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NAPOLEONE: a Waterloo 200 anni dopo, dalla carrozza agli Inglesi passando per il cinema

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Tornano il 17,18 e 19 agosto i freschi réndez-vous nel chiostro di San Micheletto a Lucca\r\n\r\nConversazioni napoleoniche: a Waterloo, 200 anni dopo\r\n\r\nIn carrozza, prima e dopo la sconfitta, un occhio su questa vicenda chiave della storia europea\r\n\r\n \r\n\r\nIngresso libero\r\n\r\n \r\n\r\nA Waterloo, 200 anni dopo. È questa la meta delle Conversazioni Napoleoniche di quest’anno, appuntamento estivo che da nove edizioni caratterizza l’agosto culturale lucchese, che si svolge nell’ambito del progetto “Da Parigi a Lucca: il gusto di vivere al tempo di Napoleone e Elisa”, ideato da Roberta Martinelli con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e della Fondazione di Livorno.\r\n\r\nE di quale altro luogo e tempo si potrebbero interessare le Conversazioni 2015, nell’anno in cui ricorre il bicentenario da una delle date chiave della storia europea e mondiale, la sconfitta per eccellenza, nonché la fine della vicenda politica e storia del mito tra i miti?\r\n\r\n \r\n\r\nL’iniziativa è stata presentata alla stampa dal sindaco di Lucca Alessandro Tambellini, dal vicepresidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, Maido Castiglioni  e da Roberta Martinelli, direttore dei Musei delle Residenze Napoleoniche dell’isola d’Elba (1998-2013) e ideatrice del progetto, insieme ai relatori Velia Gini Bartoli, Simonetta Giurlani Pardini e Pier Dario Marzi.\r\n\r\nCome in un loop temporale, lunedì 17, martedì 18 e mercoledì 19 agosto, sempre nel chiostro di San Micheletto (Lucca) alle 21,30 a ingresso libero, grazie alla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca che sostiene il progetto dal 2007, si parlerà di cosa accadde quel 18 giugno del 1815. Di come Napoleone ci arrivò, fisicamente, con la sua carrozza (la prima sera con Velia Gini Bartoli e Simonetta Giurlani Pardini), di quello che accadde, raccontato dal cinema non senza l’uso di particolari cruenti e sanguinosi (l’ultima sera, con Pier Dario Marzi), e di cosa significò, quella sconfitta, per i più acerrimi nemici dell’Empereur: gli Inglesi (la seconda sera, con Peter Hicks della Fondation Napoléon di Parigi).\r\n\r\nDa tre anni, l’associazione “Napoleone e Elisa: da Parigi alla Toscana” collabora con il Cineforum Cinit Ezechiele 25,17, uno dei riferimenti culturali a livello provinciale per il cinema, e da prima con il progetto internazionale di studi napoleonici Bonesprit della Provincia di Lucca. Dall’anno scorso, le conversazioni e il progetto “Da Parigi a Lucca: il gusto di vivere al tempo di Napoleone e Elisa” sono sostenuti anche dal Comune di Lucca, nell’ambito dello sviluppo turistico e culturale della Lucca napoleonica. Come ha rilevato il sindaco Alessandro Tambellini durante la conferenza stampa, “Le vicende napoleoniche hanno infatti grandemente influito sulla storia di Lucca, segnando un’epoca particolarmente vivace e ricca di innovazioni che ha lasciato una rilevante eredità storico, artistica e culturale evidente anche nella conformazione urbanistica attuale”.\r\n\r\n \r\n\r\nLunedì 17 agosto ore 21,30 “A Waterloo… in carrozza”, di Velia Gini Bartoli e Simonetta Giurlani Pardini.\r\n\r\nCome viaggiava l’Imperatore? E cosa ne fu del suo mezzo dopo la sconfitta? Progettista, inventore, stratega, Napoleone non poteva che avere un mezzo di trasporto all’altezza delle sue esigenze. Tanto che, comme d’habitude, lo progettò lui stesso, facendolo eseguire dal suo carrozziere Paul Getting.\r\n\r\nNon era una semplice carrozza, ma un mezzo versatile, funzionale, a rapida ed altissima trasformabilità, proprio come le imbarcazioni veloci di oggi. È infatti a modello di quella carrozza che esse, negli anni Settanta del Novecento, iniziarono ad essere progettate: mobili che si trasformano a seconda dell’uso e che restano sempre compatti, una rete sopra la testa per tenere le carte, letto e tavolo a scomparsa, libri editi in versione pocket da leggere grazie alla lampada presente sul cocchio, per risparmiare spazio ed olio. Un mezzo con ogni comfort e lusso, soprattutto per la scelta dei materiali di grande qualità, ma anche leggero per potersi muovere velocemente sul campo.\r\n\r\nDentro, diversi oggetti, dal nécessaire per i denti al burnus rosso comprato durante la campagna in Egitto, dal quale non si separa mai, stoviglie e candelabri raffinati per poter ospitare nella sua berlina personalità di rilievo durante i viaggi, sistemati in modo da poter essere trasportati senza danni, e infine il suo bidet de campagne in argento e mogano, attualmente conservato al Museo nazionale di Fountainebleau. Questi capolavori “in miniatura” danno l’opportunità di scoprire lo spirito d’innovazione del tempo, le capacità tecniche e il senso estetico di artigiani come l’orafo ebanista Biennais e orologiaio di genio, Breguet, che determinerà una svolta nella storia dell’orologeria con le sue invenzioni e innovazioni come la creazione del primo orologio da polso al mondo realizzato per Carolina Bonaparte nel 1812.