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A quindici anni Barbara, dopo un comune tuffo in mare, nel mare che conosceva e che da sempre la accoglieva, non è più la stessa.

Sbatte la testa su uno scoglio, ricorda ogni istante, si rivede mentre entra in acqua, la sensazione, i brividi poi un dolore intenso e poi il buio.
Si risveglia e il suo corpo è una presenza assente, immobile.

Impossibile immaginare una vita normale, impossibile immaginare un qualsiasi dopo, la sua vita spezzata proprio quando tutto iniziava a germogliare quando ogni cosa sembrava a portata di mano, i sogni, le emozioni, i progetti, gli amori tutti ancora dietro la lente degli anni in cui tutto sembra attendere solo noi.

Barbara, segnata nel corpo e nell’anima dal dolore, ha davanti a sé anni difficili fatti di interventi, cicatrici, fisioterapia che poco a poco le restituiranno a caro prezzo un po’ di quanto aveva perso, ma non abbastanza da tornare come prima.

Più di un’infermità quel tuffo ha sprofondato in lei e il viaggio nella comprensione e nella conoscenza di sé parte proprio dalla convinzione che non è disposta a rimanere vergine, non certo solo nel corpo, un corpo che l’ha tradita, ma che è bello e che grida, ma di esperienze, luoghi, persone che vuole vivere come gli altri.

E proprio da quella convinzione inizia il racconto della trasformazione che dovrà misurarsi con tutte quelle paure, ansie, preoccupazioni che condivide in larga parte, ma ancora non lo sa, con tutte le altre donne e che la porteranno attraverso incontri, sbagli, ma anche atti di coraggio e intuizioni a diventare la donna che certo non si aspettava di essere. Una donna amata, sicura di sé e delle sue possibilità, certa della propria sensualità conscia dei limiti certo, ma accettati ed usati come punti da cui costruire nuovi strumenti.

Una biografia coraggiosa, un racconto intimo soprattutto quando è la fragilità che viene donata al lettore, una storia che offre spunti di riflessione, che abbatte tabù e che probabilmente abbatterà qualche convinzione che fa fatica a sgretolarsi.

Un romanzo che accende un riflettore su bisogni, su necessità, su diritti che la disabilità ancora nega, dei quali alle volte si fa fatica persino a parlare per uno stupido e bigotto pudore, come l’assistenza sessuale.

Un libro che parla anche del potere salvifico della scrittura che attraversa le pagine grazie a citazioni, digressioni o semplici atmosfere…

Non volevo morire vergine
Barbara Garlaschelli
Edizioni Piemme
Articolo di: Elena Torre

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