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Nicola Landi ci racconta un po’ di sé

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Conosciamo meglio Nicola Landi

Nicola Landi è un giovane scrittore versiliese con al suo attivo due libri, di cui il secondo (Nessuna Tomba) presenta undici racconti di media lunghezza che in comune hanno la fine dei protagonisti ed alcuni di essi che agiscono in più narrazioni. Una scrittura che va dritta al cuore dell’attenzione toccando, mai banalmente, molti temi importanti quali, tra gli altri, il cancro, l’emarginazione sociale, il sapersi accettare. Un’umanità variegata che si perde in una società in declino dove vige sempre la legge della giungla con una tensione narrativa che porta a leggere senza fiato il testo. Un libro interessante sia per le idee sia per i temi trattati con maturità che fa ben sperare da un autore che invece è molto giovane.

Uno, nessuno, centomila. Quante persone compongono Nicola Landi?

Essenzialmente uno che tenta di essere centomila. Il mestiere dello scrittore è quello di entrare nelle vicende, cercare di comprendere sensazioni e pensieri e poi riportarle nero su bianco. Ho vissuto centinaia di vite, visitato migliaia di posti e provato infinite emozioni, le più meritevoli sono finite in questo libro.

Nasce prima il Nicola musicista o quello scrittore?

Nasce prima il Nicola Landi scrittore, perché ha radici che affondano negli studi, infatti fin dalle elementari ho sempre avuto una propensione per la scrittura, anche se inizialmente nessuno ci ha creduto troppo. Al liceo c’è stata la svolta. Una volta studiato Dante, non si torna indietro.

Nessuna tomba. 11 storie. Nessuna a lieta fine. Brusche interruzioni (come quella del punk). Come nasce l’idea di questa tipologia di racconti.

In realtà questa tipologia è venuta da sé, volevo fare qualcosa che piacesse a me prima che agli altri e allora ho preso il racconto, che comunque non è la mia forma preferita di scrittura, e l’ho adattata alla mia persona. Una spruzzata di beat generation ma con periodi lunghi alla Manzoni, con tematiche che riprendono il pessimismo bukowskiano ma con l’impersonalità di giudizio di Verga. Anche se, ogni tanto, qualche stoccata c’è.

La città fa da sfondo alle storie, ma spesso sembra quasi essere parte dei protagonisti. Quanto ha influito la tua zona nella narrazione degli eventi.

La mia città è fondamentale, così come credo che sia per molte altre persone. Ognuno ha bisogno di sapere dove sono le proprie radici, un porto sicuro dove tornare quando perde la bussola. Nel romanzo non è mai definitivamente esplicitato il nome della città in cui si svolgono i fatti, perché mi piace pensare che ognuno possa ambientarlo dove meglio crede, nella sua città ideale.
Rimane il fatto che non sarei capace di vivere in una città senza il Carnevale di Viareggio.
Ai lettori le conclusioni.

C’è stato un personaggio a cui ti sei affezionato così tanto da decidere di cambiare la sua sorte?

Mi spiace ammetterlo ma i personaggi avevano già un destino scritto ancora prima di mettermi davanti al computer a scrivere, quindi, nonostante la sintonia con alcuni personaggi, non ho cambiato quella che era la loro sorte.

La descrizione che fai della società è tanto pessimistica quanto realistica. Siamo all’inizio di un nuovo Medioevo?

“Or incomincian le dolenti note a farmisi sentire.” La mia visione della società è parecchio pessimista e non vedo, almeno nell’immediato futuro, segnali di “riscatto umano”. Abbiamo perso completamente il valore di certe emozioni in cambio di facili guadagni o posizioni di privilegio, abbiamo barattato il sentimento di umanità con quello di profitto e questo non può che far deteriorare le cose. Non pretendo neanche di spiegare bene lo cose adesso, dato che sono argomenti che, davanti a qualche bottiglia di vino, con i miei amici, trattiamo per intere serate.
Per quanto riguarda il “Nuovo Medioevo” credo di no, anche se dobbiamo stare attenti e soprattutto rimboccarci le maniche e lavorare sodo per invertire la rotta.

Un ragazzo giovane quali ostacoli trova innanzi a sé nel cominciare la carriera di scrittore.

E’ letteralmente una missione impossibile. Tra quelli che non leggono e quelli che leggono cose di dubbio gusto (Cinquanta sfumature e Bisotti, in primis) la situazione è una delle più drammatiche. Probabilmente la Letteratura è nel suo momento più basso, in un acme negativo, dal quale usciremo solo quando smetteranno di puntare sulle vendite e confezioneranno prodotti di qualità.

Il prossimo impegno: musica o scrittura?

Sicuramente il prossimo impegno sarà ancora letterario, anche perché con la band siamo fermi per vari motivi, ma grazie a questo posso dedicarmi anima e corpo al terzo romanzo, che tra le altre cose, ho già cominciato. Ne vedrete delle belle.

 

Intervista e foto di: Luca Ramacciotti 

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