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Sugarpie&The Candymen ospiti del nostro format musicale

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 Accompagnato dal singolo “così Splendida” è uscito il nuovo album della band SUGARPIE AND THE CANDYMEN. Il titolo è “Cotton Candy Club”, per ricordare che le radici del gruppo restano sempre ancorate al jazz (il Cotton Club è uno dei più famosi jazz club di New York).

“Così splendida” è il vostro nuovo singolo: quali sono le tematiche centrali che avete sottolineato nella canzone?

“Così splendida” è una canzone leggera all’apparenza, non così leggera nella sostanza. Parla di avere coraggio e fiducia nel proprio futuro, nel costruire qualcosa insieme. E’ anche il primo singolo in italiano che facciamo e la cosa ha un significato speciale per noi…


E del vostro disco “
COTTON CANDY CLUB” cosa potete dirci?

E’ il nostro quinto album, e ci sono un po’ di novità! Innanzitutto da un anno e mezzo abbiamo una nuova Sugarpie, Lara Ferrari. E’ facile immaginare cosa significhi per una band cambiare cantante dopo quasi otto anni: devi riconquistare automatismi, capire cosa funziona meglio e cosa lasciar perdere, insomma la direzione cambia per forza. Lara è stata bravissima a inserirsi in questo gruppo di pazzi, e dopo un naturale rodaggio registrare un album è il modo per dire “Eccoci, siamo ancora noi!”.

La seconda novità è che in questo disco ci sono più canzoni originali, la maggior parte in italiano. Ci siamo messi in gioco un po’ tutti come compositori e arrangiatori e siamo molto felici del risultato!

Ci sono anche sette riarrangiamenti, che sono da sempre il nostro marchio di fabbrica; e questa volta le nostre “cavie” sono state principalmente gruppi rock, dagli anni ’60 (Doors e Jimi Hendrix Experience) agli ’80 (Europe e Bon Jovi) fino ai Nirvana. Ci divertiamo sempre molto a “pasticciare” la musica altrui!


Avete dichiarato che
le radici del gruppo restano sempre ancorate al jazz. In quali aspetti vi siete ispirati alla tradizione del genere e in cosa avete cercato di apportare la vostra personalità e ricerca musicale? Quali sono i generi in cui spaziate per la vostra produzione?

In un certo senso, “apportare la nostra personalità e ricerca musicale” è in se stesso jazz; come nelle grandi formazioni del passato, da Duke a Miles, le individualità del gruppo ne definiscono il suono. E il jazz nasce come musica di sintesi, di fusione tra generi diversi. Poi certamente ci sono noiosi aspetti tecnico-stilistici – il modo di trattare il ritmo, l’armonia, la strumentazione – che testimoniano la nostra appartenenza; ma viviamo nel 2017, non nel 1937, quindi credo che sia naturale che nella nostra musica si trovino elementi di rock, di musica latina, di cantautorato, insomma di tutti i suoni di cui siamo circondati…

 

Cosa significa lavorare nella musica oggi?

Per una band, soprattutto suonare tanto dal vivo! Il cosiddetto “mestiere” è indispensabile e insegna a relazionarsi con un pubblico vero, soprattutto ora che la discografia stenta. Noi facciamo 80/100 concerti l’anno da quasi dieci anni e ci crediamo molto.

Poi crediamo sia fondamentale avere “un suono” e non avere paura di perseguirlo. Scimmiottare qualcun altro può dare dei vantaggi a breve termine, ma non aiuta a sostenere una carriera.

 

Pensate che i social network e il web in generale siano importanti per farsi notare oggi?

Certamente sì! Purtroppo però il meccanismo dei social non sempre aiuta le cose buone a uscire. Troppa gente che sgomita, troppa ricerca della “viralità” a scapito della qualità, troppa importanza ai like. Detto ciò, esserci è fondamentale… A proposito, lo sapete che potete trovarci su www.sugarpieandthecandymen.com e www.facebook.com/sugarpieandthecandymen, vero? 🙂

 

Farete una tournée prossimamente?

Certo! Porteremo il disco in giro per l’Italia e non solo. Potete consultare le nostre date sul nostro sito Web, ma meritano una menzione speciale una settimana allo Half Note di Atene, dal 21 al 27 dicembre, e i cinque giorni a Orvieto per Umbria Jazz Winter, dove festeggeremo Capodanno. Feste non proprio riposanti, ma si preannunciano divertenti… Venite a trovarci!

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