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Conosciamo meglio Guido del Monte

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Torna Guido del Monte con un nuovo romanzo che si legge tutto di corsa in una veloce parabola verso il basso fino “Al livello del mare”.

Come e quando nasce Otello il protagonista del romanzo?

Prima è nato Otello, tanti anni fa, quale immagine di colui che a un certo punto della vita gli tocca di diventare adulto visto che la natura lo ha reso grande e grosso, ma che non è attrezzata per farlo pure diventare uomo. Poi è nato il racconto di Otello, pieno di tutte le mascalzonate che combina per agitazione, le lagne che sbrodola per immaturità, le pene che sconta perché c’è una giustizia tutto sommato. Infine è nato un romanzo nella forma di uno sguardo in macchina cinematografico intenso e sincero che spero possa eguagliare almeno un decimo dell’intensità e della sincerità che Jean-Pierre Léaud ci regalò nella scena finale dei 400 COLPI di Truffaut.

Viareggio come scenario. Una Viareggio invernale che pare triste, deserta, abbandonata. Uno specchio dell’animo del protagonista?

Questo è davvero un romanzo invernale. Niente come un posto di mare in inverno offre lo scenario momentaneo dell’abbandono e del deserto a parte forse una grande città il quindici d’agosto. Il fatto che tale scenario sia triste dipende dall’animo di chi l’osserva. Una cosa è certa, torneranno la primavera e l’estate, ma anche qui, il fatto che questo sia allegro dipende dall’animo di chi osserva.

Un protagonista che pare si voglia condannare da solo e affondare sempre di più…

Rotolare non è affondare. Annaspare, dibattersi ancora non sono sprofondare. Il mio protagonista tenta di salire per poi cadere di nuovo in basso. È molto giusto dire che si condanna da solo a vedersi per come è realmente. In un romanzo di formazione c’è sempre il momento in cui il personaggio è spogliato dei vecchi abiti e si trova nudo davanti a tutti in attesa di indossarne di nuovi. Otello è inquadrato da me proprio in questo momento ed ridicolo a volte, tragico e comico altre. In un punto del libro gli faccio dire che se c’è qualcosa che lo riguarda e che deve maturare, ebbene questo qualcosa non sarà una zucca né una pigna. Per questo motivo impatta il suo mondo a testa bassa, per capire in fretta e ripartire.

Nel romanzo c’è una metaforica salita salvo poi lasciarsi andare verso il basso. Perché questo desiderio di non salvarsi?

Più che un desiderio di perdizione c’è la gravità della vita che richiama in basso. Il livello del mare è sia la non-altitudine, sia la non-profondità, esso è la realtà primordiale della vita consapevole del protagonista. Esservi nato non lo solleva dal doverselo di nuovo guadagnare.

Le donne viste dal protagonista come oggetto. Un desiderio di sensazioni e corpi?

I birilli del bowling non sono più oggetti della palla che li sta per colpire rotolando verso di essi. C’è una forza che ha suscitato il desiderio di un impatto. Tutti eravamo oggetti inerti prima di iniziare a giocare, poi le cose si mettono in moto e c’è chi urta e chi è urtato e il fatto che la palla sta rotolando la fa sembrare più “soggetto” del birillo che sta fermo. Ma non è così. La vita nelle sue fasi di trasformazione ci imprime delle accelerazioni che quasi ci sorprendono. Chi ha figli adolescenti, chi passa dallo studio al lavoro, chi sente all’improvviso di essere invecchiato, tutti costoro sanno di che parlo. A tutti tocca a turno di essere la palla o il birillo.

Quanto c’è di biografico nel libro?

AL LIVELLO DEL MARE è un libro vero, non una storia vera. Raccoglie le pulsioni della mia anima così come le mie verità teoriche. Otello sono io, come ero io Francesca ne IL SOUVENIR, Isabella, Olga, Angela, Marta e Vittoria ne LE PROTAGONISTE, Nello, Barbaro e Texas in COSTA WEST. O meglio, sono io come avrei voluto essere e non sono ancora stato.

 

Intervista di: Luca Ramacciotti 

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