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Incontro con Leonardo Caffo

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Nel nostro spazio interviste ospitiamo volentieri Leonardo Caffo, filosofo e teorico dell’animalismo italiano, insieme a lui abbiamo affrontato temi di grande interesse e attualità.

Perché come filosofo ha scelto di occuparsi di “questioni animali”?

Il mio campo di ricerca filosofico è la vita umana in relazione alle altre vite: animali e non. Credo sia il modo privilegiato per comprendere cosa significhi stare al mondo e in che modo possiamo comprendere anche come ci stiano gli altri da noi. È stata una scelta naturale: sono passato dall’analisi del linguaggio, a quella delle azioni, poi dell’empatia, infine alla vita animale in quanto tale. L’etica è una parte di questa mia indagine, non l’unica.

Quali difficoltà incontra in ambito accademico in conseguenza di questa scelta?

L’università italiana è messa malissimo: chiunque ecceda al sistema a ribasso che è stato costruito viene messo alla porta. Se poi, come nel mio caso, hai anche una professione che ti porta spesso all’esterno del recinto universitario mettendo anche in crisi forme stratificate di preconcetti allora la situazione peggiora. Io penso che si debba resistere e cambiare il sistema da dentro: ci sono tantissimi docenti e ricercatori eccellenti, anche umanamente. Sono solo in minoranza, ma ci si può lavorare.

Animalismo è una parola bistrattata e spesso abusata qual è il suo reale significato?

Significa occuparsi dell’animalità: di cosa significhi essere un animale. Il sistema morale conseguente è nobile e complesso, le sue interpretazioni politiche per voti ecc. sono invece spesso terribili. Ma va bene così: sta a chi come me si occupa del concetto riportare chi cerca di travisare le cose al reale oggetto di questa meravigliosa teoria: nessun dolore per nessuna vita.

Cosa è cambiato in Italia dalla pubblicazione di Animal librration di Peter Singer?

È stato un libro importante, in italia arrivato nel ’91 ma è pubblicato in inglese già nel ’75. Tra le varie cose direi che è cambiato il modo di fare animalismo: sono nati gruppi, riviste, associazioni accademiche e non. Per gli animali non è cambiato nulla, hanno solo qualcuno che si preoccupa per loro ma che sfortunatamente per adesso non può fare granché

Cosa possiamo aspettarci per la sorte degli animali nel prossimo futuro?

Nel prossimo quasi niente direi: il consumo di carne aumenta a dismisura per motivi connessi all’economia e alla finanza (paesi emergenti, finanziamento diretto alle lobby della carne ecc.). In futuro non prossimo tanto: l’ecologia diventerà sempre meno una teoria e sempre più una necessità. Per motivi indiretti, anche se non era quello che mi sarei mai auspicato, qualcosa per i non umani potrebbe migliorare.

Che cosa ognuno di noi può fare per accrescere consapevolezza e rispetto?

Ognuno, se crede alla causa, può fare qualcosa: mostrare alternative gastronomiche, intellettuali, di moda, di vita pratica. C’è un mondo sommerso da riportare alla luce ed è il mondo della non violenza.

Siamo ancora molto lontani dall’effetto soglia?

Dal 50% più uno? Certo: ho da poco appoggiato pubblicamente la proposta della sindaca di Torino di rendere un solo giorno al mese le mense delle scuole vegane. Un solo giorno … ho ricevuto decine di mail minatorie e di insulti. Più che dall’effetto soglia siamo lontani dall’effetto intelligenza.

 

Intervista di: Cinzia Ciarmatori

Foto: Wikipedia

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