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CHIARA FENOGLIO La divina interferenza

I poeti scrivono poesia pensando la poesia, confrontandosi continuamente, quasi come pratica giornaliera, con la scrittura saggistica.  Il loro argomento preferito è la poesia di altri poeti, il testa a testa, l’analisi e la discesa nei testi altrui è un modo per capire il proprio cammino.\r\n\r\nE dunque poesia e riflessione saggistica sono, secondo l’analisi di Chiara Fenoglio, i tratti più riconoscibili della grande poesia. Il poeta è colui che mette in atto quella ‘divina interferenza’ tra i due linguaggi, appropriandosi delle armi della critica e sfruttandole per segnare un percorso impuro, aperto e non metodico. I poeti del secolo scorso erano tanto certi di questa verità da non sentire neppure la necessità di argomentarla: sapevano cioè che la poesia viaggia con un bagaglio pesante, che è animata da una tensione a pensare se stessa, cioè a porsi in relazione contemporaneamente con la tradizione, il passato,  e il presente con tutta la ricaduta morale e umana che esso comporta. Sapevano, altresì che la critica è l’orizzonte interiore di ogni scrittura, in assenza del quale diventa sterile discutere del ruolo dell’intellettuale nella società.\r\n\r\nMa oggi questa saggezza si è persa, la situazione pare nettamente mutata, e forse la marginalizzazione del poetico ha a che fare proprio con un divorzio, con la deriva della poesia rispetto all’impulso critico e autocritico.La divina interferenza ha una ricchezza doppia: da un lato lancia una provocazione e pone una domanda ai poeti di oggi, dall’altra scrive sette storie poetiche in una chiave inedita: Ungaretti, Montale, Pasolini, Zanzotto, Fortini, Giudici e Sereni sapevano perfettamente che i loro scritti critici fornivano le coordinate per la lettura dei versi e che le loro poesie erano già di fatto degli atti critici. E oggi?\r\n\r\nChiara Fenoglio (Torino, 1977) è dottore di ricerca in Italianistica presso l’Università degli studi di Torino, dove ricopre anche l’incarico di docente di Didattica della Letteratura italiana. Insegnante e critico letterario, si è occupata di Leopardi, Manzoni, Montale, di novellistica cinquecentesca e più recentemente di poesia contemporanea. Collabora a Lettere Italiane, L’Indice dei Libri del mese e a La Lettura de il Corriere della Sera. Il suo libro “Un infinito che non comprendiamo. Leopardi e l’apologetica cattolica del XVIII e XIX secolo” (Dell’Orso, 2007) ha vinto il premio Tarquinia-Cardarelli per la critica letteraria nella sezione “Opera prima”.\r\n\r\nFonte: Alba Donati

Grafica Divina

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