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Conosciamo meglio Gabriele Micalizzi

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CAIRO.EGYPT.22/11/2011. A man tries to protect themselves from tear gas with the bow jacket in Mohamed Mahmoud st. Protesters during clashes with the Egyptian riot police near Tahrir square in Cairo. Egypt's civilian Cabinet has offered to resign after three days of violent clashes in many cities between demonstrators and security forces, but the action failed to satisfy protesters deeply frustrated with the new military rulers.(GABRIELE MICALIZZI/FOR NYTIMES MAGAZINE)
CAIRO.EGYPT.22/11/2011. A man tries to protect themselves from tear gas with the bow jacket in Mohamed Mahmoud st. Protesters during clashes with the Egyptian riot police near Tahrir square in Cairo. Egypt’s civilian Cabinet has offered to resign after three days of violent clashes in many cities between demonstrators and security forces, but the action failed to satisfy protesters deeply frustrated with the new military rulers.(GABRIELE MICALIZZI/FOR NYTIMES MAGAZINE)
\r\n\r\n \r\n\r\n \r\n\r\n \r\n\r\nSicuramente, dato il mio lavoro, l’approccio visivo alla vita è stato costantemente importante e per questo son sempre pieno di ammirazione verso coloro che riescono, attraverso il loro modo di inquadrare il mondo, a trasmetterci sensazioni di qualsiasi tipologia. Un talent come Master of Photography quindi aveva da subito solleticato il mio interesse. 12 fotografi di differenti nazionalità europee si confrontavano (sotto il giudizio di Oliviero Toscani, Rut Blees Luxemburg e Simon Frederick) su temi quali Roma – La grande bellezza, Berlino – Nightlife, Il nudo, Ritratto d’attore, Backstage, Natura e paesaggio, Casa dolce casa, Viaggio in Europa. Tra di essi, al di là dell’orgoglio nazionale, la mia attenzione si è subito fermata su Gabriele Micalizzi, classe 1984, fotoreporter, tanto da chiedergli al di là del risultato che avrebbe avuto il talent un’intervista. E si è rivelata l’intervista al vincitore del contest.\r\n\r\n \r\n\r\nQuando è stato il tuo primo contatto con il mondo della fotografia.\r\n\r\nDa quando avevo 15 anni ho sempre realizzato i graffiti su qualsiasi supporto. Negli anni ’90 c’era davvero un bel movimento legato a questa tipologia di arte. La necessità di saper fare foto nasceva dal fatto che se si realizzavano graffiti sui treni non si sapeva quando e se si sarebbero poi rivisti e quindi la fotografia rimaneva l’unica testimonianza di essi.Poi al liceo scoprii la camera oscura, in quel mood da sottomarino sovietico in cui con procedimenti di pura alchimia davi vita ai tuoi ricordi sono letteralmente andato “giù di testa”.Il Liceo che frequentavo all’epoca era molto particolare, l’ISA di Monza; un’accademia d’arte non solo a livello teorico, ma pratico con molti laboratori da poter seguire. Ero un ragazzo abbastanza agitato e devo dire grazie al mio professore Flavio Pressato che mi teneva li le mattine a stampare piuttosto che a seguire le altre lezioni o vedermi in giro a fare le tarantelle. Mi ricordo che il frigo della camera oscura era pieno di pellicole, carta e salami…\r\n\r\n \r\n\r\nCome hai compreso che la fotografia sarebbe stata la tua vita.\r\n\r\nDalla camera oscura ho fatto 20 metri e sono andato nella biblioteca della scuola, li ho visto i primi cataloghi dei grandi fotografi di guerra. Vedere quei posti esotici lontani, percepire quelle situazioni estreme ed adrenaliniche…. Tutto ciò mi fece immaginare e respirare l’avventura. Decisi che quella sarebbe stata la mia strada e ogni giorno ho investito tutto il mio tempo ed energie per trovare il modo di avvicinarmi a questo mondo.\r\n\r\n \r\n\r\nFotoreporter al fronte. La tua prima volta, la decisione di specializzarti in questo settore e seguirlo.