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Due chiacchiere con… Cristiana Alicata

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Da sempre impegnata politicamente, Cristiana Alicata, ingegnere romano, si batte per un’Italia migliore. Dopo il suo primo romanzo Quattro, e la pubblicazione di un racconto nell’antologia Principesse azzurre da guardare, torna in libreria con Verrai a trovarmi d’inverno… ne abbiamo approfittato per saperne di più…\r\n\r\nTutti I tuoi personaggi per separarsi dalle emozioni si allontanano fisicamente dalle persone che le suscitano. Come mai?\r\nCredo che sia quello che la vita mi ha insegnato. In ogni caso il distacco dei corpi rappresenta solo un’illusione e in ogni caso non ci si separa mai dalle emozioni. Al massimo si riesce a capirle meglio e dirigerne l’energia.\r\n\r\nCome mai hai scelto Pantelleria?\r\nHo cominciato a scrivere lì. Pantelleria è un’isola che sembra essersi formata per la rabbia di una delusione d’amore. E’ dotata di una potenza evocativa che ho trovato solo in due luoghi al mondo: le dolomiti e le Giant’s Causeway, in Irlanda. Mi piaceva l’idea del corpo di Vulcano esploso d’amore che diveniva isola su cui Venere veniva a posarsi. Ogni tanto.\r\n\r\nCos’è la guarigione per te?\r\nNon so. Credo che dall’amore non si guarisca. Chi guarisce non ha amato.\r\n\r\nOgni personaggio fa i conti con importanti mancanze… Sei stata particolarmente ‘spietata’ od oggettiva?\r\nCredo che la mia vita personale, anche quando le storie sono completamente inventate, non riesca a prescindere da se stessa. In ogni caso non è un libro tragico…e questo forse perché da ogni mancanza ho sempre cercato di trarre un pieno con cui colmare i vuoti.\r\n\r\nQuanto hai dato e quanto preso da ognuno di loro?\r\nHo dato ad Elena la curiosità. A Liz la dignità del corpo politico. A Viola la possibilità di vivere anche senza scegliere e senza preoccuparsi dei danni che le proprie azioni procurano agli altri. Al Babbo ho dato tutto quello che darei ad un padre. Anche l’ottusità. A Mattia la cocciutaggine. Ecco, forse Mattia è quello che mi somiglia di più anche se è maschio ed etero… Mattia è emotivamente testardo. Da loro dovevo imparare a guardare la diversità…loro sono diversi da me. Agiscono come io non agirei. Ma l’umanità è bella perché è diversa ed io avevo bisogno di ridirmelo.\r\n\r\nIntervista di: Elena Torre

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