\r\n\r\nCosa ne fu di tutto questo? Nonostante l’iconografia legata a Waterloo ritragga, al momento della sconfitta, Napoleone che esce dalla sua carrozza, in realtà in quel momento egli era già lontano. La carrozza passerà di mano in mano, per finire al Museo Bullok di Londra, dove diverrà la principale attrazione per 220.000 visitatori inglesi curiosi di vedere come viveva il Grande Sconfitto.\r\n\r\n \r\n\r\nMartedì 18 agosto ore 21,30 “Chi ha perso davvero a Waterloo? La Gran Bretagna tra le campane della vittoria e la vicenda di Peterloo”, di Peter Hicks, docente universitario di storia, storico e responsabile delle relazioni internazionali della Fondation Napoléon di Parigi.\r\n\r\nCosì come la carrozza di Napoleone, esposta a Londra, vide una folla di inglesi curiosi accalcarsi su di essa nella speranza di cogliere un senso al termine di quella storia, di quella vicenda politica e personale, di quel nemico che li aveva preoccupati e impegnati per tanto tempo, la Gran Bretagna ebbe reazioni contrastanti di fronte a Waterloo.\r\n\r\nL’acerrimo nemico era sconfitto, e le campane di Londra suonarono a festa appena giunta la notizia, il 22 giugno 1815. E si accesero falò, si celebrarono ringraziamento a Dio per la vittoria, e si pubblicarono memorie della battaglia… Ma il Governo di questo regno di quattro nazioni unite solo recentemente, aveva ben altri problemi. Tra classi sociali in cerca di una ridefinizione, la disoccupazione conseguente la rivoluzione industriale, la smobilitazione dei soldati e la sovra-produzione, l’effetto adrenalinico di Waterloo fece presto a svanire. Non a caso nel 1819 a Manchester, il massacro della popolazione in rivolta condotto dai veterani della cavalleria che aveva vinto a Waterloo, fu ribattezzato “di Peterloo”: non certo un trionfo nazionale, ma un iconico, inutile, illiberale massacro.\r\n\r\n \r\n\r\nMercoledì 19 agosto ore 21,30, “Napoleone in guerra: l’occhio della cinepresa tra le divise insanguinate, di Pier Dario Marzi, grazie alla collaborazione con il Cineforum Cinit Ezechiele 25,17.\r\n\r\nUn aspetto dell’esistenza di Napoleone che è stato universalmente riconosciuto, al di là delle simpatie che l’Imperatore aveva ed ha raccolto, è quello della sua abilità militare e bellica: una sorta di unicum nella Storia. Il cinema ha guardato con rispetto alla figura di Napoleone, scavando spesso nel privato, non mancando di mettere in scena proprio le sue imprese in battaglia. In questa serata, grazie alla proiezione di alcuni spezzoni di pellicole scelte, si potrà riscoprire il cinema napoleonico nei suoi aspetti bellici in tutta la loro spettacolarità e crudezza, partendo dalle battaglie di Abel Gance fino al film bellico per eccellenza che è il Waterloo di Bondarciuk, sontuosa rievocazione della grande battaglia.\r\n\r\nCome di consueto, tutti sono invitati ad unirsi alle serate per scoprire atmosfere e curiosità del passato gustando anche qualcosa di fresco, gentilmente offerto dalla Pasticceria Pinelli, sponsor dell’iniziativa.\r\n\r\nInfo su http://napoleoneeilsuotempo.wordpress.com e su www.facebook.com/napoleonidi\r\n\r\n \r\n\r\n \r\n\r\nIl progetto “Da Parigi alla Toscana: il gusto di vivere al tempo di Napoleone e Elisa” (http://napoleoneeilsuotempo.wordpress.com) è nato nel 2007 sulla scia del rinnovato interesse verso il periodo napoleonico lucchese e toscano, stimolato dalle mostre e dal lavoro realizzati a partire dal 2002 dalla dottoressa Roberta Martinelli a Palazzo Ducale, e comprende iniziative che si svolgono durante tutto l’anno in diversi luoghi della Toscana (Lucca, Livorno, Elba).\r\n\r\nIn questi anni ha preso vita una lunga collezione di eventi, tra cui si ricorda la mostra che Roberta Martinelli e Velia Gini Bartoli hanno curato ed allestito al Musée de l’Armée di Parigi, dal titolo “Avec Armes et bagages. Dans un mouchoir de poche” (26 ottobre 2012 – 13 gennaio 2013; 238 oggetti esposti, con la partecipazione di 25 soggetti tra musei, biblioteche internazionali e raccolte private), nata in seguito alla mostra “Mito e Bellezza” (Lucca, 2009-2010), e che ha ispirato un nuovo filone di studi internazionali sul rapporto tra l’Imperatore e il costume.\r\n\r\nGrazie agli studi inediti condotti in archivi italiani e francesi, recentemente è stato riportato all’aspetto originario il Palazzo dei Mulini di Portoferraio, reggia imperiale di Napoleone all’isola d’Elba, nella suddivisione degli spazi e nelle facciate che egli aveva voluto. L’intervento è oggetto del volume di Roberta Martinelli e Velia Gini Bartoli “Napoleone Imperatore, imprenditore e direttore dei lavori all’Isola d’Elba”, Gangemi 2014.\r\n\r\nÈ stata inoltre presentata nel maggio 2015 all’Archivio di Stato di Lucca una preziosa scoperta tutta toscana: la cravate che l’Imperatore lasciò all’Elba, sul suo cuscino, la notte della fuga.\r\n\r\nFonte: Anna Benedetto\r\n

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