\r\n\r\nLa prima volta fu nel 2009 in Afghanistan, ero embedded con l’esercito italiano e poi fui con i francesi. Mi aspettavo di vivere un esperienza tipo Apocalyps Now, ma la realtà era molto diversa; però grazie a questo viaggio compresi molte lezioni. Il mio maestro al tempo mi disse: “Bravo sei andato a fare le foto ai soldatini” ed ovviamente era in tono sarcastico.\r\nLa seconda esperienza, quella più formativa a mio avviso, fu la rivolta a Bangkok delle camice rosse. Lì mi esplose vicino la prima granata, un ferito mi cadde addosso e io lo aiutai, ma scattai comunque la foto. In quel frangente ho capito che ero tagliato per stare in mezzo a quel tipo di situazioni.\r\nDurante quel viaggio ebbi l’occasione di lavorare a fianco di James Nactwey, un’ esperienza indimenticabile.\r\n\r\n \r\n\r\nFotografia analogica, pro e contro.\r\n\r\nPro: qualità e un approccio migliore con la situazione, si è più selettivi e più attenti, non c’è niente da fare. Contro la spesa e il tempo.\r\n\r\n \r\n\r\nFotografia digitale, pro e contro.\r\n\r\nPro: per un reporter il digitale è stata la svolta, quando incominciai a coprire la cronaca a Milano dopo il liceo erano già gli albori del digitale. Molti della “vecchia guardia” mi raccontarono che, durante la rivoluzione al Cairo (quindi era prima del digitale), dovevano a volte fare chilometri per spedire i rulli, o nasconderli quando passavano le frontiere al ritorno. Tutto molto romantico, ma il modo ora va troppo di fretta e le news di conseguenza.\r\nUn altro vantaggio è che si può sperimentare molto di più e cosa importante ha reso anche questa professione più democratica e accessibile.\r\n\r\n \r\n\r\nOggi si dice che viviamo in un mondo di immagini, in realtà è così da sempre. Oggi forse c’è una maggiore facilità e fruibilità all’immagine. Cosa pensi del fatto che “siamo tutti fotografi”?\r\n\r\nLa memoria storica svanisce velocemente.\r\nCi sorprendiamo della propaganda dell’ISIS che taglia le teste quando se guardiamo la storia dell’arte è zeppa di tavole e affreschi di questo genere. In realtà noi stiamo vivendo il passaggio tra due epoche; con l’avvento di internet è cambiato il mondo e di conseguenza il modo di comunicare.\r\nAttraverso lo sviluppo dei social media parliamo più con immagini che con le parole basti pensare anche all’introduzione dell’emoticon. Quindi diciamo che in un futuro prossimo comunicheremo quasi solo con immagini o simboli e non più componendo parole scritte.\r\nSul fatto che siamo tutti fotografi trovo che sia una cosa positiva, pensiamo solo a quante foto incredibili riusciamo a vedere di situazioni inaccessibili. Mi vengono in mente le vite dei narcos messicani o gli account instagram della Nasa o degli esploratori estremi. Mi sono più volte chiesto quando si acquisisce la nomina di fotografo, ovvero chi è un fotografo.\r\nPenso che la fotografia sia un’arte libera e senza paletti di questo genere, invece il mestiere del fotografo è cosa ben diversa. Ovvero la grande differenza è la professionalizzazione che distingue queste due macro categorie.\r\nNon è pubblicando su un giornale o facendo una mostra che si acquisisce il knowhow necessario a professare questa lavoro.\r\nLa grande colpa sicuramente è anche dei giornali che inventandosi le famose gallerie: “foto dei lettori o you report”, per ottenere contenuti gratuiti gli hanno tolto credibilità.\r\nQuindi si apre un altro capitolo che è il mercato della fotografia… ma su questo vorrei sorvolare.\r\n\r\n \r\n\r\nVincitore del primo Master of photography. Raccontaci questa esperienza, come hai deciso di partecipare, il rapporto con i tre giudici e i fotografi intervenuti in trasmissione.\r\n\r\nTutto è nato dal secondo posto in un concorso molto importante che aveva come tema la Libia.