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Statti attento da me

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STATTI ATTENTO DA ME\r\n\r\nAMLETO DE SILVA\r\n\r\n‘ROUND MIDNIGHT EDIZIONI, 2012\r\n\r\nROMANZO\r\n\r\n \r\n\r\nNon è che se hai quarant’anni, sei laureato, un lavoro nemmeno a parlarne, un giorno cominci tutt’a un tratto a credere alle favole. Lo sa bene Totonno, come sa che se sei uno sfigato cronico bisogna che ti guardi anche dalle coincidenze positive, che quella la sorte si diverte a farsi beffe di te e conviene non lasciarsi ingannare. Se quindi da un bel momento cominciano a capitare cose strane, tipo che fai una fesseria da completo imbecille fuori dalla tua finestra e proprio in quel momento la vecchia spiona che sempre- sempre!- sorveglia tutto il vicinato è distratta e riesci – non si sa come – a non essere sgamato nella medesima situazione incresciosa da tua madre (ché, ovviamente, Totonno vive a casa dei suoi) non è detto che sia una cosa buona. E non sia mai che qualcosa venga a turbare la mediocrità nella quale sei adagiato, pure se, rispetto agli sfaccendati amici del bar, almeno le donne non ti mancano.\r\n\r\nMarchitiello, è invece sostanzialmente felice: macchina sfiziosa, appartamento da single arredato da architetto (fa niente se quella maledetta maniglia lui lo sapeva che prima o poi un danno glielo faceva!), lavoro assicurato e pure un sogno da realizzare quanto prima, ovvero riuscire finalmente a schiodare suo padre dalla taverna di cui son proprietari- ché pure è tempo di andarsene in pensione!- per trasformarla finalmente a suo piacimento. Ma se la sorte ti mette sulla strada una che si chiama Opale e che ti entra nel sangue – anche se tu e il tuo mondo per lei siete “‘o cess”, non fosse altro perché ha sedici anni – e quando c’è lei ti cominciano a succedere cose pericolose, forse devi cominciare a preoccuparti.\r\n\r\nPure Gioggiò un lavoro ce l’ha e si arrangerebbe anche benino quanto a soldi, se non fosse per quel vizietto che , a torto, crede di saper tenere nascosto e che prima o poi in un pasticcio di quelli seri lo doveva far trovare. Meno male che ci sta il vecchio amico d’infanzia Michelone ‘o Scemo, altrimenti noto come Michelone ‘o Ricchione.\r\n\r\nAnna lavora da precaria nella redazione del giornale di città dove per far carriera o devi essere figlio di qualcuno o amante di qualcun altro e quindi per sperare – sperare solo eh – di mettere qualche piccolo puntello (anche perché non è che poi il sacro fuoco del giornalismo l’abbia mai seriamente sfiorata, per dirla tutta) la via più breve e praticabile è “avvicinare” il caporedattore che non disdegna affatto, anche se è sposato, untuoso, panzuto, un po’ viscido e, vabbè pazienza, non si frequenta col sapone e nemmeno tanto con l’acqua, in verità.\r\n\r\nE poi c’è Lucio, buono e gentile, fuori tempo come i suoi jeans e le sue magliette, segnato da un “incidente” di gioventù con la ragazza che aveva preso il suo cuore adolescente…\r\n\r\nIn che modo le vite di Totonno, Marchitiello, Gioggiò, Anna e Lucio sono destinate ad incontrarsi secondo quei disegni complessi che solo la vita reale è capace di creare? Come riusciranno ad influenzarsi a vicenda in uno spaccato di normalità che sa essere più assurdo della trama di un film con esiti ora drammatici, ora comici, ora surreali?