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Valerio Aiolli Lo stesso vento… in libreria

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Lo stesso vento è un romanzo che regge la propria trama su un oggetto: un ventilatore.\r\n\r\n \r\n\r\nIl ventilatore è il testimone da staffetta che passato di mano in mano intreccia le quattro storie narrate e fa da spettatore vigile alla vita che scorre intorno a sé.\r\n\r\nLa vicenda è ambientata a Firenze, a partire dal 1940, ma si snoda lungo un arco temporale che attraversa i fatti più significativi del secondo ’900. Fausto e Adriana – lui apprendista operaio, lei la figlia sedicenne di un piccolo borghese dalla simpatie fasciste – sono giovani e si vogliono sposare. Come pegno d’amore, Fausto le offre un oggetto bizzarro: un ventilatore della ditta per cui lavora. Simbolo del loro legame, all’inizio, l’oggetto finisce per essere lo spettatore impietoso della loro separazione: Adriana finirà per lasciare Fausto per il Professore, uomo più anziano e colto, e portare con sé il figlio Vittorio. Nel tempo, sotto la guida del nuovo compagno della madre, Vittorio diventa un giovane idealista. Innamorato di Francesca, decidono di trascorrere qualche giorno nella casa al mare di lei portando via il ventilatore della madre. Tornando in città, si accorgono di aver lasciato l’oggetto alla casa al mare di lei. Vittorio, che sa quanto Adriana sia affezionata all’oggetto, sente di doverlo tornare a prendere. Ma la decisone sarà fatale: i due giovani muoiono in un incedente. Il ventilatore viene abbandonato nelle mani dei traslocatori quando Peppe e Bianca, i genitori di Francesca, decidono di vendere la casa legata al tragico ricordo. Finirà nelle mani Guido, pittore, che acquista il ventilatore in un mercatino, il giorno in cui la relazione con Andrea finisce.\r\n\r\n \r\n\r\nSarebbe parziale parlare di immagini o di scrittura cinematografica perché la scrittura di Valerio Aiolli, così ben padroneggiata, sa creare quella atmosfera che solo il cinema di Soldini è in grado di mettere in scena. Lostesso vento ha la soavità di una Agata che fa scoppiare le lampadine al suo passaggio. Per comodità, chiameremo questa caratteristica delicatezza. Una delicatezza che trascina nella lettura tanto da voler consumare il romanzo tutto in una volta, tutto d’un fiato.\r\n\r\n \r\n\r\nValerio Aiolliè nato nel 1961 a Firenze, dove vive. Ha esordito nel 1995 con la raccolta di racconti Male ai piedi, finalista al Premio Assisi per inediti. Con il suo primo romanzo, Io e mio fratello (1999, edizioni e/o), tradotto anche in Germania e Ungheria, ha vinto il Premio Fiesole per narratori under 40 ed è stato ammesso alla Selezione Premio Strega. Sono seguiti Luce profuga, A rotta di collo (del 2002, con cui si è aggiudicato il Premio Giusti), Fuori tempo, Ali di sabbia e nel 2014 Il sonnambulo.\r\n\r\n 

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