\r\nMi servivano soldi per finanziare questo progetto, e un’amica mi parlò di MOP. Quando vidi la cifra che avrebbe ottenuto il vincitore mandai subito la candidatura. Mi chiamarono due giorni dopo per dirmi che ero stato selezionato.\r\nDa lì molti mi hanno incominciato a fare discorsi di etica e altri improbabili motivi per il quale io non avrei dovuto partecipare, ma grazie a Dio ho sempre pensato con la mia testa e anche per merito di questa esperienza ho selezionato bene chi sono le persone che mi sono davvero vicine.\r\nAll’inizio nessuno ci disse nulla e, al primo incontro di tutti noi, ci svelarono i nomi dei giudici, e quando sentii Toscani pensai di essere spacciato essendo un antireporter dichiarato.\r\nIn realtà alla fine lui dice sempre quello che pensa nel bene come nel male affermando il suo pensiero. Durante la gara ho sempre cercato di non essere banale e di spingermi oltre e Toscani questo lo ha capito, e sopratutto a lui piace l’istintività.\r\nOvviamente poi si esprime alla Toscani quindi anche se ti vuole fare un complimento suona sempre come un mezzo insulto. Ma io ho la pelle dura, lavoro da quando ho 16 anni e sono stato sotto gente molto più stronza di lui.\r\n\r\n \r\n\r\nA chi si avvicina alla fotografia cosa consigli? Corsi? Autodidatta? Libri?\r\n\r\nDare un consiglio su come approcciarsi alla fotografia e come dare un consiglio su come vivere la vita o conquistare una donna. Non c’è un’unica strada, non sono più gli anni 70/80 dove il percorso era più canonico.\r\nOra chiunque può approcciarsi alla fotografia c’è tanto di tutto, ma sicuramente consiglio un’esperienza in laboratorio e l’assistentato.\r\nIl concetto della bottega, come mi sono formato io, ti dona una marcia in più.\r\nMolti fotografi non hanno idea di come stampare, allestire una mostra addirittura usare il flash, scegliere le cornici, o realizzare un prodotto editoriale.\r\nNel gruppo in cui sono cresciuto la mentalità e sempre stata di fare tutto in casa casa; più sbagli e più impari.\r\nQuindi consiglio prima di chiedersi il perché si vuole fare il fotografo, e poi di leggere molti libri, ma non di fotografia, e poi buttarsi nelle situazioni.\r\n\r\n \r\n\r\nCome sai fin dalla prima puntata le tue foto mi han colpito molto per l’impatto emotivo e perché sono molto pittoriche, ma al fronte non si ha tempo di comporre quadri.\r\n\r\nTi ringrazio, la questione pittorica viene molto dal mio background.\r\nMa in realtà il fotogiornalismo nasce proprio dai pittori di guerra. In passato prima della fotografia, venivano inviati pittori in zone di conflitto che realizzavano schizzi e tele, poi tornati a casa creavano l’opera.  Comunque sì, non si ha il tempo di stare a pensare, infatti tutto è molto automatizzato. Il lavoro del reporter è prima di tutto riuscire ad arrivare in certe situazioni poi lo scatto viene naturale ed istintivo. Personalmente a me piacciono le fotografie dove succede qualcosa, quindi molto dinamiche, ma ci sono tanti modi di raccontare una guerra.\r\n\r\n \r\n\r\nCome è cambiata la tua vita dopo Master of photography.\r\n\r\nPrima di andare a MOP mi trovavo in Libia. Attualmente, quindi dopo MOP, sono in Libia e sto seguendo il conflitto tra le forze di Misurata e l’ISIS a Sirte. Quindi direi che non è cambiato nulla sto sempre in mezzo alla polvere. Sai il confronto è alla base di qualsiasi arte, quindi per me è stato un esperienza come un’altra. Posso dirti che userò una parte dei soldi per organizzare un concorso fotografico per soli fotografi italiani. All’estero, specialmente in America, è pieno di fondazioni e premi per cittadini americani, quindi vorrei dare la possibilità a chi ha una storia buona ma non i fondi di poterla continuare.\r\n\r\n \r\n\r\nIntervista di: Luca Ramacciotti\r\n\r\nFotografie di: Gabriele Micalizzi\r\n\r\n 

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