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Conosciamo meglio… Edo Avi

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Oggi al nostro formati di domande risponde Edo Avi, musicista e pittore, altoatesino di nascita, artista eclettico, che ci presenta il suo nuovo lavoro discografico.
Quali sono gli ingredienti per scegliere un singolo?
Non ne ho proprio idea. Quando ho finito un album e mi ritrovo a dover scegliere il singolo comincio
a far ascoltare le canzoni a tutte le persone che conosco, meglio ancora se sono persone che non si intendono particolarmente di musica e che quindi hanno una reazione istintiva e non di “testa”. In pratica faccio scegliere al pubblico che però deve essere ignaro del fatto che mi sta facendo da campione perchè altrimenti potrebbero esserci delle reazioni falsate.
Cosa non deve mai mancare in un brano che ascolti e in uno che scrivi?
Una buona melodia. La melodia è alla base di una canzone, “é” la canzone. La melodia è per me l’unico obiettivo quando scrivo ed è sempre un’obiettivo molto ambizioso nel senso che non sai mai se sarai in grado di scrivere una buona canzone. Per quanto riguarda la composizione  sono in molti  a non capire che la qualità di una canzone è sempre data, anche quando non sembra, dalla melodia. Sono pochissimi quelli che sanno scrivere buone melodie. Ci sono ad esempio dei gruppi indipendenti molto acclamati che in trent’anni di attività non hanno saputo scrivere una sola canzone che si faccia ricordare.
A quali modelli musicali guardi?
Quando ho cominciato a suonare avevo i miei modelli e a loro mi ispiravo, poi ho lavorato una vita intera per liberarmene e trovare la mia strada. Questo non significa che nelle mie canzoni non si senta l’eco di altri artisti, qualunque canzone venga scritta deve qualcosa a tutto quello che è stato scritto prima.
Com’è nato il tuo ultimo disco e quali suggestioni contiene?
Non decido mai di affrontare un argomento in particolare quando inizio a scrivere un disco. Le canzoni nascono sempre di “pancia”. Cerco di far affiorare emozioni e sentimenti. Alla fine mi ritrovo con un insieme di canzoni e cerco un filo conduttore. Il filo conduttore di LONTANO DA QUI sono i sogni. Il mio bisogno di avere una finestra aperta sul futuro. Il mio bisogno di fuga dagli altri e qualche volta anche da me stesso.
Come si racconta il presente?
Come dicevo sopra non decido mai di parlare di un argomento specifico. La canzone non la vado a cercare ma la aspetto.  In questo modo cerco di mettere in musica emozioni e stati d’animo e non voglio quindi raccontare la società, anche se raccontando me stesso la racconto comunque, indirettamente. Attraverso delle canzoni, anche molto autobiografiche, si racconta sempre e comunque il presente di una società.
Cosa vorresti per la tua musica?
Una cosa necessaria a tutta la musica è un po’ più di consapevolezza da parte del pubblico che oggi ti premia con un like ma poi il disco se lo scarica. So che è un discorso antipatico:) Non ce l’ho con chi scarica, piuttosto con le istituzioni che non fanno nulla per impedirlo. E’ una questione antipatica ma che va affrontata perchè se si insiste in questa direzione tra poco non ci sarà più nemmeno un disco che la varrà la pena ascoltare.
Intervista di: Lucrezia Monti

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