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Incontriamo il maestro di ikebana Lucio Farinelli

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Designer e grafico, laureato in ingegneria edile (ramo architettonico) con master alla Facoltà di Architettura dell’Università di Helsinki. Maestro (Sankyu Shihan) della scuola Sogetsu. Insieme a Luca Ramacciotti porta avanti le attività del Concentus Study Group – Scuola Sogetsu di cui gestisce anche il sito Internet.

Come hai iniziato a studiare ikebana?
Ho iniziato quasi per gioco, seguii un workshop tenuto dalla sensei Lina Alicino all’Istituto di Cultura Giapponese a Roma, ma sapevo pochissimo di questa arte. Era il 2005. Nel 2006 avevo già superato il primo livello assieme a Luca Ramacciotti che ha fatto tutto il percorso di studio con me ed ora dirigiamo il Concentus Study Group ovvero un gruppo ufficialmente riconosciuto dalla scuola Sogetsu a cui apparteniamo.

Ci sono varie scuole?
Sì, le scuole di ikebana sono moltissime. In Italia abbiamo nel Nord la Wafu, in varie regioni d’Italia rappresentanze dell’Ohara ed Ikenobo e poi la Sogetsu che è appunto quella a cui appartengo e per cui faccio i corsi (li abbiamo sia nel Lazio sia in Toscana), dimostrazioni e mostre in tutta Italia.

Perché ci si dovrebbe avvicinare all’ikebana?
Prima di tutto il chi si dovrebbe avvicinare a quest’arte. Sofu Teshigahara (fondatore della nostra scuola) diceva che “tutti possono fare ikebana in qualsiasi luogo e con qualsiasi materiale”. Andava così a sdoganare una certa forma mentis e soprattutto diede maggior spazio alle donne perché l’ikebana era, come tutte le arti giapponesi, di appannaggio quasi esclusivo degli uomini. In Italia invece sono pochi gli uomini che si avvicinano a quest’arte ritenendola, erroneamente, femminile. Anche perché quando si va a segare tronchi, splittare il bambù o cose simili… ci vogliono i muscoli. L’ikebana è un’arte a 360°. E’ vero che noi utilizziamo materiale vegetale, ma alle forme dell’ikebana uniamo la pittura, la scultura, l’arte in generale perché ogni cosa può essere correlata. Il mio gruppo ad esempio ha realizzato ikebana ispirati anche alla cucina, alla moda e al mondo dei profumi (recentemente anche a Pitti Fragranze). Su questi temi siamo diventati un punto di riferimento non solo in Italia, ma anche all’estero come mi ha confermato un mio recente viaggio in Russia. Luca Ramacciotti, ad esempio, lavorando come regista lirico ha avuto anche la possibilità di fare degli ikebana per due sue regie.

Cosa cambia nella vita di una persona quando si fa ikebana?
Prima di tutto lo sguardo sul mondo. Ci accorgiamo di cose della natura che prima ci passavano innanzi agli occhi. Ci si rilassa nel fare ikebana perché ci approcciamo con un’arte, un’estetica, una filosofia, un modo di concepire le forme che è totalmente diversa da quella a cui noi siamo abituati. Impariamo ad accettare la transitorietà delle cose, ad eliminare il superfluo sia fisico sia mentale.

Le caratteristiche del vostro gruppo di ikebanisti.
Credo che a noi ci contraddistingua soprattutto il costante desiderio di metterci in gioco. E questo è percepito da tutti. Abbiamo legato l’ikebana, per la prima volta in Italia, come dicevo prima ad altre forme che vanno dal mondo della moda, all’arte, alla profumeria, ai gioielli, alla cucina ed esposto in luoghi prestigiosi come il MAXXI, l’Ara Pacis, l’Orto Botanico di Roma ed eseguito dimostrazioni sul palco dell’Istituto di Cultura Giapponese dove della scuola Sogetsu solo prima di noi era salita la sensei Lina Alicino che è quella che ci ha diplomato maestri. Lei è stata la fondatrice del primo gruppo Sogetsu in Italia. Dopo di lei siamo stati i primi a realizzare dei workshop internazionali di ikebana. A quello di quest’anno verranno persone non solo dall’Europa, ma da varie parti del mondo. Siamo una squadra unita e ci divertiamo e impegniamo, allo stesso tempo, in questa arte. Lo dimostra anche il fatto che Luca Ramacciotti ha vinto il primo premio di un concorso internazionale bandito dalla scuola Sogetsu e l’incontro che si ebbe con il principe e la principessa Akishino quando fecero una visita ufficiale in Italia.

Progetti per il futuro?
A breve una collaborazione con gli Uffizi a Firenze. Dopo… diciamo che li abbiamo programmati fino al 2022. Questo perché vogliamo avere un approccio professionale a quest’arte. Siamo stati i primi a comprendere l’importanza dei social network e ad utilizzarli quasi tutti, come sia fondamentale saper fotografare bene il nostro lavoro (con le allieve abbiamo fatto dei workshop di fotografia con importanti esponenti di questo settore) e siamo anche gli unici che fanno costantemente ceramica perché è importante che un ikebanista sappia realizzare i propri vasi.

Cosa contraddistingue Lucio Farinelli ikebanista dagli altri?
La Sogetsu introdusse in ikebana lo stile libero. A differenza di altre scuole che hanno stili prefissati da imparare, nella nostra invece ai primi due livelli ci sono due stili da studiare su cui si innestano della variazioni per acquisire l’occhio sulla tridimensionalità, la prospettiva e lo spazio dentro e fuori il contenitori per poi proseguire negli altri livelli con studio di forme, di linee, massa e colore. Un approccio davvero innovativo e moderno che permette ad ognuno di dare un’impronta personale al suo lavoro. Per ciò che riguarda me, dati i miei studi ingegneristici e la mia passione per l’architettura, ho degli ikebana molto strutturati, dall’aspetto “solido” seppure con tutte le regole tipiche dell’ikebana dall’asimmetria, all’equilibrio, alla leggerezza. Ho sempre messo molta attenzione allo studio di quest’arte e questo lo pretendo dai miei allievi. E devo dire che chi ci segue in effetti ha raggiunto davvero ottimi risultati in questo campo ottenendo loro personali riconoscimenti.

Intervista di: Lucrezia Monti

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