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Ospite del nostro format musicale Sabba

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Sabba è il nome d’arte di Salvatore Lampitelli, vincitore di The Winner Is 2017, il talent canoro condotto da Gerry Scotti con Mara Maionchi e Alfonso Signorini. Attivo dal 2004, Sabba ha collaborato con grandi della musica napoletana come Franco Del Prete, Mario Insenga (Bluestaff), Gennaro Porcelli (Edoardo Bennato), Massimo De Vita (Blindur). Dal 2015 è nel cast di Dignità Autonome di Prostituzione, spettacolo teatrale di Luciano Melchionna. Con la band Sabba e gli Incensurabili ha due dischi all’attivo con brani inediti e un importante progetto live dedicato a Lucio Battisti.

Quando hai iniziato a fare musica?

Ho iniziato a 18 anni. Avevo fatto per dieci anni il ballerino. Ero iscritto alla Federazione Italiana Danza Sportiva con la quale sono arrivato, insieme alla delegazione italiana del mio team, tra i primi 24 al mondo nella magnifica competizione di Blackpool (UK)

Con quali artisti sei cresciuto?

Le band napoletane The Showmen e Napoli Centrale, il chitarrista e cantautore napoletano Pino Daniele, gli artisti internazionali Elton John e Prince principalmente, ma anche i cantautori Lucio Battisti, Fabrizio De Andrè, Luigi Tenco, e poi i bluesman BB King, Steve Ray Vaughan e tanti altri.

Come nasce la tua musica? Quali sono le tue fonti d’ispirazione?

Le mie fonti d’ispirazione sono pensieri, emozioni, accadimenti della mia quotidianità. E’ da lì che prendo spunto per le cose che scrivo, compongo, produco e realizzo insieme ai miei collaboratori.

Di cosa parla la tua nuova avventura musicale?

Parla delle stesse cose di sempre, delle stesse cose di tutti, da un punto di vista nuovo, diverso.

Qual è il messaggio che vuoi mandare con la tua musica?

Prima mi occupavo principalmente di tematiche sociali, col tempo ho cominciato ad esplorare l’animo umano, oggi voglio solo dimostrare libertà, curiosità nella ricerca di nuove sfumature di me, fuga dalle etichette.

Cosa hai deciso di raccontare con il tuo progetto?

Cosa sento, come sento.

Qual è il momento in cui hai scoperto che avresti voluto intraprendere la strada della musica?

A 18 anni invece di studiare Latino e Greco, andavo in studio con Franco Del Prete (batterista The Showmen, autore Napoli Centrale) in quanto ero stato ingaggiato come cantante dei Sud Express, la sua band, con cui ho collaborato alla stesura di composizioni, cori e chitarre nel disco L’ultimo Apache prodotto da Rai Trade.

Quali sono i generi in cui spazi nella tua produzione?

Amo il blues, l’r&b, la musica di una volta, i cantautori italiani. Ma alla fine metto dentro tutto ciò che mi passa per la testa in quel momento. Ad oggi, non identifico limiti creativi nelle mie produzioni del presente e del futuro.

Cosa significa lavorare nella musica oggi?

Saper accettare alti e bassi. Imparare ad avere rispetto di se stessi, e di conseguenza, farsi rispettare.

Cosa ne pensi dei social e del web in generale come mezzo per farsi conoscere?

Penso che siano stati una grande utilità. Come ogni rivoluzione, hanno pro e contro. Migliaia di ragazzini seguono come fossero delle star, degli emeriti deficienti. Ma al contempo, in questo casino, se sai cercare, se sei curioso, trovi sempre roba figa. Con l’approccio giusto, se non ti lasci trasportare e non ti omologhi alla massa, in giro trovi tanta roba davvero figa. Quelle sconosciute, la musica cosiddetta “di nicchia”, ancora oggi offre spunti niente male. Attenzione solo a non diventare schiavi del proprio alter ego.

Cosa non deve mai mancare in un brano che ascoltate e in uno che scrivete? 

Un guizzo. Una follia. Una genialata. Ma sopratutto, per me, l’aspetto emotivo.

Cosa pensi dei talent show? Hai mai pensato di parteciparvi?

In verità vi ho partecipato e ne ho anche vinto uno: si chiamava The Winner is, su Canale 5, condotto da Gerry Scotti, con Alfonso Signorini e Mara Maionchi, in partnership con radio 105.

Dicci dieci cose che ti piacciono e dieci che ti fanno arrabbiare.

Dieci cose che mi piacciono: la musica strumentale fatta coi controcazzi, “Colpa d’Alfredo” di Vasco, il buon cibo, il buon vino, l’amore vero, la verità, la formula uno, le marlboro gold touch, le voci potenti, tutto ciò che è vintage.

Dieci cose che non mi piacciono: la superficialità, la pochezza umana, la maleducazione gratuita. la mancanza di rispetto verso il prossimo, l’egoismo (non l’egocentrismo), chi butta le carte fuori dall’auto, le Merit Bay, i debiti con la bocca (promesse che non puoi o non vuoi mantenere), la musica neomelodica, l’ineleganza.

Prossimi appuntamenti dal vivo?

Arezzo, Alexandra Loft, 15 novembre, con Luciano Melchionna e i miei colleghi di Dignità Autonome di Prostituzione.

Progetti?

Cominciare a sorridere dei guai, “proprio come non hai fatto mai”.

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