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“Rock, pop, jazz… e non solo” Al Di Meola Across the Univers

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Al Di Meola
Across the Universe
(Ear Music / Edel)

  Finirà mai di stupire, emozionare, aprire orizzonti nuovi la musica dei Beatles? A giudicare dal magnifico secondo tributo chitarristico alla band realizzato dal grande solista jazz USA Al Di Meola, per ringraziare “chi mi ha dato la spinta per cui vivo di musica” e con tanto d’omaggio -via cover- a John Lennon, sicuramente è ancora molto lontano, il momento in cui i Fab Four cesseranno di donarci emozioni forti.

Con classe, cultura, gusto e una non certo comoda voglia di osare, Di Meola non tocca il capolavoro del ‘68 che cita come titolo, nel suo viaggio in 14 tappe fra pagine beatlesiane, ma poco conta. Perché di capolavori nel canzoniere di McCartney-Lennon-Harrison-Starr ce n’è a iosa; tanto che l’artista del New Jersey può anche permettersi d’infilare, accanto a una versione struggente di “Hey Jude” cui in modo inedito denuda l’anima musicale, riscoperte maestose di pezzi “minori”, quantomeno si fa per dire. Come quando con chitarrismo assorto rilancia nelle nostre emozioni gli spunti di “Your Mother Should Know”, o quando con incisivo e stuzzicante piglio jazz-folk (con tanto di vitalità aggiuntiva, a cura con pudore del mitico trombettista Randy Brecker) rinnova oltre ogni abitudine d’ascolto “I’ll Follow the Sun”.

In questo “Across the Universe”, peraltro, Di Meola fa quasi tutto da sé: affiancando a una chitarra elettrica spesso vibrante e irrefrenabile un’acustica per lo più intensa arrangiata con garbo; suonando basso, batteria, tastiere, percussioni; scegliendo pochi e precisi ingredienti sonori in più per alcuni passaggi (fra essi la smagliante fisarmonica di Fausto Beccalossi e la tromba del già citato Brecker); osando infine piccole aggiunte compositive a molti brani, che dunque estende ed esplora dentro un atteggiamento -sempre rispettoso- da studioso d’alto bordo, che rilegge i Beatles fra jazz e musica praticamente colta.

Si parte spezzettando e sincopando “Here Comes the Sun”, cui spezie flamenche, sapori etnici e spruzzi rock aprono scenari quantomeno inusuali, ma certo belli e a tratti commoventi; poi si prosegue con l’arcobaleno timbrico regalato grazie a qualche arco e qualche fiato alla suite che prende le mosse da “Golden Slumbers”, e ancora si vaga dalle eco in stile Queen (e di finger picking) regalate a “Dear Prudence” sino alla rilettura profonda e rinvigorente, a più livelli, pensata per “Strawberry Fields Forever”.

Va da sé che quando si tratta di Beatles tutto sarebbe da citare, o quasi; e con un Di Meola tanto ispirato idem, il discorso non cambierebbe granché. Dunque vi basti, come ulteriore invito ad assaporare l’arte del chitarrista e riscoprire una volta di più le potenzialità immense della musica beatlesiana, l’originalità chitarristica quieta di “Yesterday”, e un lungo, poderoso finale che partendo dalla bellissima ripresa di “Julia” (sempre dall’Album Bianco) e passando per una performance da one-man-band di gusto e talento che Di Meola mette in gioco in “Till There Was You” dando sfogo alla propria arte sul versante elettrico, giunge al toccante passaggio acustico in solo donato ad “Here, There and Everywhere” e lo fa chiudere con un cameo gioioso e giocoso, la voce della sua bimba che canta “Octopus’s Garden” durante un viaggio in macchina, a ricordarci definitivamente quanto è bella la musica dei Beatles, quanti colori abbia, quanto faccia parte della nostra vita. A tutte le età, da ogni prospettiva, in ogni momento, ed anche come contributo alla nostra anima per sopravvivere, crescere, alla fin fine vivere appieno.

Articolo di: Andrea Pedrinelli

Da ascoltare/guardare, “Julia”:
https://www.youtube.com/watch?v=X0WSr3guTGw&list=OLAK5uy_ml3pnhLmIwNMBhMQqRtjAAN-KNDyprvoM

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Andrea Pedrinelli
Critico musicale e teatrale, è giornalista dal 1991 e attualmente collabora con Avvenire, Musica Jazz, Scarp de’ tenis, Vinile. Crea format tv e d’incontro-spettacolo, conduce serate culturali, a livello editoriale ha scritto importanti saggi fra cui quelli su Enzo Jannacci, Giorgio Gaber (di cui è il massimo studioso esistente), Claudio Baglioni, Ron, Renato Zero, Vasco Rossi, Susanna Parigi. Ha collaborato con i Pooh, Ezio Bosso, Roberto Cacciapaglia e di recente ha edito anche Canzoni da leggere, da una sua rubrica di prima pagina su Avvenire dedicata alla storia della canzone.

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