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Michi Monticelli: L’intervista

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E’ una delle migliori scrittrici di fantsy in italia e 2 anni fa ha vinto il premio Selezione Bancarellino presto in libreria il suo ultimo libro Il maestro degli inganni. Noi l’abbiamo incontrata ed ecco cosa ci ha raccontato.\r\n\r\nQuando nasce la tua passione per un genere, generalmente frequentato più dai colleghi maschi?\r\n\r\nIn realtà poco dopo che si è sviluppato il mio interesse per la lettura. Inutile dire che il primo fantasy che ho letto è stato l’irraggiungibile Tolkien con ‘Lo Hobbit’. Come tutti i libri veramente belli non mi ha spronato a leggere solo fantastico ma tutto. Non so per quale ragione questo genere sia visto come più maschile e ‘al maschile’… in effetti forse è semplicemente ciò che accade a tutte le storie più improntate sull’avventura, che sia fantastica o meno. La letteratura più volta al femminile spesso è quasi esclusivamente romantica e, di certo, meno ‘guerreggiante’; d’altronde io ho sempre amato molto di più i libri d’avventura qualsiasi ne sia l’ambientazione, storica, fantascientifica e fantastica e quindi tento di muovermi su quella falsariga.\r\n\r\nCom’è la situazione del fantasy oggi in Italia?\r\n\r\nC’è stato un periodo di fortissimo interesse, dovuto principalmente a fenomeni che hanno seguito i boom della Rowling e dei film tratti dal Signore degli Anelli, credo. Molti che non avevano mai letto fantastico si sono interessati di colpo e questo è stato un bene ma in Italia siamo ancora acerbi. Mi piacerebbe che ci fosse maggiore flessibilità. Adesso l’onda si è un po’ affievolita com’era prevedibile, in alcuni casi si è indirizzata al femminile nel senso in cui si diceva prima, e questo rafforza molti nell’opinione che il genere sia per ragazzi o al più per adolescenti (il che per alcuni titoli è decisamente vero). Ma in senso più ampio non credo sia così; raccontare una storia significa parlare di soggetti più o meno interessanti e più o meno adulti e non dipende dal genere che si sceglie. Lo si può fare con un titolo ‘classico’ o attraverso un mondo ‘diverso’, in qualche modo per metafore. L’analisi che si fa è sempre quella dei personaggi all’interno. E il risultato dipende da come si affronta il tema: approfondimento, linguaggio, forza del soggetto, coerenza interna di storia e ambientazione e così via. Questo rende il libro adatto a un pubblico dai gusti più maturi o a lettori più giovani (e un bel libro per ragazzi è una buona lettura anche per grandi).\r\n\r\nPuò essere considerato un genere di nicchia o pian piano sta conquistando un pubblico più eterogeneo?\r\n\r\nDi sicuro al momento è ancora di nicchia, tuttavia spero che il pubblico che lo legge adesso continuerà a interessarsene anche in futuro, senza porre veti a priori. Vedendone molto di più sugli scaffali di certo anche chi sino ad ora l’aveva ignorato può sentirsi incuriosito, il che favorisce l’eterogeneità. Ma occorre imparare a scegliere a seconda dei propri gusti tra una vasta offerta spesso un po’ simile per apparenza.\r\n\r\nDove ha radici la tua ispirazione?\r\n\r\nCome scrisse Isaac Asimov in una postilla a un racconto “a volte mi si chiede da dove prendo le mie idee. Non c’è nessun grande segreto, le prendo da tutto ciò che mi circonda e chiunque potrebbe fare lo stesso se avesse voglia di lavorarci sodo”. Ovviamente l’armamentario è quello noto e, anche se ognuno lo personalizza, è usato sin dai tempi più antichi; forse per questo ciò che viene contestato al genere dai detrattori è che spesso i temi trattati tendono a sembrare simili (e non diciamo lo stesso nel caso dei gialli o delle avventure?) ma quel che è rilevante in ogni tipo di storia è il modo in cui è interpretata dai personaggi e raccontata dall’autore.\r\n\r\nDa dove nascono i personaggi dei tuoi libri?\r\n\r\nUna storia per me nasce in contemporanea coi suoi personaggi e il loro mondo. Sono loro che la ‘creano’, la manipolano, loro che vivono l’avventura e che sono quel che sono in quel determinato mondo. E nonostante l’ambientazione e la ‘storia nella storia’ sono consapevole che, se i personaggi fossero diversi, l’avventura cambierebbe. Io mi limito a cercare di raccontare di loro e del loro mondo. Non mi ispiro mai a nessuno in particolare, ma a volte uno strano comportamento osservato in qualcuno che nemmeno si conosce, magari sul treno o in una sala d’aspetto, fornisce l’illuminazione per qualche dettaglio. Chi scrive dovrebbe essere principalmente un osservatore e un indagatore della natura umana, no?\r\n\r\nCome hai accolto il premio Selezione Bancarellino?\r\n\r\nPer me è stata una grandissima soddisfazione essere selezionata e poi votata dai ragazzi direttamente. Nessun riconoscimento sarebbe stato migliore, insomma: una bellissima esperienza!\r\n\r\nPuoi anticiparci qualcosa sul Maestro degli inganni? Qualche riferimento a personaggi a noi contemporanei?\r\n\r\nCome dicevo prima non mi ispiro a nessuno in particolare. In quest’ultimo libro sulla Scacchiera si chiuderanno tutte le domande in sospeso (almeno spero di non averne dimenticata nessuna), e i nostri personaggi affronteranno la battaglia finale che la gente sulla Scacchiera aspetta da secoli. Il tutto come sempre visto attraverso il nostro narratore ben poco onnisciente, i suoi dubbi e le sue paure. Stavolta sarà cresciuto… e dovrà capire se le esperienze vissute per arrivare sin qui da lui e dai suoi amici lo hanno cambiato e gli hanno trasmesso qualcosa. Nello scontro finale ritroveremo anche personaggi che avevamo lasciato indietro, scopriremo qualche mistero a proposito di alcuni e ne incontreremo di nuovi, sul fronte dei ‘cattivi’. Chissà, potremmo anche scoprire che non tutto ciò che è nero lo è come sembra e non tutto ciò che è bianco è candido come appare… Spero solo che il finale piacerà perché, come mi è capitato di dire ultimamente, il finale è la ragione per cui tutto il resto è stato raccontato.\r\n\r\nIntervista di: Elena Torre\r\n\r\n 

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