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Carlo Truppi: Il treno nella stanza

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Qual è il destino di un sognatore? Il protagonista di questo romanzo è un pittore che non riesce più a dipingere. Si sente smarrito e ha voglia di essere lasciato in pace, al punto da togliere il campanello di casa per non farsi disturbare. Si allontana dalla moglie e dal lavoro, si isola nella sua stanza, inizia a scrivere e si immerge nel suo mondo perduto, confondendo memoria e sogni, finché un’immagine, legata a un nitido ricordo, non lo spinge a viaggiare. Ogni capitolo del libro diventa una stazione, un incontro con il suo passato – i genitori, gli amici, il fratello, la sorella, i luoghi della sua infanzia, i libri, l’arte, l’amore.\r\n\r\nPoche volte il titolo di un romanzo riesce a rendere con tanta efficacia l’intrinseca conflittualità delle tematiche che vi si dipanano: percorso e attesa, blocco e fuga, sogno e realtà. La stanza dà il senso del confine della vita, ma in quella stanza penetra un fascio di luce dalle fessure di un’imposta, rompe la compattezza del buio. I rumori dell’ambiente esterno procedono di pari passo con gli impulsi più improvvisi, riportano il protagonista alla sensazione del sopraggiungere di un treno. Il treno, quindi, come fluire rapido del tempo a cui il protagonista vuole dare  senso e significato. Traspare la sua tensione a mettersi alla prova, il bisogno di colmare il vuoto e di incontrare il vero se stesso.\r\n\r\nDall’introduzione di Michele Prisco\r\n“Una ricchezza di linguaggio ed una conoscenza psicologica oltremodo attenta: la solitudine, intesa come malattia pressoché ineluttabile, viene espressa con magistrale esperienza, così come il senso di provvisorietà che ha sempre affascinato il protagonista, attratto da incontri occasionali, partenze: il passaggio dei treni sollecita in lui la fantasia, perché immaginando tante vite e tante destinazioni, tanti arrivi che si incrociano sui binari, riesce ad immedesimarsi in altrettanti destini che movimentano e rivitalizzano il suo universo. Un romanzo di sicura e indiscussa qualità, che esprime appieno, in un linguaggio raffinato e ricco di immagini, il tormento esistenziale dell’uomo contemporaneo, dimidiato tra insicurezze e precarietà, spesso incerto sul dove andare, a volte quasi sul punto di perdere il filo del proprio destino.\r\n\r\nCarlo Truppi, architetto e scrittore, si occupa di connessioni tra l’architettura e altre arti, un modo di operare condiviso con James Hillman e Wim Wenders. Ha pubblicato infatti Vedere i luoghi dell’anima con Wim Wenders (Mondadori Electa, Milano 2013) e con James Hillman L’anima dei luoghi (Rizzoli, Milano 2004). Professore ordinario dell’Università degli Studi di Catania, insegna Progettazione ambientale a Siracusa, città in cui vive. I suoi saggi più recenti sono: La città del progetto (Liguori, Napoli 1999), In difesa del paesaggio (Mondadori Electa, Milano 2011), Tra costruzione e progetto (Liguori, Napoli 2012), Continuità e mutamento (Franco Angeli, Milano 2013).\r\nPer l’Enciclopedia Filosofica Bompiani (Milano 2005) ha redatto la voce «Ambiente». Con la casa editrice SE ha pubblicato il romanzo In concerto (Milano 2012)\r\n\r\nFnte: Davis & Franceschini

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