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Ospite del nostro format musicale Renesto

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È in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme digitali “NIENTE DA PERDERE”, il nuovo singolo di RENESTO che anticipa il nuovo album.

Registrato e prodotto presso l’Animal House Studio di Ferrara da Federico Viola e Michele Guberti, “Niente da perdere” è un brano dalle sonorità pop che mira a descrivere una specifica dimensione emotiva: una presa di coscienza che, in diversa misura, ogni singolo individuo ad un certo punto del proprio cammino si ritrova a dover esperire, e a cui fa seguito sempre una rinascita, uno slancio emotivo, una energia che scaturisce dall’essersi spogliato di ogni costrizione mentale, da ogni stereotipo ed etichetta. Quando non si ha più “niente da perdere”, si può ripartire da zero.

“Niente da perdere” è il tuo nuovo singolo: quali sono le tematiche centrali che hai sottolineato nella canzone?

Il tema del brano si basa sul ripartire da zero spogliandosi della condizione presente, proprio in ragione del fatto che non si ha più nulla da perdere, immaginando di tornare bambini e provare a scrivere ancora una volta ciò che verrà: c’est la vie, insomma!

Hai in previsione un disco?

Sì, ho un album pronto che non tarderà ad uscire, anticipato dal mio primo singolo “La migliore hit sulla luna” e da questo nuovo “Niente da perdere”.

In cosa hai cercato di apportare la tua personalità e ricerca musicale?

La mia personalità si rivela in maniera cospicua nell’album dal momento che oltre ad essere interprete sono anche autore delle canzoni presenti; da musicista ovviamente ho seguito ogni momento della produzione dei brani.

Quali sono i generi in cui spazi per la tua produzione?

L’idea che ho avuto fin dal principio nella produzione di questo mio primo lavoro da solista è stata quella di miscelare elettronica e canzone d’autore, cercando di non dimenticare mai il fattore “groove” che mi ha accompagnato in tutto il mio percorso musicale di una vita; possiamo trovarci quindi assaggi di funky,drum machine disco, bassi raggae, sequenze anni ‘80 e chitarre sognanti.

Cosa significa lavorare nella musica oggi?

Posso dire di aver attraversato tre ere musicali durante il mio percorso. Sono partito da ragazzino ascoltando vinili e musicassette, poi ho vissuto l’entusiasmo dell’avvento del CD per poi trovarmi ad ascoltare e produrre musica liquida sui computer. Una musicassetta, un vinile o un CD avevano una durata di qualche anno, oggi un album nuovo ha una durata al massimo di sei mesi. Ciò costringe gli artisti a produrre tanto materiale, ad uscire sempre con brani nuovi, a scapito spesso della qualità. La ricetta quindi a mio modesto parere, per lavorare in questo mondo è quella di scrivere, scrivere, scrivere…

Pensi che i social network e il web in generale siano importanti per farsi notare oggi?

Assolutamente sì, purtroppo oggi se non sei presente in maniera massiccia sui social non esisti; gli spazi per esibirsi dal vivo ed andare ad ascoltare una band che non si conosce, a differenza del passato, sono quasi inesistenti.

Il web perciò diventa una grande opportunità, una vetrina da sfruttare al massimo per arrivare al maggior numero di ascoltatori possibili.

Come hai vissuto il periodo di quarantena?

Le prime due settimane oserei dire bene, ho approfittato della semisolitudine per scrivere nuove canzoni, lavorare su qualche arrangiamento; poi ha iniziato a pesarmi la mancanza del contatto fisico con le persone, del sentire l’aria sulla faccia, dell’assaporare un buon calice all’imbrunire seduto ad un tavolino. Siamo tutti molto stanchi, ci mancano le piccole cose di tutti i giorni che sono vita vera perché noi siamo quel che accade!

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