca della nostra interezza perduta. La fiaba del brutto anatroccolo spiega bene questo percorso di allontanamento da noi stessi e il successivo ritorno.


Quali sono gli insegnamenti principali che contengono?

Ce ne sono vari, tutti preziosi, forse uno degli insegnamenti più importanti è quello che riguarda l’accettazione attiva delle esperienze. Invece di piangerci addosso, e lamentarci della sfortuna o dell’ingiustizia che ci ha colpito, dobbiamo imparare a dire un sì pieno alla vita, non solo quando ci propone situazioni che troviamo di nostro gradimento, ma anche -e, aggiungerei, soprattutto- quando viviamo qualcosa che ci mette in difficoltà. Sono proprio queste esperienze che, se affrontate nel modo corretto, hanno il potere di farci fare dei veri salti quantici della coscienza. E questo ce lo insegna molto bene la fiaba di Cenerentola.

Nel libro compaiono molte metafore, analogie, simboli, come riescono i più piccoli a farle proprie?
Metafore, simboli, così come le fiabe stesse, parlano direttamente all’inconscio. Per questo sono strumenti di crescita potentissimi, purché naturalmente possediamo la giusta chiave interpretativa. Le favole, proprio come le nostre esperienze, possono essere lette a diversi livelli. A un livello più esteriore, vedremo storie crudeli, fatte di perfide matrigne, padri assenti, orribili streghe, e vite sfortunate condite dall’ingiustizia, ma a un livello più profondo saremo in grado di cogliere il percorso di crescita che i singoli protagonisti fanno proprio grazie a queste avversità. Credo che tra i compiti di un bravo genitore ci sia anche quello di fornire ai propri bimbi la giusta chiave interpretativa delle fiabe così come della vita.


Come ha scelto le favole da inserire nella raccolta?
In un modo piuttosto singolare. Durante la notte mi veniva in mente una favola e la sua chiave interpretativa. Di giorno mi limitavo a scrivere quello che era emerso durante la notte. È stato il libro che ho scritto più velocemente. Nessuna ricerca, una sorta di dettatura interiore. Un’esperienza che non mi era mai capitata prima. Molto interessante.

Ce n’è una in particolare alla quale è più legata?
Sì, ho sempre amato molto Raperonzolo, questa fanciulla rapita dalla strega e rinchiusa in una torre senza porte. Da piccola ho vissuto in un luogo piuttosto isolato e credo che il tema della solitudine fisica e affettiva mi abbia toccato più di quanto avrei voluto. Raperonzolo contiene anche uno degli insegnamenti che mi sono più cari: tenere è perdere. Non possiamo trattenere nulla che non ci appartenga davvero, perché lo perderemo comunque. Per questo dobbiamo imparare ad amare senza voler trattenere: rimarrà con noi chi lo sceglie liberamente. E solo quello sarà amore vero.
Le fiabe si concludono col noto “e vissero felici e contenti”, come possiamo vivere anche noi così? 
Per essere “felici e contenti” bisogna aver capito che cosa realmente ha il potere di renderci felici. E ciò che ci può rendere felici non è mai un’acquisizione esterna, la conquista di una meta, il raggiungimento di un obiettivo o il coronamento di un sogno: ma è ritornare a noi stessi, alla nostra vera natura che è amore. In una buona parte dei casi la fiaba si conclude col principe che sposa la fanciulla. Questo potrebbe farci pensare che è il principe che salva la fanciulla, ma a ben vedere non è affatto così. I protagonisti delle fiabe si salvano grazie al loro percorso di vita, pieno di ostacoli, accettati e superati con coraggio. E il matrimonio col principe rappresenta la vita che riversa su di essi l’amore di cui è fatta quando tornano dal loro faticoso viaggio di apprendimento. 
Come nasce il sodalizio con Michela Salotti?

Michela è un’amica oltre che una brava illustratrice e un’appassionata ricercatrice ​spirituale. Entrambe amiamo le favole. Un giorno, mentre stavamo chiacchierando al tavolino di un bar, un pensiero si è fatto spazio tra noi: se avessimo scelto alcune fiabe e avessimo unito le nostre forze per farne uno strumento di crescita interiore? Siamo rimaste istantaneamente affascinate da quest’idea.

E da quel momento abbiamo lavorato senza sosta, quasi come se questo libro avesse personalità propria e fosse impaziente di proporsi come un nuovo strumento di aiuto, una nuova via: la via delle fiabe.​

www.gabrielladalbertas.it

Intervista di: Elena Torre

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