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Da conoscere Gabriella Chieffo

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Gabriella Chieffo è un’elegante donna con un sorriso sempre impresso nel fondo degli occhi, una persona che sa creare profumi molto particolari con l’allegria e la spontaneità di un bambino. E lo si capisce bene anche dai nomi che sceglie.

Il primo ricordo che hai legato al mondo dei profumi. 

La memoria olfattiva si forma durante tutto il corso della nostra vita. Fin dal terzo mese il feto percepisce gli odori… alla nascita deve imparare a gestire tutte le informazioni che riceve attraverso il flusso respiratorio. Si genera così con il passare del tempo un sistema di legami. Ossia si arriva ad associare un odore ad una persona, ad una situazione ad un luogo e ad una sensazione…

Il primo ricordo legato al mondo dei profumi quindi è senz’altro quello del latte vanigliato, quel respiro di conforto che ho poi voluto replicare in Lattedoro. 

Perché in un campo così affollato hai deciso di cimentarti nel dire la tua versione del profumo?  

Perché ho sentito l’urgenza e l’improcrastinabile necessità di far emergere il mio lato creativo, di esprimere quello che avevo dentro che scalpitava per uscire, vedi io non creo e basta, quello che faccio non si limita ad impostare una formula, io scrivo i testi degli story telling e di volta in volta realizzo visual e installazioni artistiche che contribuiscono a completare le mie fragranze. Un modo di esprimersi a tutto tondo che mi permette di saziare la mia creatività. 

Hai avuto in mente un’idea chiara fin dall’inizio della linea tematica da seguire o è un work in progress emozionale?

Per il primo progetto Collezione 14 il capitolo della Memoria senz’altro si.  Poi sono cresciuta, sto crescendo e variano e cambiano le ispirazioni e i concetti da esprimere. 

Credo che i tuoi profumi abbiano i nomi più particolari che io abbia mai incontrato. Nasce prima il nome, l’idea o il sentore? 

Dipende…

Ragù da cui tutto parte è stato un unicum, ho pensato ad un profumo iconico, atipico e sensoriale, un profumo che rappresentasse quel senso viscerale di appartenenza, un profumo di famiglia. Ci ho lavorato con Luca (ndr. Maffei)ed è stato una scommessa decisamente vinta. Per Quasicielo cercavo un nome particolarmente evocativo e devo dire che  mi piace da morire ancora oggi… come 1,2,3,stella. 

Il nome del profumo, ciò che sentiamo più che un susseguirsi di concatenazioni (spesso un nome corrisponde alla descrizione della fragranza) pare un divenire emozionale. 

Nel caso delle mie fragranze i nomi completano  la formula, ne diventano una parte sostanziale. Ho sempre ritenuto troppo scontato chiamare un profumo come la materia prima predominante e c’è stato addirittura qualcuno agli inizi che mi ha obbiettato che facessi profumi che non si capivano proprio perché i nomi relativi non erano indicativi come ad esempio Pepe nero, ma sono indipendente è dotata di forte personalità per cui avanti tutta. 

Profumo maschile, profumo femminile, profumo unisex o il sentore che risuona con noi?

Sempre e solo il sentore che risuona con noi.  

Un sogno nel cassetto

Te lo svelerò quando lo avrò realizzato… da buona napoletana sono scaramantica. 

Intervista di: Luca Ramacciotti

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