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Intervista a Riccardo Cecchetti

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Da pochi giorni è in libreria “41 colpi”, uno splendido omaggio a Bruce Springsteen. Abbiamo incontrato Riccardo Cecchetti, uno dei due autori di questo libro di immagini e parole. Ecco cosa ci ha raccontato.\r\n\r\nCome avete concepito 41 colpi?\r\n\r\nCredo da due punti di vista completamente diversi; Marco è partito da appassionato della poetica di Springsteen, da profondo conoscitore dell’autore, io invece ho avuto un approccio da totale profano quasi che, inizialmente ero molto titubante. Andando vanti la cosa mi ha appassionato al punto che tra i miei lavori è quello che sento più mio. Ho provato ad affrontare Springsteen da Cecchetti, ossia con strumenti del tutto estranei a dinamiche legata a questo autore.\r\n\r\nè lo stesso motivo per cui preferisco lavorare con uno sceneggiatore, trovo la cosa più stimolante, un esercizio di stile molto complesso; un conto è lavorare su qualcosa che ti appartiene completamente, un conto è avventurarti in un terreno a te quasi ignoto.\r\n\r\nè anche imparare qualcosa di nuovo.\r\n\r\n \r\n\r\nDa dove prende le mosse il libro?\r\n\r\nCredo dal grande autore che è Marco Peroni; che ogni volta riesce sapientemente e pazientemente (molto pazientemente) ad accompagnarmi in questi viaggi.\r\n\r\n \r\n\r\nIn che modo lo avete costruito?\r\n\r\nIl fatto che Marco mi abbia lasciato molto più libero mi ha portato ad approcciare il lavoro in modo completamente diverso. Volutamente mi sono completamente allontanato dall’idea di fumetto canonicamente intesa, ho ripescato vecchi amori quali pittura materica o arte concettuale; la mia intenzione è stata quella rendere la cosa più cinematografica e più pittorica, sperando, e quello è stato il difficile, di dare all’opera una leggibilità quasi immediata.\r\n\r\n \r\n\r\nCosa della poetica del rocker americano lo rende unico?\r\n\r\nQuesta non la so, quello bravo è Marco. Con tutto il rispetto del grandissimo autore che è Springsteen, non me ne vogliano i fans… non ho studiato abbastanza.\r\n\r\n \r\n\r\nQuale il filo rosso che percorre le pagine?\r\n\r\nCredo che la chiave sia, citando Marco, la scelta parlare di persone e non di personaggi; in altre parole provare a creare un’epica (lo so la parola è grossa, ma non ne trovo un’altra, adesso) dicevo,\r\n\r\ncreare un’epica fatta di quotidianità; un qualsiasi Joe, innamorato di Springsteen che, ubriacandosi va al Madison, del tutto incurante dei dispacci del sindacato di polizia econ tutti i tormenti e dubbi che può avere qualsiasi essere umano.\r\n\r\n \r\n\r\nCome avete scelto le immagini?\r\n\r\nMarco ha fatto un enorme lavoro di ricerca fotografica negli Stati Uniti, questa volta abbiamo praticamente rinunciato ad immagini di repertorio escludendo il corpo di Bruce dalla storia. Come dicevo prima volevamo la cosa più nostra,  più vicina all’ordinario. Da qui è anche partita la scelta di utilizzare nostri amici.\r\n\r\n \r\n\r\nSu quale aspetto volete puntare un riflettore?\r\n\r\nQui quasi ripeto le parole di Marco (giuro, non ho copiato), il tentativo, spero riuscito di prescindere sia dal lettore di fumetti, sia dal fan di Springsteen, noper mancanza di rispetto per i nostri potenziali utenti, ma semplicemente perché, a nostro avviso, era l’unico modo per poter raccontare questa storia, altrimenti, credo sarebbe stato un lavoro completamente inutile.\r\n\r\nIntervista di: Cinzia Ciarmatori

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