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PINO ROVEREDO ballando con Cecilia

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\r\n\r\nIl nuovo romanzo di Pino Roveredo (Premio Campiello 2005) sembra riprendere il testimone lì dove Le libere donne di Magliano lo avevano lasciato. Un uomo riceve l’incarico di andare alla Casa dei Matti, padiglione I, per far compagnia ai degenti. Ed ecco spalancarglisi di fronte il mondo dell’ex manicomio, diverso da quello riformato coraggiosamente da Franco Basaglia, ma al tempo stesso sempre uguale, come un mito che non tramonta. Qui tutti hanno un’identità e una storia, anche se in frantumi. Tra l’odore del disinfettante e quello degli alimenti si aggirano Amalia, che si crede nobile, Anita, la “donna down” sempre col cappotto addosso, Maria che non fa che cantare, Olga, senza denti e con la mania religiosa, Berto, fissato con le parole crociate. E poi Cecilia: una donna molto anziana, di novantasei anni, di cui molti, troppi, trascorsi in manicomio, non si sa neppure perché.\r\n\r\nCecilia è litigiosa, solitaria, bizzarra. Ma forse ha solo bisogno che qualcuno riconosca che lei “è”. Allora l’io narrante le offre una cioccolata. Lei si scioglie, cominciano a parlare. Gli racconta la sua vita, di quando faceva la commessa in una pasticceria e guadagnava settanta centesimi alla settimana. Altri tempi: ora lei, come gli altri, non sa più cosa accade nel mondo. E per quanti sforzi si facciano, non si può più tornare indietro, recuperare il tempo ormai trascorso. Si può solo ballare: un ballo reale e metaforico insieme, perché sulle note scorrono come in un sogno gli anni non vissuti da questi degenti, Cecilia compresa: gli anni perduti. Si dice che Mario Tobino ballasse con i suoi matti, fingendosi un principe, e Pino Roveredo, con la stessa passione si cala nella realtà dei “matti”, li fa parlare, sognare in diretta, si emoziona insieme a loro e poi li lascia al loro destino, che è diverso da quello dei normali, ma non troppo, in fondo. Roveredo conferma la sua attenzione per gli ultimi, le ‘carecreature’ che animano tutti i suoi romanzi. Il ballo della vita è sempre uno solo, e ballando con Cecilia fornisce qui, in punta di piedi, con passione eleganza e dolore, le note e le movenze.\r\n\r\n \r\n\r\nPino Roveredo è nato nel 1954 a Trieste da una famiglia di artigiani: il padre era calzolaio. Dopo varie esperienze (e salite) di vita, ha lavorato per anni in fabbrica. Operatore di strada, scrittore e giornalista, collaboratore del “Piccolo” di Trieste, fa parte di varie organizzazioni umanitarie che operano in favore delle categorie disagiate. Bompiani ha pubblicato Mandami a dire (2005, Premio Campiello, Premio Predazzo, Premio Anmil, Premio “Il campione”), Capriole in salita (2006), Caracreatura (2007), Attenti alle rose (2009), La melodia del corvo (2010), Mio padre votava Berlinguer (2012). Caracreatura ha vinto il Premio Torre di Castruccio 2008. Attenti alle rose ha vinto il Premio “La Lizza d’oro” di Massa Carrara e il Premio “Giuseppe Giusti” di Monsummano. Nel 2011 ha partecipato al film Sono rimasto senza parole / Pino Roveredo incontra Antonio Stagnoli.\r\n\r\n \r\n\r\nIn copertina: © Alinari / The Bridgeman Art Library, Giacomo Balla, La pazza (1905), Galleria d’Arte Moderna, Roma\r\n\r\n

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Fonte:  Alba Donati Davis & Franceschini

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