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Conosciamo meglio Tartaglia Aneuro

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È uscito il 15 dicembre il secondo disco dei visionari TARTAGLIA ANEURO, prodotto da iCompany con il sostegno del progetto “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura – Bando Nuove Opere” promosso da SIAE e Mibact. L’intero disco, contiene 11 brani nei quali spiccano le collaborazioni con Daniele Sepe, O’ Zulù e Ciccio Merolla.

“Oltre” è il vostro nuovo singolo: quali sono le tematiche centrali che avete sottolineato nella canzone?

La tematica centrale è sicuramente l’oltre, rafforzata dal ritornello che recita:”nunn’o vire si nun ce crire” cioè “non lo vedi se non ci credi”; nei nostri percorsi di vita desideriamo molte cose, ma ci crediamo veramente? Siamo sicuri di non avere tutto già a portata di mano? In questa canzone volevamo dichiarare prima a noi stessi e poi al mondo che abbiamo già tutto di fronte, che il credere può materializzare nella vita anche l’inesistente o nascondere l’esistente nel caso opposto, in ogni caso vedi solo ciò in cui credi, poi quando si crede collettivamente in qualcosa quel qualcosa diventa più facilmente verità.

E del vostro disco omonimo uscito qualche giorno fa cosa potete dirci?

Che è stato un disco nato per necessità, una necessità che ha avuto la fortuna di incrociarsi con un bando Siae e con iCompany che ci hanno dato i mezzi per materializzarla, è un percorso che racchiude le nostre vite e come tale si nutre di ironia, interiorità, di rabbia, di voglia di rinascere e di rinascita effettiva, tutte sfumature del nostro modo di porci al percorso. Ci hanno sostenuto in questo tre fratelli maggiori che ci hanno cresciuto con la loro musica e sono: o Zulù, Daniele Sepe e Ciccio Merolla.

In quali aspetti avete cercato di apportare la vostra personalità e ricerca musicale? Quali sono i generi in cui spaziate per la vostra produzione?

Siamo influenzati da tante fonti, dalle musiche tradizionali e dalla World Music, ritmi moderni, psichedelia, rap e melodie provenienti dal pop, soul, metal e tanto altro, ma generalmente da quelle musiche che riteniamo sentite, reali e non fatte in serie per accontentare ascoltatori da supermercato, chiaramente questo rispecchia le nostre personalità che non riescono loro stesse a darsi definizioni e che preferiscono fruire musiche d’artigianato.

Cosa precise significa lavorare nella musica oggi?

È un lavoro che ha varie forme e significa sacrificio, passione, motivazione. A quanto sento dai racconti di chi ha più esperienza di me siamo in un’ epoca dove vivere di musica è diventato più difficile, noi abbiamo fatto una scelta: “o la va o la spacca” e per il momento “la va” e cerchiamo di farla andare sempre “OLTRE”

Pensate che i social network e il web in generale siano importanti per farsi notare oggi?

Per fortuna o per sfortuna sono diventati uno strumento fondamentale per la diffusione, soprattutto per chi fa musica indipendente ma in questo mondo virtuale dove tutti si sentono personaggi pubblici non è semplice farsi notare, per fortuna per quello esiste ancora la vita reale e i live dove si ha la possibilità di toccare le persone con la propria musica e guardare negli occhi chi ti ascolta e si emoziona con quello che fai.

Farete una tournée prossimamente? Potete anticiparci qualcosa?

Abbiamo già fatto bei live dalle nostre parti, come il Lanificio 25 di Napoli, Magazzini Fermi di Aversa e il doppio capodanno di Pozzuoli e Piazza del Plebiscito a Napoli e abbiamo altre date nella nostra regione, poi da marzo inizieremo a girare un po’ lo stivale con Milano, Firenze, Roma, Ancona e stiamo definendo il calendario.

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