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Le Rivoltelle… l’intervista.

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Incontriamo Le Rivoltelle, una rock band tutta al femminile che recentemente ha pubblicato l’omonimo album composto da 12 brani che affrontano con ironia temi femminili e di attualità sociale. Ecco cosa ci siamo dette.\r\n\r\nQuando e sotto quali venti si è formata la vostra band?\r\nLa band nasce professionalmente 5 anni fa ma siamo musiciste da sempre.  Siamo nate in un contesto storico-sociale particolarmente difficile, ma da buone calabresi questo non ha costituito una battuta d’arresto nè si è posto come  limite alla nostra voglia di emanciparci come gruppo rock femminile.\r\n\r\nDifficoltà e vantaggi di essere una band al femminile?\r\nLa differenza di  genere più che rappresentare un ostacolo o un vantaggio è innanzitutto un dato di fatto. Esserci trovate, quattro donne che rifiutano il modello convenzionale e stereotipato della donna ingabbiata in ruoli tipicamente femminili (madre, moglie, compagna di..), è stato un piccolo miracolo. Sappiamo bene che una band femminile suscita più curiosità, ma anche tanto scetticismo: si è indotti a credere che la musica sia appannaggio solo dell’universo maschile, in realtà siamo fermamente convinte che la musica è apprezzata quando è buona musica e che sia marginale se a farla sia un uomo o una donna.\r\n\r\nA cosa guardate quando scrivete i vostri pezzi?\r\nL’esigenza di scrivere una canzone nasce dal bisogno di comunicare qualcosa. Il messaggio che vogliamo passare è solitamente di rottura e ribellione, intesi come modus vivendi considerata la condizione di estrema precarietà etica e morale in cui viviamo. Partendo dal testo costruiamo le musiche aderenti il più possibile alle parole solitamente in un climax ascensionale. I temi trattati sono sempre di attualità e spesso appartengono alla sfera socio-antropologia.\r\n\r\n’rocchettare’ si nasce o si diventa?\r\nSenza dubbio rockettare si nasce. Il rock è qualcosa che ti appartiene ancora prima di sentirlo e che riconosci al primo ascolto, è già dentro di te e suona come una chitarra distorta. Certo l’ascolto a posteriori è fondamentale per la formazione di un gusto musicale proprio.\r\n\r\nRivoltelle perché?\r\nLa scelta di questo nome ha insita la volontà di sorprendere. Le rivoltelle, in un ipotetica allegoria sono i nostri strumenti con cui spariamo a raffica le nostre canzoni con la volontà, in questo caso concessa perchè indolore, di colpire! Rivoltelle è anche un femminile plurale che si accorda alla perfezione al nostro gruppo, un altro femminile plurale. Rivoltelle è estremamente musicale e facile da ricordare.\r\n\r\nCosa vi proponete con questo disco?\r\nIl nostro secondo album, le Rivoltelle, prodotto dalla Cristiani Music, sublima in modo perentorio la nostra anima rock. È un concept di 12 tracce, ognuna con una sua storia da raccontare. La dedica è a tutte le anime ribelli che hanno fatto la storia del rock nazionale ed internazionale, la speranza è quella che possa , anche solo per un momento, far riflettere. In quest’album c’è tutta la nostra rabbia del sud. Una menzione particolare meritano  “Ve ne andate o no” , “Taglia 38” ed “Io ti voglio, voglio,voglio..” per la forza intrinseca del messaggio che vogliono veicolare. Il primo è una dichiarazione di guerra a tutto quello che in Italia non funziona. Lungi dall’essere una canzone anti-politica, è in realtà una filippica contro coloro i quali antepongono i propri interessi a quelli di una comunità che li ha persino legittimati. “Taglia 38” è, invece, un canto di dolore e sofferenza. il ritornello, che vediamo ripetersi ossessivamente in migliaia di blog pro-anoressia e pro-bulimia che impuniti circolano in rete, diventa ammissione di colpa, strada senza via di uscita. Soggetto incolpevole è una ragazza la cui unica speranza è quella di non deludere le aspettative che le sono state imposte da modelli inavvicinabili di bellezza e perfezione. Oggetto di questo strazio è una società malata, corrotta fin nelle viscere, che predilige la forma alla sostanza, la bugia alla verità. “Io ti voglio, voglio voglio..” è dedicato alle vittime dello stalking, la sindrome del molestatore assillante. In questo caso l’ottica è diametralmente opposta in quanto vittima del gioco perverso è l’uomo, in questa veste destrutturato dalle sue certezze. l’amore non ricambiato porta ad una ossessione che rende colei  che ama padrona indiscussa della vita di colui che soccombe. il finale è suggellato dai versi di un sommo poeta: Francesco Petrarca, non a caso menzionato quando si parla d’amore: “pace non trovo et non o’ da far guerra”, la condizione del desiderio determina nella interiorità dell’essere innamorato una serie di violenti conflitti  che si placano solo con la conquista dell’amore stesso.\r\n\r\nDieci vostri pregi e dieci difetti?\r\nBeh, trovare dieci difetti è semplice ma dieci pregi è piuttosto complicato!!!…ognuna di noi ha delle peculiarità che ci rendono estremamente piacevoli o spiacevoli da diversi punti di vista. Ssiamo tutte molto amiche e questo è sicuramente un valore aggiunto e un grandissimo pregio. Siamo solidali e complici in tutto quello che facciamo e abbiamo un gran cuore. Naturalmente ci sono i momenti no in cui vicendevolmente sappiamo che è meglio evitare di gravitare nella stessa orbita se non si vuole correre il rischio di venire risucchiate dal magma della paranoia!\r\n\r\nCosa non amate in voi stesse e negli altri?\r\nQuello che non sopportiamo in genere nei comportamenti è la menzogna, gli stratagemmi, tutto ciò che  Machiavelli definisce  l’Utile nei rapporti umani. Tendiamo a rifuggire dalle persone perfette che non danno mai segni di cedimento, evidentemente sono troppo costruite, noi siamo sempre spontanee e se è vero che il simile attira il simile…\r\n\r\nIntervista di: Elena Torre

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