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Conosciamo meglio Leonardo Gori

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Da pochissimi giorni Leonardo Gori, scrittore toscano è tornato in libreria con un nuovo avvincente romanzo che vede, per la gioia dei suoi tanti lettori, il ritorno del Colonnello Arcieri. Lo abbiamo raggiunto e con la cortesia che lo contraddistingue ha risposto alle nostre domande. Ecco cosa ci ha raccontato.\r\n\r\n \r\n\r\nQuanto la vita ha inciso sulla personalità di Arcieri? Dove ha lasciato i segni più profondi?\r\nBruno Arcieri è un uomo che ha passato i sessanta. Sarebbe strano se la vita non gli avesse lasciato il segno. Poi pensiamo al lavoro che ha fatto per tanti anni, nel periodo più turbolento della storia d’Italia… Dentro di lui ci sono delle vere ferite, con le quali cerca di convivere. Ma che lo hanno anche arricchito, lo hanno reso più umano. Il miracolo è proprio questo, cioè che non si è lasciato abbrutire dagli orrori di cui è stato testimone e a volte protagonista. Bruno, nonostante il grado che ha rivestito e l’età, è ancora un po’ un adolescente, capace di meravigliarsi, di innamorarsi e di cercare la Giustizia e la Verità.\r\n\r\n \r\n\r\nTornare a raccontare di lui è stato per te come rincontare un vecchio amico o scoprire una persona nuova?\r\nNon ho mai lasciato Bruno Arcieri: dal 2008, quando ho sospeso il racconto delle sue gesta alla fine di “Musica Nera”, è rimasto sempre con me, ha continuato a raccontarmi tante storie. Qualcuna è finita perfino nei romanzi di Marco Vichi! Ma riprenderlo per mano e farmi accompagnare da lui in una nuova, vera avventura, è stato davvero come ritrovare un grande amico. Con qualcosa in più: stavolta, finalmente, Bruno ha deciso di confidarsi con me, di raccontarmi i segreti del suo animo. Ricordi, emozioni, rimpianti… Sotto questo aspetto, è stato davvero come conoscere una persona nuova. L’attenzione alle psicologie dei personaggi mi ha fatto cambiare in profondità, come scrittore.\r\n\r\n \r\n\r\nQuanto il contesto delle storie che scrivi ti facilita o limita nella stesura?\r\nHo bisogno di “esserci”: di credere a un contesto, a una situazione. Quindi curo moltissimo la cornice storica, sociale e umana. Le mie storie sono ambientate quasi sempre a Firenze perché io sono fiorentino, e scrivo di ciò che conosco: la vita di tutti i giorni, i ricordi miei e quelli degli altri, di chi mi ha raccontato tante storie… Quindi non è affatto un limite, anzi una necessità.\r\n\r\n \r\n\r\nDopo aver ‘frequentato’ Bordelli quanto è cambiato Arcieri e quanto e se cambierà Bordelli? :)\r\nBordelli ha lasciato il segno. Arcieri non aveva mai avuto un amico vero, con cui confidarsi. Nei boschi di Impruneta, i due si sono raccontati molte cose. Ma sono sicuro che anche il commissario è cambiato, dopo aver incontrato questo anziano colonnello, integerrimo ma anche sognatore. Credo che anche lui abbia trovato un amico.\r\n\r\n \r\n\r\nAncora oggi in Italia si considera il giallo e il noir come narrativa di genere, che ne pensi?\r\nNon mi è mai importato delle etichette. I romanzi sono solo belli o brutti. Io amo il “genere”, se vogliamo chiamare così le storie dettate dall’amore per il mistero. Giallo e noir sono per le mie corde, mi appassionano, e quel che conta è comunicare delle emozioni. Ma amo anche l’avventura, il mystery, il romanzo storico. E la letteratura “alta”, naturalmente, come del resto i fumetti… Forse i buoni romanzi di “genere” sono semplicemente opere che hanno più livelli di lettura, da quello più elementare, di puro intrattenimento, a quello più elevato, da opera letteraria.\r\n\r\n \r\n\r\nCosa non deve mancare in un libro che scrivi e in uno che leggi?\r\nIn entrambi, la capacità di emozionarmi e di tenermi incollato alle pagine dalla prima all’ultima. Con il dispiacere di arrivare alla fine, di dover lasciare i personaggi che ci hanno accompagnato.\r\n\r\n \r\n\r\nIntervista di: Cinzia Ciarmatori\r\n\r\nFoto: Gianmarco D’Agostino

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