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Leonardo Gori ci presenta “il ragazzo inglese”

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Conosco Leonardo Gori da molti anni ed ho imparato ad amare lui e Bruno Arceri come fossero due amici che frequentano la stessa compagnia.

Quindi fare due chiacchiere con Leonardo per sapere qualcosa in più di Bruno più che un’intervista può essere considerata una chiacchierata 😉

In lireria per Tea arriva “Il ragazzo Inglese” e leggerlo credo sia una cosa fatta bene 😉

Quanto la  “vicinanza” ad Arcieri ti ha aiutato nella tua visione dell’Italia per com’è oggi?

Bruno Arcieri vive su due piani narrativi: la fine degli anni Sessanta e
gli anni Trenta e Quaranta del Novecento. Sono due epoche che molti
credono remote, superate dalle recenti rivoluzioni tecnologiche,
economiche e di costume. Invece sono tra di loro interconnesse e
rappresentano la premessa del mondo in cui viviamo. Per cui, guardando
quelle vicende da “dentro”, attraverso gli occhi del mio personaggio, mi
illudo di intuire qualcosa delle radici dei nostri mali (e delle nostre
gioie) e provo a passarle ai lettori.

Ne “Il ragazzo inglese” Il tuo ultimo romanzo i personaggi si muovono in un preciso è difficile momento storico cosa ha mosso in te la decisione di scegliere proprio quegli anni?

“Il ragazzo inglese” si svolge nel periodo, durato quasi un anno, della
“non belligeranza”, quando in Europa c’era già la guerra ma l’Italia
ancora stava a guardare. E’ un periodo di cui nessuno parla mai:
sospeso, ansioso, quasi irreale; mi verrebbe da dire metafisico… Mi
interessa occuparmi prorpio delle epoche di passaggio, di crisi,
“strane” come questa. Senza per carità l’intenzione di voler insegnare
nulla a nessuno! Racconto le storie dei miei personaggi, dei loro amori,
delle loro paure e delle loro speranze, e cerco di metterle “in
risonanza” con l’epoca in cui le ambiento.

Presente tra le pagine il tema della “salvezza” Cosa significa per loro e per te?

I miei personaggi, nel “ragazzo inglese” ma forse in tutti i romanzi con
Bruno Arcieri, cercano una salvezza: anche fisica, come nel caso di
Elena Contini, perseguitata per le sciagurate leggi razziali, ma
soprattutto morale. Bruno Arcieri cerca di salvarsi da se stesso: dai
lacci interni che lo legano a una visione del mondo e della vita che gli
vanno ormai stretti; dal senso di colpa nei confronti di Elena, perché
nonostante tutto, per il suo lavoro, di sente complice del fascismo; da
forze interne, profonde, che ancora si illude di ignorare… Ogni
scrittore mette qualcosa di sé nei suoi romanzi, e indbbiamente cerco di
salvarmi anch’io: raccontare storie, che interessino e divertano i
lettori, è la mia strada maestra.


In tutta la nostra recente storia passata ci sono tanti segreti che ancora aspettano di essere rivelati che peso hanno su chi siamo oggi?

Abbiamo ombre lunghissime, dietro di noi, che ci condizionano eccome:
dettano le nostre decisioni, guidano i nostri pensieri. Certi buchi neri
del passato sono stati forse provocati proprio per governare le nostre
paure. Ma se vogliamo liberarci del passato, dobbiamo prima conoscerlo
bene, anche per rendere giustizia alle innumerevoli vittime di un filo
nero che percorre tutta la storia d’Italia.

Tu che sei uno studioso ti sei mai pentito di aver scoperto qualcosa in più su di noi?

Elena, io non sono uno studioso! Io sono un lettore che forse è dotato
di una curiosità vorace. E benché sia stato molto turbato da certe cose
che ho scoperto, nel mio forsennato lavoro di documentazione, qualche
volta fino a perdere il sonno, non mi sono mai pentito di aver scavato
nel profondo e di aver rivolto uno sguardo nel baratro. La conoscenza
non è mai un male, e poi rifluisce nelle mie pagine. Tutto serve, per
raccontare un piccolo mondo, quello di Bruno e dei suoi amici, che
galleggia come un guscio di noce sul mare della Storia.

Articolo di: Elena Torre

Foto: Cristina Andolcetti

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