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“Titoli di coda”: intervista a Loris Loddi, attore e doppiatore

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Titoli di coda torna dopo una settimana di stop e ospita un caro amico, un bravissimo attore e un grande doppiatore: Loris Loddi. Il suo curriculum è impressionante quanto la sua conoscenza del settore. L’ho voluto in questa rubrica per disincantarci circa la professione dell’ attore, di cui pochi parlano chiaramente offrendo più spesso un’immagine glamour e idilliaca di questa professione, mentre la realtà è ben diversa. Loris dice “pane al pane vino al vino”: asciutto e pungente.\r\n\r\nTu nasci come attore a 360°, ovvero cinema, teatro, televisione e doppiaggio sono da sempre il tuo pane quotidiano. Cosa significa per te essere attore nel senso pieno del termine? Attore? In Italia viviamo il tempo degli ignobili. Mi spiego: ormai basta finire in un qualsiasi reality perché “gli addetti ai lavori” possano interessarsi a te; e per quanto altri/e si sforzino ad esprimersi su un palcoscenico o in una qualsiasi terribile fiction o filmetto che vedranno in pochi, il concetto di recitazione si è perso. Da noi la deregulation impera in tutti i settori. In molte/i si dannano ad avere un curriculum di tutto rispetto ma serve a poco se poi vediamo, inconfutabilmente che non c’è nessuna volontà da parte di registi o produttori che continuano ad ostinarsi ad investire su la solita bambolotta o cucciolone di turno. Essere attore o attrice in Italia è riservato a pochi, raccomandati preferibilmente. Non vorrei dare un’impressione catastrofica del degrado artistico che stiamo attraversando, ma il termine attore è molto difficile da applicare se si continuano a pontificare i soliti o le solite… idioti/e, e non faccio nomi…\r\n\r\nTu hai iniziato da bambino vestendo i panni di Cesarione in “Cleopatra” accanto ad Elizabeth Taylor. Hai lavorato addirittura a teatro con Luchino Visconti, sino ad arrivare al recente passato che ti vede accanto a Clive Owen in “The International”. Con una tale visione d’insieme, ti domando: a tuo giudizio come si è evoluta (o involuta) la situazione del cinema e della televisione in questi anni? Con uno squalificante chiacchiericcio; posso solo risponderti che sono stato ufficiale al tempo dei generali e non posso diventare soldato al tempo dei caporali.\r\n\r\nCome doppiatore hai prestato la tua voce ad attori del calibro di Brad Pitt (Troy), Patrick Wilson (Watchmen), James Caviezel (La sottile linea rossa), Edward Norton (Stone), Val Kilmer (The Doors e Batman Forever). Solo per citarne alcuni. Molti colleghi o sono solo attori o sono solo doppiatori, come riesci a non farti intrappolare da queste categorie? Sono turisti che si illudono di fare gli attori, tu perdi tempo a parlare con i turisti?\r\n\r\nQuale fra i tuoi lavori di doppiatore ti ha soddisfatto di più? E quale fra i tuoi lavori come attore ti ha dato maggiori soddisfazioni? Michael Sheen già doppiato in The Damned United e adesso nell’ultimo di Woody Allen Midnight in Paris, mentre come attore aver fatto il dott. Vinicio Merli in Mal’aria.\r\n\r\nLa domanda classica che si legge a questo punto in molte interviste è: che consigli daresti a chi vuole intraprendere la carriera dell’attore? Io invece, provocatoriamente ribalto la domanda: quali aspetti di questo lavoro dovrebbero o potrebbero dissuadere una persona dall’intraprendere la carriera di attore? Perdete ogni speranza o voi che entrate.\r\n\r\nPer ulteriori informazioni su Loris Loddi:\r\n\r\nhttp://www.youtube.com/user/lorisloddi\r\n\r\nwww.lorisloddi.it\r\n\r\nRubrica ed intervista a cura di Alessandro Bertolucci\r\n\r\n

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