\r\n\r\nAi protagonisti di questo romanzo corale fa da corollario una fauna umana variegata che contribuisce ad affrescare mirabilmente il microcosmo partenopeo creato da Amleto De Silva. Ognuna delle figure che si incontrano si muove nel suo habitat con sicurezza, incastonata nella sua storia di mediocrità e pochezza che bene si incastra con le storie degli altri, più o meno ugualmente squallide, figure sempre senza possibilità alcuna di redenzione ma mai irrigidite in tristi macchiette. Statti attento da me si presta a molteplici piani di lettura e per questo è destinato a deludere ben poche categorie di lettori. È sicuramente un libro divertente, capace di regalare qualche ora di leggerezza (per fortuna consta di quasi 500 pagine che finiscono troppo presto!) e risate impossibili da trattenere (attenzione: non leggetelo in treno!) davanti a dialoghi surreali e vivide scenette ingenerate spesso da improvvisi colpi di scena e svolte comiche stranianti. Ma come tutti i libri di spessore (non solo fisico) il romanzo di De Silva offre amari spunti di riflessione sulla mediocrità e la pochezza che connotano la nostra società; e ovviamente il fatto che descriva una realtà del sud non confina geograficamente l’analisi spietata, semplicemente l’autore parla di ciò che conosce e che rientra però nella mentalità italica tutta. La voglia di raggiungere risultati attraverso scorciatoie più o meno lecite; il malcostume che caratterizza, d’altro canto, molti, troppi ambienti di lavoro; la prassi dei compromessi più o meno squallidi da parte di chi l’impone, li sceglie, li suggerisce; l’inerzia che si insinua in chi ha provato a cambiare le cose ma poi si è stancato a muoversi invano nelle sabbie mobili e vi si abbandona (poi magari c’è anche l’imbecille di turno che gli dà del bamboccione, ma questo è altro discorso); il sottobosco di microcriminalità che inevitabilmente si ciba e trae forza da certe situazioni socio-economiche; il mondo dell’informazione, dell’università e della cultura che, assolutamente ripiegato su se stesso, in rigurgiti di autoreferenzialità e presunzione sa solo sfruttare quel mondo che dovrebbe contribuire ad aiutare, abdicando al proprio ruolo e mostrando tutta la volgarità della prostituzione intellettuale. È evidente che ogni risata, dunque, lascia l’amaro in bocca perché la finzione letteraria non impedisce di riconoscere quanto di vero ci circonda ogni giorno. Bisogna avvertire il lettore che De Silva, scegliendo di raccontare la vita reale, ha voluto adeguarvi il registro linguistico ed è necessario mettere da parte inutili sovrastrutture mentali per immaginarsi un mondo in cui ogni personaggio parla esattamente come dovrebbe, come parlerebbe insomma nella vita vera. Qualche obiezione sul linguaggio volgare appare quindi abbastanza superflua come anche quella sulla presunta difficoltà di un lettore non campano. Il linguaggio colorito non è neppure funzionale ad una facile comicità, ché, da solo, dopo cinque minuti non fa ridere neppure nei cinepanettoni; l’abilità dell’autore sa dosarlo con gli altri ingredienti secondo una cifra stilistica che finisce per contraddistinguerlo, con il risultato di far ridere cuore nei momenti precisi in cui lui l’ha previsto. Un romanzo che potremmo definire forse neorealista, come quei film in cui non c’è spazio per il lieto fine da favoletta, certo irriverente, intelligente, ironico, nel quale De Silva con sguardo disincantato descrive i suoi eroi sconfitti mentre cercano di sopravvivere a loro stessi e alla vita che gli è toccata in sorte, una vita nella quale non c’è alcuna pietà soprattutto per quelli più fragili e con l’animo più puro. Come nella vita vera, appunto. Diverse le pagine di mirabile comicità, tra tutte, forse, quelle dedicate all’eroe Poncarè.\r\n\r\nStatti attento da me è uscito anni fa autoprodotto. Oggi è disponibile a cura della ‘round midnight in una nuova edizione, impreziosita da una appendice in cui l’autore spiega il perché delle sue scelte editoriali e il suo interessante pensiero sul panorama editoriale italiano.\r\n\r\nArticolo di: Alessandra Farinola\r\n\r\n \r\n\r\n \r\n\r\n 

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