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Annick Cojean Le prede

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Una storia sensazionale, una delle pagine più scioccanti del regime di Gheddafi. Un libro che non lascia indifferenti. E suscita la solita, forse inutile, domanda: possibile che nessuno al di fuori dei confini sapesse?\r\n\r\nLa vita di Soraya, quindici anni, va in pezzi una mattina del 2004, quando il presidente Gheddafi, in visita alla sua scuola, le accarezza i capelli. La ragazza è fiera di quell’onore. Non sa di essere condannata. La carezza è un segnale: significa “questa ragazza è mia”. \r\n\r\nIl giorno dopo Soraya viene prelevata e portata nell’harem del Presidente. Diventa una schiava sessuale. Per anni subisce violenze e aggressioni, vive relegata e isolata, costretta a rapporti di ogni genere, a guardare film pornografici “per imparare”, sottoposta a continui controlli medici, sempre a disposizione del raís, che la umilia in ogni modo.\r\n\r\nE questa è solo la punta dell’iceberg. Perché come Soraya ce ne sono migliaia. Mentre in pubblico il Presidente si vantava di promuovere l’emancipazione femminile, i suoi emissari battevano ossessivamente scuole, università, feste di matrimonio, alla ricerca di prede fresche. Sono molte le vite spezzate dagli abusi, giovani donne, e anche uomini, asserviti alle voglie di Gheddafi. Tre volte vittime: della violenza, del disonore e del silenzio calato dopo la fine del regime.\r\n\r\n“Soraya non imbroglia. Racconta quello che ha visto, vissuto, provato, senza la minima esitazione nell’ammettere ciò che non sa, non capisce, non conosce. Non ha nessuna voglia di esagerare la sua storia o di amplificare il proprio ruolo. Non ipotizza mai. Spesso alle mie richieste di precisazioni contrapponeva un: «Mi dispiace, non ne so nulla. Non c’ero». Non vuol essere credibile, vuol essere creduta. E in questa esigenza c’è qualcosa di vitale. D’altronde, erano i termini del nostro accordo: meglio un silenzio di un’approssimazione o di una bugia. Il più piccolo inganno avrebbe danneggiato la credibilità dell’intera testimonianza. Allora lei ha detto tutto, correggendo persino suo padre quando a lui veniva voglia di rimaneggiare un po’ i fatti. A volte, quando raccontava le scene con Gheddafi, si scusava per le parole crude che era costretta a usare e che giudicava degradanti.\r\n\r\n \r\n\r\nAnnick Cojean\r\n\r\nNata nel 1957 a Brest, è reporter a “Le Monde”. Nel 1996 ha vinto il prestigioso premio Albert Londres, il Pulitzer francese. Per scrivere questo libro è andata in Libia, sfidando ostracismo e tabù. Una storia sensazionale, una delle pagine più scioccanti del regime di Gheddafi. Un libro che non lascia indifferenti. E suscita la solita, forse inutile, domanda: possibile che nessuno al di fuori dei confini sapesse?\r\n\r\nFonte: Piemme  \r\n

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