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Amy Bloom, Beate noi

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Da leggere Amy Bloom, Beate noi

“Fragorose cascate di desiderio, ecco cosa mi aspettavo.”
America, anni 1940. Sullo sfondo del proibizionismo, della seconda guerra mondiale, dei fasti hollywoodiani, Amy Bloom ci propone la storia di due sorellastre che hanno in comune un padre assente,pieno di mancanze e un cammino che richiede determinazione e coraggio. Iris cerca di sfondare nel mondo del cinema ma una relazione sconveniente brucia precocemente la sua carriera. Eva, la sorella minore che si occupa delle quotidianità da gestire, è la voce narrante principale in un labirinto di lettere, memorie e racconti. La vicenda delle due sorelle che scoprono la reciproca esistenza in età giovanile, si trasforma presto in un viaggio che dai templi di Hollywood porterà nella costa opposta alla ricerca di nuovi equilibri e opportunità: ogni tappa è un passo per ricominciare instancabilmente. Una ricerca che ha il suo fulcro nella mancanza di equilibrio, nell’assenza di punti di riferimento e nelle sovrabbondanti fragilità che le protagoniste si portano addosso. Finiranno pertanto gradualmente ad essere l’una il punto di riferimento dell’altra, creando così un nucleo imperfetto, disomogeneo, traballante ma resistente che incarna perfettamente la crisi e la complessità del 900. La trama è ricca si eventi e sollecitazioni, peccato che in questa centrifuga di episodi, personaggi memorabili, scoperte progressive non sempre la rapidità espressiva permette l’approfondimento psicologico e situazionale che renderebbe il romanzo ancora più avvincente. I temi che fanno da motore nella storia sono infatti accattivanti: omosessualità, maternità, relazioni, carriere artistiche. Ho trovato soprattutto interessante e originale il modo di affrontare le notizie della seconda guerra mondiale dalla prospettiva americana con la drammaticità e l’ironia che, insieme a un ottimo humor e uno stile cristallino, rendono la narrazione una giostra capace di spiazzare il lettore continuamente.
“Sai, la crisi passa, le asperità si sormontano, e siamo qui, leggermente migliori, ma non troppo cambiati.”

Articolo di: Erika Pucci

www.erikaluna.net

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