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Festival delle lettere, dare valore all’arte della scrittura a mano

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14.000 è il numero del Festival delle lettere in risposta ai dati pubblicati di recente dalDailyMail relativi a un’indagine effettuata nel Regno Unito. Lo studio rivela che in media un adulto può trascorrere 41 giorni senza scrivere a mano.

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14.000 sono le lettere raccolte nelle sette edizioni già concluse dal Festival delle lettere, tutte rigorosamente scritte a mano nella classica forma carta, penna e francobollo: il 68% scritte da donne, il 32% da uomini. Il 27% degli autori rientra nella categoria under 14. In questi anni hanno partecipato scrittori di tutte le età, il più giovanedi soli 5 anni, il più anziano di 96.

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Numeri che contrastano con quei 2.000 intervistati che sembrano utilizzare la penna solo per scarabocchi veloci e occasionali: un dato che rivela la tendenza sempre più incalzante ad utilizzare le più moderne tecnologie del clic.\r\nCiò pone il serio problema di come tramandare l’arte della scrittura a mano, specialmente per le generazioni dei così detti nativi digitali. Una necessità che parte dall’esigenza di trasmettere il valore della scrittura come traccia, come segno di sé, irriproducibile eunico.\r\nÈ questo il senso racchiuso nella scommessa lanciata dal Festival delle lettere nato nel 2005: restituire valore a una necessità, quella di scrivere, che, oggi più che mai, rivela un bisogno collettivo della ricerca di un’identità. Ecco quello che raccontano le tante penne che ogni anno partecipano al Festival: generazioni lontane che si riflettono nel ritrovamento di una vecchia Lettera dal Cassetto (spaccati di storia vissuta), o alle prese con un momento storico e sociale senza eguali (da qui la scelta del tema dell’ottava edizione, Lettere a un italiano) per arrivare ai racconti di chi ha perso la libertà e per cui una Lettera dal carcerediventa ponte con il mondo esterno.

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Scritture diverse che rivelano storie diverse, tutte accomunate da quel momento dedicato alla pagina bianca, al veder scorrere le parole, sentendo, come ha ben descritto Paolo Di Stefano su Il Corriere della Sera di qualche giorno fa, il “formarsi delle lettere sotto i nostri occhi e le nostre dita”.

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Maggiori informazioni su www.festivaldellelettere.it.

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Fonte: Ufficio Stampa Giulia Francioni

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