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Conosciamo meglio Carlo Zannetti

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L’opera di Carlo Zannetti ripercorre le avventure dello stravagante protagonista Levon, in onore di Levon Helm, batterista dello storico gruppo rock canadese “The Band” e grande amante degli animali.\r\n\r\n“Quali sono le cose più importanti dell’esistenza per le quali vale la pena vivere?” è l’interrogativo a cui il musicista, ormai vecchio e malato, cerca di rispondere nel corso di un suo ricovero in ospedale, cercando di individuare gli aspetti negativi e positivi del suo vissuto. Ricordando la sua vita singolare, colma di esperienze e suggestioni, Levon arriva addirittura a fantasticare su quanto lo attende dopo la morte e a descrivere minuziosamente il paradiso così come lo immagina.\r\n\r\nIl non-orgoglio negli occhi di sua madre, il grande amore per i Beatles e Jim Morrison, l’assoluta riconoscenza nei confronti dei cani e di alcuni grandi amici sono le cose che più hanno segnato la sua esistenza, senza dimenticare l’amicizia come fonte di ideali, i suoni e le immagini della natura, le risate, le lacrime, l’importanza delle proprie radici e la potenza dell’amore.\r\n\r\n \r\n\r\nBolognese d’origine e padovano d’adozione, CARLO ZANNETTI manifesta sin dalla giovane età una notevole abilità nel disegno ed un forte interesse per la musica e per gli strumenti musicali. A dodici anni, con l’affettuoso supporto dello zio Paolo, inizia a suonare la chitarra, a più di cinquanta ha all’attivo 1200 concerti.  Musicista, compositore, cantante, autore, pittore e scrittore può essere senz’altro considerato un personaggio eclettico e un artista poliedrico di rilievo nel panorama culturale contemporaneo. Nel 1995 raggiunge una maturità artistica tale da permettergli di iniziare una carriera professionale nel mondo musicale. E’ proprio in quel settore che in breve tempo ricopre ruoli di prestigio al fianco di numerosi musicisti famosi in ambito nazionale ed internazionale; in particolare collabora come strumentista o come direttore artistico con: Loredana Bertè, Enrico Ruggeri, Eugenio Finardi, Shel Shapiro, Andrea Mirò, Sonohra, Jalisse, Jimmy Fontana, Orchestra Ritmico Sinfonica Italiana, Raul Cremona. Dalla metà degli anni ‘90 partecipa quindi a numerosi concerti, trasmissioni televisive e rassegne culturali in Italia e all’estero, affrontando anche lunghe tournèe. Nel maggio del 2015 esce il suo primo libro “Il paradiso di Levon”, che riscuote da subito un grande successo.\r\n\r\nNoi l’abbiamo incontrato ed ecco cosa ci ha raccontato.\r\n\r\n \r\n\r\n \r\n\r\nQuando nasce dentro di te il desiderio di scrivere il paradiso di Levon?\r\nE’ successo circa tre anni fa, quando lessi sul giornale che era scomparso il mitico Levon Helm – cantante e batterista del gruppo “The band” . Mi ricordo che in quel momento apparse nella mia mente la sua immagine su quel letto di ospedale e cercai di immaginare cosa pensasse in quel momento. Poi quella riflessione “cadde” su me stesso…. Mi vidi solo, con ciò che ti può rimanere in quei momenti, e così\r\ncominciai a pensare…\r\n\r\nI personaggi che abitano quel luogo sono anche dentro di te?\r\nCerto, saranno per sempre dentro di me\r\n\r\nQuanto gli animali hanno fatto o fanno ancora parte della tua vita?\r\nGli animali sono da sempre i miei più cari compagni di viaggio. Sono riuscito per fortuna a rimanere un po’ bambino e mi trovo con loro che sono per tutta la vita come dei bambini. Con le loro paure, le loro feste esagerate, il loro amore eterno. Gli animali sono anche indifesi,  un po’ come me che posso essere ferito facilmente . Non riuscirei a vivere senza di loro.\r\n\r\nChi scrive musica deve essere colto?\r\n\r\nChi scrive musica deve avere quella cultura che porta al buon senso. Le varie manifestazioni di originalità spesso ricercata a tutti i costi non mi sono mai piaciute. Credo che fare musica sia un lavoro come tutti gli altri. Per mio conto è necessario indirizzare buoni messaggi che aiutino tutti a riflettere sui vari problemi della vita o della società. Per esempio non posso immaginare un patrimonio culturale e musicale di livello mondiale senza la figura di Bob Dylan.\r\n\r\nCosa ti piace leggere?\r\nMi piace leggere le biografie di tutti gli artisti. I grandi pittori, musicisti, poeti. Le trovo così reali e sincere. Non mi annoiano mai. Mi piace anche leggere i testi delle canzoni inglesi tradotti in italiano e le\r\npoesie e gli aforismi di Jim Morrison.\r\n\r\nLa musica ha la straordinaria capacità di raggiungere simultaneamente molte persone nello stesso momento. Come ti poni quando componi qualcosa di nuovo. \r\nHo sempre dato molto importanza ai testi piuttosto che alle melodie forse un po’ in controtendenza rispetto ad alcuni. Mi piace molto usare le parole come un pennello per descrivere i colori degli attimi o il\r\ncalore degli incontri. Penso che le persone ascoltando le parole possano catapultarsi mentalmente in un altro mondo per un po’ e forse stare un po’ meglio.\r\n\r\nChe ruolo deve avere un musicista oggi?\r\nI musicisti oggi non sono più seguiti come una volta. La musica oggi è un sottofondo mentre si fa qualcosa, una volta non si faceva nulla per ascoltare nei minimi dettagli la musica. Una volta non c’erano tante distrazioni, cosiddette . Oggi il musicista ha un ruolo marginale. Una volta le canzoni andavano in milioni di case adesso vanno in migliaia di case. Forse si dovrebbe tornare al fascino dell’improvvisazione,\r\noggi si tende a calcolare troppo. John Lennon nel corso della sua ultima registrazione nel 1980 iniziava sempre dicendo : “I try” – “Io provo”.\r\n\r\nQuanto del tuo essere scrittore influenza la tua musica e viceversa?\r\nLa scrittura è un insieme di arti , le parole possono descrivere in modo pittorico, in modo poetico e in modo musicale. Nella scrittura c’è tutto. Nella musica anche . Sono simili. Suonando ho imparato ad\r\napprofondire sempre, nella scrittura questo mi ha molto aiutato.\r\n\r\nIntervista di: Elena Torre

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